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SCHEDE
 
 
 

LEE PRO AUTO-DISK

Un dosatore volumetrico economico che funziona su un principio estremamente semplice, ma che alla prova dei fatti si dimostra affidabile e molto preciso.
IL DOSATORE VOLUMETRICO

E' un fatto universalmente noto che, nel campo della ricarica delle cartucce metalliche per armi, si usi misurare in grani, il peso delle dosi di polvere da sparo, necessarie a preparare i colpi. Ogni produttore di polveri propellenti per armi, o perlomeno la maggior parte, prepara e pubblica, tabelle con sopra indicato le dosi minime e massime di polvere necessaria alla ricarica di molti differenti calibri di proiettile.

Un dosatore volumetrico è un dispositivo meccanico in grado di prelevare ed erogare, da un contenitore di polvere, singole dosi di volume costante. In genere è formato da una contenitore dove viene versata la polvere, nella cui parte inferiore è presente un orifizio che lo collega ad un recipiente mobile. Questo piccolo recipiente, il cui volume interno può essere regolato più o meno finemente dall'operatore, viene portato a diretto contatto con il contenitore, e riempito di polvere per effetto della gravità. Quindi esso viene sottratto dal contenitore e il suo contenuto versato direttamente all'interno del bossolo metallico della cartuccia, o del piattino della bilancia. Dopo di che viene nuovamente riempito dal contenitore principale e il suo contenuto versato all'interno di un altro bossolo e così via.

La singola quantità di polvere erogata da un dosatore volumetrico non è misurata in base al suo peso, ma bensì in base al suo volume. Il suo funzionamento si basa sul principio che per ogni singolo materiale esista una proporzionalità tra peso e volume. Questo principio, che a prima vista potrebbe apparire piuttosto scontato, in realtà non lo è sempre. Al di là di piccole variazioni dovute a temperatura e umidità, può essere sicuramente vero per materiali solidi o liquidi, ma capirete senz'altro che non è altrettanto vero per i gas. Inoltre appare scontato che, trattare le sostanze liquide per volumi, sia molto più semplice che con le sostanze solide. Per questo motivo, ad esempio, all’interno di un comune supermercato, le merci solide vengono quantificate e vendute a peso, mentre le merci liquide vengono quantificate e vendute a volume.

Per capire come funziona un dosatore volumetrico occorre capire la natura della sostanza da dosare, ovvero la polvere. La polvere ha un comportamento che non è assimilabile a quello di un solido, ma neppure a quello di un liquido, e tanto meno a quello di un gas. I materiali granulati, categoria alla quale appartengono le nostre polveri da sparo, hanno caratteristiche assimilabili a quelle dei fluidi newtoniani, ma dissipano la loro energia in maniera molto rapida, e a seconda della loro energia mostrano caratteristiche simili a quelle dei solidi, liquidi e gas.

Agitando il contenitore i granuli che formano la polvere inizieranno a scorrere tra di loro come se fossero un liquido, ma non appena fermeremo il movimento, i granuli cesseranno il loro moto reciproco. Un liquido sottoposto allo stesso trattamento continuerà ad agitarsi per un po’, all'interno del contenitore, prima di fermarsi e raggiungere l’equilibrio. A causa delle gravità la polvere acquista energia quando viene versata all'interno del bicchiere del dosatore, e di conseguenza entrerà con una diversa energia all'interno dell'erogatore. Successivamente, la polvere cadrà all'interno dell'erogatore in maniera sempre costante, spinta dalla gravità e dalla spinta della polvere sopra di essa. E' assai probabile che la prima dose, e magari anche quelle immediatamente successive, possano avere un peso diverso, rispetto a quelle erogate dopo che all'interno del bicchiere si sia raggiunto un certo equilibrio. Sempre per questo motivo, l’azione meccanica di apertura dell’erogatore dovrebbe essere eseguita per quanto possibile con movimento costante, senza strappi o indecisioni, soprattutto quando si chiude l’erogatore. In genere è durante la chiusura dell’erogatore che viene preparata la dose successiva.

All'interno del contenitore che contiene la polvere, la pressione che essa esercita alle varie profondità, non segue un andamento lineare come quella di un liquido, in quanto parte della spinta si scarica sulle pareti. Questa caratteristica impedisce di fatto che l'erogazione della polvere possa essere influenzata dal livello di riempimento del dosatore. Molti consigliano di riempire il bicchiere del dosatore di almeno 3/4, ma questo non è strettamente necessario.

Un liquido assume la forma del contenitore che lo contiene, essendo privo di forma propria. Per quanto riguarda la polvere questo è vero solo parzialmente. Ad esempio, se riempiamo un recipiente con la polvere, ovviamente questa si spargerà in modo da adagiarsi contro pareti inferiore e laterali, prendendo effettivamente la forma del recipiente, ma la sua superficie superiore manterrà una forma irregolare, solitamente una collinetta, anziché livellarsi come un liquido. Inclinando il recipiente di lato, la polvere tenderà a rimanere ferma, fino a quando improvvisamente inizierà a franare di lato. Se a questo punto riporteremo il contenitore diritto, la polvere potrebbe sia rimanere inclinata di lato, sia franare e disporsi in maniera irregolare, a seconda di quanto velocemente compiremo tale operazione, cioè a seconda di quanta energia forniremo alla polvere. Un comportamento alquanto diverso rispetto a quello di un liquido. A seconda della forma dei granelli che compongono la polvere, questa potrebbe creare zone compatte, soggette a frane o sgretolamenti imprevedibili. Questo rende alcune polveri, come ad esempio quelle lamellari, estremamente difficili da dosare, in quanto azionando l'erogatore la polvere potrebbe formare grumi o compattamenti tali da impedire la corretta e costante discesa della polvere all'interno dell'erogatore. Anche la forma dell'erogatore, che determina il volume della singola dose, potrebbe creare problemi di accumuli con conseguenti discese irregolari della polvere al suo interno, facendo variare la quantità di polvere erogata di volta in volta. Alcuni si regolano colpendo leggermente il bicchiere del dosatore. Molti però non conoscendo a fondo il funzionamento del dosatore non si rendono conto che in genere la preparazione della dose, avviene quando si richiude l’erogatore, subito dopo aver erogato la dose precedente.

Infine, agitando il contenitore della polvere, questa può demiscelarsi, e segregarsi in maniera tale che i granuli più grandi si concentrino verso l'alto, mentre i granuli più fini verso il basso. Alla stessa maniera, man mano che travaseremo la nostra polvere all'interno del dosatore, e poi quando al termine della sessione di ricarica la verseremo nuovamente all'interno del barattolo, questa tenderà a dividersi, concentrando i granelli più piccoli e quelli più grandi ai due estremi opposti del barattolo. I granelli più piccoli in genere hanno un ritmo combustivo più veloce rispetto ai granelli più grandi, per cui, oltre ad una differenza di peso della singola dose, questa separazione può portare ad un differente comportamento delle munizioni. Si può ovviare alternando periodi di conservazione del barattolo in maniera normale, a periodi in cui verrà conservato a testa in giù.

Va tenuto conto anche il comportamento della polvere da sparo quando si carica elettrostaticamente. Agitare il barattolo, al fine di mescolare la polvere, prima di una sessione di ricarica non è mai una buona idea. Anche i vari colpi e colpetti che alcuni rifilano al dosatore nella convinzione di migliorarne l’erogazione, possono avere l’effetto di caricare elettrostaticamente la polvere. In virtù della carica elettrostatica, la polvere tende ad essere attirata e ad appiccicarsi alle pareti del contenitore, soprattutto quando esso è fatto di materiale plastico. Ovviamente questo può influire sulla singola dose erogata, in quanto i granelli più periferici si aggrappano alle pareti dell’erogatore, non cadono all’interno del bossolo, ed impediscono ad altri granelli di scendere nell’erogatore nella dose successiva. Man mano che la carica elettrostatica aumenta, le dosi erogate tendono a diminuire.

Inoltre il comportamento della polvere è influenzato da umidità, temperatura, pressione e tempo di stoccaggio. Queste caratteristiche possono dare luogo, a parità di dose volumetrica, a differenze anche sostanziali di peso, non tanto all'interno della stessa sessione di ricarica, che in genere avviene in tempi brevi, ma sicuramente tra due sessioni di ricarica effettuate in tempi o luoghi differenti. Per evitare questo fenomeno, l’operatore non può fare nulla, se non pesare alcune dosi di polvere prima di iniziare a ricaricare, ed eventualmente apportare opportune correzioni alla dose erogata.

IL DOSATORE VOLUMETRICO LEE PRO AUTO-DISK

Si tratta di un dosatore volumetrico economico, dalla componentistica molto semplice, che è apprezzato per le sue doti di affidabilità e regolarità di erogazione delle dosi. La sua principale caratteristica è quella di funzionare in combinazione con la matrice svasatrice del bossolo, sopra la quale deve essere avvitato. E’ utilizzabile e compatibile con qualunque tipo di pressa, pur essendo stato espressamente progettato per la pressa progressiva Lee Pro 1000. In quel caso il dosatore viene azionato tramite una apposita catenella, compresa nella confezione. Se utilizzato su una pressa differente dalla Pro 1000, è lo stesso bossolo, sollevandosi all’interno della matrice svasatrice, ad azionare il meccanismo del dosatore.

Lee Pro Auto-Disk
Il dosatore Pro Auto-Disk della Lee scomposto in tutte le sue parti principali.

Un’altra caratteristica di questo dosatore è quella di funzionare attraverso dischi perforati di dimensioni predefinite. Ogni disco, nella confezione ce ne sono 4 differenti, presenta 6 fori di diametro crescente. Il volume erogato è dato dall'area del cerchio del foro, moltiplicata per lo spessore del tamburo. Accanto ad ogni foro è presente l’indicazione del suo volume interno misurato in centimetri cubi (cc). Allineando il foro scelto all’interno della base, si ottiene l’erogazione del volume di polvere corrispondente al numero. Il bicchiere che contiene la polvere, si fissa alla base metallica attraverso due viti dalla testa godronata, per permettere il veloce cambio del disco. Sul fondo del bicchiere, realizzato in materiale plastico di colore rosso, è presente il foro di passaggio della polvere, che entra direttamente all’interno del foro prescelto del tamburo. La base metallica raccoglie il meccanismo per movimentare il disco. Sotto la base è presente l’attacco filettato per avvitarla all’interno dell’apposita matrice. Essendo studiato per l’uso con le presse progressive, l’attacco è dotato di una ghiera zigrinata che ne permette l’avvitamento senza dover necessariamente ruotare la base per non interferire con le altre matrici montate sulla torretta.

Questo sistema ha l’indubbio vantaggio della semplicità e della assoluta affidabilità. Non ci sono parti meccaniche complicate, viti di regolazione, restringimenti o impedimenti, all’interno del bicchiere, che possano in qualche maniera ostacolare o impedire il passaggio della polvere. Di contro non è possibile regolare finemente la dose, in quanto ogni foro del disco ha un suo preciso volume interno, e non esiste la possibilità di erogare dosi intermedie.

Lee Pro Auto-Disk
Il dosatore Pro Auto-Disk montato sulla torretta della pressa.

Quando si abbassa la leva della pressa per sollevare il pistone, il bossolo entra all’interno della matrice, e con la bocca solleva un cilindro interno che fa scorrere il foro del disco, portandolo ad allinearsi al condotto che comunica direttamente con il condotto della matrice. La dose di polvere contenuta all'interno del foro cade direttamente dentro la bocca del bossolo. Quindi abbassando il pistone il bossolo si ritrae dalla matrice, e una molla riporta il tamburo forato ad allinearsi con il passaggio all'interno del bicchiere, riempiendolo nuovamente per gravità. La dose viene quindi erogata direttamente all’interno del bossolo, con il vantaggio di non doverla travasare a mano. Non è possibile erogare una dose di prova senza inserire un bossolo; a tale scopo è preferibile utilizzare un bossolo appositamente preparato, con il foro dell’innesco chiuso.

Si tratta quindi di un dosatore utilizzabile con profitto soprattutto per la ricarica di calibri per arma corta, dove la regolazione accurata della dose, e l’assoluta costanza di erogazione non ha un’importanza fondamentale, e può essere sacrificata in favore della velocità e della sicurezza di funzionamento. Per quanto riguarda le armi lunghe, dove è preferibile pesare ogni singola dose, un dosatore volumetrico potrebbe essere convenientemente utilizzato per spillare una dose approssimativa, di peso vicino a quello desiderato, per poi aggiungere manualmente la polvere centellinandola fino a raggiungere con precisione la dose esatta in peso.

Lee Pro Auto-Disk
Il dosatore Auto-Disk è più semplice rispetto alla versione Pro.

Sono previsti accessori, da acquistare a parte, che consentono il montaggio di due dischi in serie, in modo da aumentare sia la portata che la regolazione delle dosi, un tamburo di spessore ridotto per erogare dosi particolarmente basse, e uno speciale disco dotato di vite micrometrica in modo da poter regolare in maniera fine le dosi. Purtroppo ho potuto constatare che quest’ultimo marchingegno, denominato “Micrometer Adjustable Charge Bar” introduce una complessità meccanica, che potrebbe, in alcuni casi, ostacolare il flusso di polvere, con conseguenti irregolarità di erogazione. E' in commercio anche la versione “base” del dosatore, denominata semplicemente “Auto-Disk”, che in pratica non è altro che la versione semplificata della versione “Pro”, ed infine esiste anche un kit per trasformarla nella versione base nella versione Pro.

VOLUME SPECIFICO APPARENTE

Solidi e liquidi sono caratterizzati dall’avere una densità, o peso specifico, ovvero il valore della massa (o peso) dell’unità di volume. Per una polvere, così come ad esempio per un materiale spugnoso o per oggetti che contengono cavità, si utilizza il concetto di densità apparente, ovvero la densità calcolata considerando il volume totale occupato dal materiale, compresi gli spazi vuoti. Per una polvere da sparo il valore di densità apparente, in questo caso detta anche densità gravimetrica, non può considerarsi un valore assoluto, ma piuttosto un valore medio o statistico, in quanto fortemente influenzato non solo da umidità, temperatura, pressione e lotto di confezionamento, ma anche dalla disposizione dei singoli granelli che la compongono, che a sua volta, per i volumi piccoli che caratterizzano le dosi per la ricarica, è influenzata dalla forme e dalla dimensione del contenitore.

Pare abbastanza scontato che i granelli che rimangono a contatto con le pareti del contenitore non abbiano la stessa libertà di movimento rispetto a quelli posizionati al centro, e che quindi non riescano a riempire lo spazio a disposizione altrettanto bene. Se il recipiente ha degli spigoli o degli angoli, la polvere a diretto contatto con essi avrà ancora più difficoltà a riempire adeguatamente lo spazio. Per questo motivo la densità gravimetrica misurata per un litro di una polvere da sparo, potrebbe differire, anche in maniera significativa, rispetto alla densità gravimetrica della stessa polvere misurata per un centimetro cubo, o anche meno, in quanto dal punto di vista percentuale, ci saranno molti più granelli periferici appoggiati al bordi e e negli angoli del contenitore. Questo è appunto il caso di una dose tipica di propellente per cartucce. Anche la forma del piccolo contenitore dell’erogatore è importante, in quanto la polvere riempirà meglio un volume cilindrico piuttosto che un volume a base squadrata come un parallelepipedo, pieno di spigoli e angoli. A mio avviso diventa importante misurare il valore di densità apparente in condizioni il più possibile vicine a quelle reali, ovvero utilizzando il proprio dosatore.

Una volta compreso che non è univocamente possibile stabilire un valore esatto della densità gravimetrica di una specifica polvere da sparo, occorre comunque stabilirne un valore che possa essere considerato indicativo, salvo verificarne la veridicità con i propri mezzi. Lo scarno libretto di istruzioni che accompagna il LEE PRO AUTO-DISK contiene una tabella in cui viene indicato il volume specifico (VMD Volume Meausure Density) apparente, misurato in cc/grs (centimetri cubi su grani), delle principali e storiche polveri da sparo presenti nel mercato U.S.A.

Il volume specifico è il reciproco del peso specifico, ovvero è il volume occupato dall’unità di massa (o di peso) del materiale. In questo caso si tratta del volume in centimetri cubi occupato da un singolo grano di quella specifica polvere. Si tratta di una unità molto comoda per calcolare il valore del volume in cc necessario per raggiungere una certa dose in grani della polvere. E’ sufficiente moltiplicare il valore del volume specifico apparente VMD della polvere che si trova in tabella, per la quantità di grani necessari. Ad esempio per ottenere una dose di 5,2 grani di Vihtavuori N-340 (VMD=0.1066) è sufficiente moltiplicare il valore di VMD per 5,2

Volume erogazione (cc) = VMD (cc/grs) * dose polvere (grs) = 0.1066*5,2 = 0,55 cc

A questo punto si sceglie, tra quelli presenti, il disco con il foro di volume più vicino a 0,55 cc (ad esempio 0,53 o 0,57), oppure si tara la vite micrometrica dell’apposito disco.

E’ possibile, anzi, altamente probabile, che la polvere in nostro possesso non sia tra quelle indicate all’interno della tabella allegata al dosatore, per cui non avremo a disposizione il valore di VMD con il quale calcolare il volume del disco da utilizzare per la nostra ricarica. E anche per le poche polveri presenti all'interno delle tabelle, vista la variabilità delle caratteristiche delle polveri tra lotto a lotto, sarebbe preferibile calcolare questo valore ex-novo. Niente paura, il valore di VMD si può semplicemente calcolare dividendo il valore del volume in cc per peso in grani di una qualunque pesata di polvere.

VMD (cc/grs) = Volume (cc) / peso (grs)

Montiamo ad esempio un disco di un volume che potrebbe andare abbastanza bene per il calibro che intendiamo ricaricare. Ad esempio 0,61 cc è una volumetria che potrebbe riempire adeguatamente i bossoli dei calibri da pistola più diffusi, come 9x21 e .45 ACP. A questo punto si eseguono una serie di erogazioni e di pesate, in modo da ricavare il valore medio significativo di quella dose, e si calcola il volume specifico apparente utilizzando la formula riportata sopra. Una volta ottenuto il valore di VMD è possibile trovare il disco più adatto per erogare ogni dose di quella specifica polvere, ricordando comunque di eseguire sempre delle erogazioni e delle pesate prima di iniziare a ricaricare, e di eseguire pesate a campione durante la ricarica vera e propria.

PESARE LE DOSI EROGATE

Ovviamente serve una bilancia, e in questo caso anche un bossolo vuoto, con il foro di vampa chiuso. Il modo più veloce di procedere è quello di prendere un bossolo sparato, riformattarlo, decapsularlo, quindi raccogliere l’innesco spento, e reinserirlo al contrario, in maniera che la parte piatta vada a chiudere il foro di vampa. Quindi pulire bene l’interno, in maniera che i residui precedenti non si mescolino con la polvere appena erogata, e conservare il bossolo per utilizzarlo ogni volta che è necessario.

Come bilancia personalmente utilizzo la Lee Safety Powder Scale, la bilancina più economica (e scarsa) presente sul mercato, che ho trovato compresa all’interno del kit di ricarica che ho acquistato. Qualcuno storcerà il naso, ma personalmente trovo che, a patto di utilizzarla con attenzione, la bilancina della Lee sia più che sufficiente per la ricarica di colpi per arma corta. Se dovessi ricaricare colpi per carabina non ci penserei due volte ad acquistare un attrezzo di migliore qualità, ma per l'utilizzo che ne faccio, la pesata è sufficientemente ripetitiva, e utilizzando dei semplici accorgimenti si arriva a leggere la dose con una tolleranza di circa mezzo decimo di grano. E' sufficiente utilizzare un comune pennarello nero indelebile a punta fine, per segnare sul telaio rosso della bilancia una riga che ricalchi il profilo inclinato del braccio, in modo da utilizzarla come indice per la lettura. Inoltre, quando voglio utilizzare la bilancina per effettuare un certo numero di pesate, mi aiuto con lo smartphone. Ho costruito un piccolo supporto per lo smartphone, in modo che il sensore della fotocamera punti direttamente sull'indice di lettura, in modo da effettuare la lettura direttamente sullo schermo del telefono, utilizzando una applicazione tipo "lente d'ingrandimento". In questa maniera elimino l’eventuale errore di parallasse della lettura, e non affatico la vista.

Lee Safety Powder Scale
Utilizzando un semplice pennarello indelebile a punta fina è possibile migliorare nettamente la precisione della lettura.

Inoltre ho acquistato on-line una bilancina elettronica economica. Quest'ultimo strumento mi ha effettivamente stupito per la sua precisione e versatilità. Anche in questo caso, lo strumento sarebbe forse inadeguato per la ricarica di munizioni per arma lunga. La sensibilità di lettura è di 0.02 grani, ovvero due centesimi di grano, ma questo non significa affatto che la precisione sia di 0.02 grani. E’ lecito aspettarsi una precisione intorno a + o - 0.05 grani. Sempre a patto di utilizzare la bilancia a dovere, questa funziona bene, e la misura è ripetitiva.

Lee Safety Powder Scale
Lo smartphone è utile per eseguire le letture
senza affaticare troppo la vista.

Sia utilizzando la bilancia meccanica, ma soprattutto quella digitale, occorre prestare attenzione. Si sta parlando di sensibilità dell'ordine di milligrammi; un decimo di grano, tolleranza ritenuta più che sufficiente per la ricarica per arma corta, equivale a 0,00647 grammi, ovvero poco più di 6 milligrammi! Persino il nostro respiro può far muovere la bilancia. Una finestra aperta, camminare nella stanza, posare un oggetto sul tavolo, cambiare la posizione dell'oggetto sul piatto, o spostare leggermente la sede della bilancia possono influenzare la lettura. Tutti questi fenomeni sono assolutamente visibili utilizzando la bilancia meccanica, in quanto si vedrà il braccio che continua a dondolare leggermente senza riuscire a fermarsi, mentre quando si utilizza la bilancia digitale si noteranno i numeri cambiare di continuo, e si potrebbe pensare ad un malfunzionamento. Parte della cattiva fama che hanno le bilance digitali è dovuta proprio all'errato modo di utilizzarle e di valutarne le letture. Occorre conservare le bilance con cura, e azzerarle ogni volta che si utilizzano. La bilancia digitale necessita di un certo tempo, generalmente 30 o 60 secondi per fare stabilizzare il sensore, prima di tararla o iniziare a utilizzarla. Può anche essere necessario azzerarla, durante una serie di pesate.

Di seguito trovare delle tabelle di comparazione tra le pesate ottenute con la bilancina digitale e quella analogica Lee. I valori coincidono con una precisione più che sufficiente per le nostre necessità.

Polvere Cheddite Granular S grossa. Tamburo 0,66 cc.
Pesata N.ro
Bilancia Digitale
Bilancia Analogica Lee
1
5,70
5,70
2
5,76
5,70
3
5,74
5,70
4
5,70
5,65
5
5,78
5,75

Polvere Fiocchi Frex Yellow. Tamburo 0,53 cc.
Pesata N.ro
Bilancia Digitale
Bilancia Analogica Lee
1
4,96
4,90
2
4,92
4,85
3
4,88
4,85
4
4,88
4,80
5
4,88
4,85

Polvere Fiocchi Frex Green. Tamburo 0,53 cc.
Pesata N.ro
Bilancia Digitale
Bilancia Analogica Lee
1
5,24
5,25
2
5,30
5,25
3
5,30
5,30
4
5,30
5,30
5
5,38
5,30

bilancia balistica digitale
Una bilancina digitale, sebbene economica funziona decisamente bene.

Tengo a precisare, al di là del fatto che troverete sempre persone che consigliano di pesare in maniera maniacale ogni singola dose di polvere, che questa pratica non è assolutamente necessaria, quando si parla di ricarica delle più diffuse munizioni per arma corta. Possono fare eccezione la ricarica di calibri estremamente piccoli, all’interno dei quali la dose di polvere è molto ridotta, oppure le ricariche più estreme delle munizioni Magnum. Per il resto uno scarto di 2 due o 3 decimi di grano, impensabile anche utilizzando strumenti economici, su calibri come 9x21 o .45 ACP, non pregiudica la sicurezza, e per quanto riguarda il classico tiratore della domenica, neppure la precisione. Quando si pratica tiro di precisione a 25 metri e si infilano costantemente tutti i colpi all’interno del nove e del 10, produrre munizioni più precise possibile ha un certo senso. Ma fino a quando si continua a spruzzare il bersaglio, bruciando 200 colpi in mezz'ora, è meglio investire tempo e denaro sull’allenamento e sulla tecnica di tiro, piuttosto che cercare di produrre munizioni perfette.

Al contrario dedicare una cura eccessivamente maniacale ad alcuni aspetti della ricarica, potrebbe portare ad allungare inutilmente i tempi. Come conseguenza alcuni potrebbero cercare di velocizzare altre fasi della ricarica, ritenute erroneamente meno importanti. O peggio essere portati a commettere errori grossolani per stanchezza, noia o fretta di terminare il lavoro. Il tutto a discapito della sicurezza. Una doppia dose di polvere, o anche una mancata erogazione potrebbero portare a conseguenze spiacevoli e pericolose, che non hanno niente a che vedere con l’aver utilizzato dosi che si discostano di un paio di decimi di grano l’una dall’altra, o dall’aver inserito la palla leggermente di sbieco. E' preferibile trovare una metodologia di ricarica snella, veloce, ma sicura, che ci consenta di controllarne sia visivamente che meccanicamente ogni fase, come la corretta erogazione della polvere, l’effettivo riempimento del bossolo, il tipo di palla utilizzata, la correttezza del montaggio e delle quote delle cartucce prodotte. Travasare ogni singola dose dalla bilancia ai bossoli, come anche inventarsi sistemi e strumenti per posizionare la palla perfettamente in asse con la bocca del bossolo, aumentano il numero di operazioni da compiere e quindi la possibilità di commettere errori banali ma molto pericolosi. E oltretutto non ha molto senso se una volta al poligono si piazza il bersaglio a 10 metri e si sparano caricatori a raffica. E' meglio fare solo lo stretto necessario, ma farlo bene, mantenendo sempre alta la concentrazione.
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Commenti

Fabrizio
14 Apr 2017, 10:27
Avevo scaricato una app. Per il mio hipone "reloader vmd" dove avendo il valore vmd ti cosigliava che disco usare per la pressa della lee,non ero mai riuscito a usarlo fino a oggi!
Grazie per avermi spiegato come si calcola il famigerato vmd!!!!!!
Alessandro
31 Dic 2016, 19:16
E' una Air Arms S400 con una calciatura artigianale Ginb. non credo si trovino più, a quanto mi risulta l'attività è cessata da un paio di anni.

ciao
Alessandro
Fabrizio
30 Dic 2016, 22:01
Complimenti bellissimo sito sul quale imparare molte cose.
Vorrei se possibile un informazione; nella vostra home page lato destro tra la E e la F c'è una foto di una carabina con una bellissima calciatura di quale modello si tratta?
Grazie e Buon Anno
Fabrizio Marrazzo
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