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AGGIUSTIAMO LA MIRA

Cosa fare se la vostra pistola con le mire fisse non colpisce esattamente il punto mirato? Vediamo come ritoccare le mire dell'arma e il corretto utilizzo del brunitore a freddo per rendere invisibile la modifica.
La stragrande maggioranza delle pistole da difesa o servizio monta mire di tipo fisso. Le mire fisse, in genere sono più robuste, e non danno problemi di staratura. Anche moltissime pistole destinate a diverse discipline di tiro dinamico montano mire fisse, ed inoltre molti appassionati utilizzano armi con le mire fisse per la comune pratica del tiro a segno informale al poligono. Il motivo di questa scelta, che di primo acchito potrebbe sembrare incoerente, sta nel fatto che molto spesso le armi militari o di servizio, sono anche quelle più famose ed interessanti da possedere ed utilizzare.

Una cosa piuttosto frustrante è quella di non riuscire a colpire il punto mirato quando si spara al poligono con la propria arma. Senza contare che, anche se l’arma è destinata alla difesa, personale o abitativa, nonostante le ridotte distanze di ingaggio, è preferibile che le mire siano perfettamente azzerate. Già in condizioni di stress anche a distanza ridotta sparare con precisione è difficile, figuriamoci se la nostra arma tende a sparare a sinistra, a destra, in alto o in basso, anziché nel punto mirato.

Se le mire sono regolabili, il problema non si pone, è sufficiente regolare la mira direttamente sulla linea di tiro, fino a quando non si riesce ad attingere al centro del bersaglio. Se al contrario le mire sono fisse, modificare il punto di impatto potrebbe non essere così semplice. Se il problema sta nella deriva, ovvero il punto di impatto risulta essere a destra o a sinistra del punto mirato, e almeno uno dei due organi di mira è innestato a coda di rondine, in genere almeno la tacca lo è quasi sempre , è sufficiente spostarlo della giusta quantità e nella giusta direzione. Si tratta di una operazione più complicata, rispetto a ruotare la vite di regolazione con il cacciavite, per cui difficilmente potremo eseguirla direttamente sulla linea di mira.

Va sempre tenuto conto che il punto di impatto del proiettile dipende anche dalla munizione che utilizziamo. Se cambiamo marca e tipo di munizione commerciale, o polvere, dosi ed ogive in caso di ricarica, probabilmente saremmo costretti ad azzerare nuovamente le mire della pistola. Per esperienza personale posso dire che il calibro 9x21, ad esempio, è poco sensibile a questo problema, e che cambiando il tipo di munizione, il punto di impatto varia, ma non in maniera consistente. Al contrario il relativamente lento e pesante .45 ACP è molto più sensibile all’utilizzo di munizionamenti differenti. Quindi prima di accingervi a modificare l’azzeramento della vostra arma, scegliete con cura il tipo di munizionamento che desiderate utilizzare. Soprattutto se decidete di destinare l'arma alla difesa, fate numerose prove per verificarne l’affidabilità con le munizioni scelte, perché una volta azzerate le mire per quel dato proiettile dovrete necessariamente continuare ad utilizzare quello.

Inoltre, l’alloggiamento a coda di rondine della pistola potrà essere più o meno stretto, per cui la mira stessa potrebbe muoversi abbastanza agevolmente, permettendovi di operare a casa per mezzo di un piccolo martelletto di plastica dura o interponendo tra mira e martello un tassello di legno. Oppure essere talmente serrato da richiedere l’intervento di un armiere, che sposterà la mira mediante l’utilizzo di un utensile in rame o ottone dopo aver bloccato l’arma in morsa. Per cui dovremmo avere un’idea precisa di quanto e da che parte muovere la tacca di mira, in maniera da arrivare dall’armiere con indicazioni precise.

E’ necessario perciò provvedere a sparare una serie di colpi mirando al centro del bersaglio ad una distanza nota, e una volta verificato quale sia con esattezza il centro della rosata ottenuta, misurarne la distanza rispetto al punto mirato. La regola generale dice che occorre spostare la tacca di mira nella direzione in cui si vuole spostare il punto di impatto, ovvero nel verso contrario all’errore. Ad esempio, se tiro troppo a destra dovrò spostare la tacca di mira verso sinistra. Se si agisce sul mirino occorre ragionare al contrario, ovvero spostare il mirino nel verso in cui avviene l’errore, quindi, se sparo troppo a destra, dovrò spostare il mirino più a destra.

Per prima cosa occorre calcolare di quanto dobbiamo spostare o modificare il nostro organo di mira al fine di ottenere lo scostamento del punto di impatto desiderato. A tal fine utilizzo la seguente formula, ricavata da una banale equivalenza:

M = S * L / D

Dove:

M = Modifica o spostamento dell’organo di mira (mm)
S = Spostamento del punto d’impatto desiderato (cm)
L = Lunghezza linea di mira (mm)
D = Distanza di tiro (cm)

Ad esempio, supponiamo che con la nostra pistola, mirando al centro del bersaglio, posto alla distanza di 25 metri, otteniamo gruppi spostati a sinistra di 8 centimetri. La lunghezza della linea di mira della nostra pistola è di 155 mm. Applicando la formula precedente otterremo:

M = 8 * 155 / 2500 = 0,5 mm

Ovvero dovremo spostare la tacca di mira verso destra di 5 decimi di millimetro. In alternativa, se anche il mirino fosse innestato a coda di rondine, dovremmo spostare il mirino di 5 decimi di millimetro, ma verso sinistra.

Uno dei sistemi più utilizzati per spostare le mire innestate a coda di rondine con una certa precisione è quello di tracciare una sottile linea di riferimento con una matita tra la tacca e il carrello. Una volta spostata la tacca di mira lungo la coda di rondine, misurando la distanza tra le due estremità della linea, che in virtù dello spostamento si saranno separate, si avrà l’esatta quantità della traslazione.

Tutto sommato traslare una mira all’interno della sua fresatura a coda di rondine, anche se a volte non è semplice, è comunque una procedura reversibile. Ma se per caso si rendesse necessario agire sull’alzo, ovvero alzare o abbassare il punto di impatto del proiettile, come si deve procedere?

Anche in questo caso esiste un sistema del tutto reversibile, sempre a patto che le mire, o perlomeno una delle due, siano innestate a coda di rondine. Cambiare la mira con una di differente altezza. E qui ci dobbiamo scontrare con una ben triste realtà; chi vive negli States ha l’imbarazzo della scelta, mentre noi italiani, di scelta ne abbiamo ben poca. Il mercato di accessori e ricambi è probabilmente poco attraente per gli importatori, per cui dalle nostre parti è sempre un po’ complicato procurarsi accessori e parti di ricambio. Perlomeno non abbiamo l’abbondanza di scelta che hanno gli americani. Sul mercato U.S.A. esistono mirini o tacche di mira di differenti altezze, adatti a tutte le fresature a coda di rondine presenti sul mercato. Per cui di sicuro esiste anche il mirino adatto alle nostre esigenze, il problema al più sarà quello di riuscire a procurarselo in Italia.

In genere la misura del mirino si esprime in millesimi di pollice. Niente paura, un pollice misura 25,4 millimetri. Per cui 10 millesimi di pollice (.010”) corrispondono a poco più di 2,5 decimi di millimetro (0,25 mm). Ad esempio una mirino di altezza di .200 pollici, sarà più alto di mezzo millimetro di uno che misura .180 pollici. Ancora una volta il calcolo è semplice.

Supponiamo che la nostra pistola, che ha una linea di mira di 155 mm, produca rosate di 8 cm più basse rispetto al punto mirato alla distanza di tiro di 25 metri. Applichiamo la consueta formula.

M = 8 * 155 / 2500 = 0,5 mm

Ovvero dovremo montare un mirino di 0,5 mm, più basso. Dividiamo il risultato per 25,4 e otterremo che in pollici il valore è di circa .020.

Ora, supponiamo che misurando l’altezza della lama del mirino partendo dalla base con un calibro otteniamo circa 4,7 mm. Dividiamo per 25,4 ed otteniamo .185 pollici. Dovremo quindi cercare nei cataloghi on-line, un mirino di altezza .165 pollici, che abbia le giusta misura dell’innesto a coda di rondine. A seconda di marca e modello della pistola non dovrebbe essere difficile individuare quali siano le misure della nostra coda di rondine, e ordinare il mirino giusto, sperando che qualche venditore d’oltreoceano sia disposto a spedirlo in Italia.

Per quanto riguarda l’alzo vale la stessa regola vista per la deriva. Se si agisce sul mirino occorre compensare in direzione dell’errore, ovvero un tiro troppo alto necessita di un mirino più alto, e un tiro troppo basso necessita di un mirino più basso. Se si preferisce agire sulla tacca di mira vale il contrario, ovvero compensare nella direzione della correzione, quindi un tiro troppo alto necessita di una tacca più bassa e viceversa. Esistono in commercio anche mirini “grezzi”, di forma rettangolare, che possono essere portati alla misura desiderata e sagomati a piacimento, ovviamente utilizzando un lima.

L’utilizzo della lima, è appunto l’ultima possibilità, se proprio non si riesce a trovare in commercio la mira di ricambio giusta. Se la pistola spara troppo in basso dovremo limare il mirino, mentre se spara troppo in alto, limeremo la tacca di mira, abbassando anche l'apertura della finestra, in maniera da ripristinarne le giuste proporzioni. Mi raccomando però, in questo caso la modifica sarà definitiva, per cui vale il detto, “misura due volte e taglia una”. Inoltre dovrete essere più che certi che da quel momento in poi utilizzerete sempre quel determinato tipo di proiettile.

Se la mira è innestata a coda di rondine, e non si trovano mire compatibili di differente altezza, probabilmente sarà comunque possibile ordinare in armeria una mira di ricambio identica a quella montata, e quindi limare quella di ricambio, in modo da preservare l’originale e ritornare in qualunque momento alla configurazione che aveva l’arma di serie.

Inutile dire che, se si deve necessariamente far ricorso alla lima, occorre procedere con cautela. Se il mirino è fisso e non è possibile rimuoverlo è necessario mascherare l’intera arma con dell’abbondante nastro da carrozziere, meglio se con più strati, in modo da prevenire l’eventuale scivolamento della lima. Sempre in questo caso, è preferibile non arrivare subito alla misura, ma procedere per gradi, provando l’arma al poligono dopo ogni modifica. Una volta terminato il lavoro è possibile annerire le mire utilizzando della comune vernice nera, o un brunitore a freddo. In genere il brunitore a freddo è una pessima idea, se utilizzato per ritoccare graffi o zone sbrunite dell’arma, ma se si tratta di brunire l’intero pezzo, o un’intera area ben delimitata da bordi e angoli, si può riuscire a fare un ottimo lavoro. Utilizzando la tecnica giusta, la brunitura a freddo sarà nera, bella, resistente e duratura come quella di serie. La vernice invece, verrà quasi sicuramente asportata la prima volta che puliremo l’arma a fondo per mezzo di un solvente.

IL BRUNITORE A FREDDO

Innanzitutto va specificato che non tutti i brunitori a freddo sono uguali tra di loro. Anche lo stesso brunitore, nella stessa identica confezione, acquistato in tempi diversi, potrebbe avere un contenuto differente. La formulazione di questi prodotti subisce continui mutamenti nel tempo, in quanto molte delle sostanze che li compongono sono considerate nocive e dannose per l’uomo e l’ambiente. E man mano che tali sostanze vengono rese illegali, la formula deve necessariamente essere modificata. Con il passare del tempo vengono rilasciati sul mercato brunitori sempre più innocui, ma anche decisamente meno efficaci. Senza contare poi che ogni prodotto contiene una formulazione differente, e quindi sarà differente la reazione che ha con il metallo.

Tutti i brunitori a freddo però hanno una caratteristica comune, ovvero quella di trasformare un innocuo graffio in un vero e proprio disastro. La sostanza, infatti, il più delle volte aggredisce anche la brunitura esistente e reagisce in maniera differente a seconda del tipo di acciaio su cui si applica. La maggior parte delle volte il nostro graffio non solo sarà ancora ben visibile, ma addirittura evidenziato da un alone di colore nero scuro che si forma sulla brunitura esistente. Qualche volta il brunitore non solo non riesce ad attecchire sul metallo, ma addirittura potrebbe portare via la brunitura con cui viene a contatto, per cui ci si ritrova con il graffio e una macchia biancastra tutto intorno. A me personalmente sono successe entrambe le cose, per cui consiglio vivamente di tenere gli eventuali graffi e abrasioni così come sono, piuttosto che tentare improbabili ritocchi. Prima o poi, tutte le armi si graffiano, è inevitabile. Se proprio non resistete alla necessità di ritoccare il graffio, fate prima qualche prova su un altro pezzo, o su una parte nascosta dell’arma, per vedere quale è la reazione del prodotto sulla brunitura esistente.


UN ESEMPIO PRATICO

La mia STI Spartan in calibro .45 ACP, sebbene sia un’arma estremamente precisa, e possieda una tacca di mira regolabile di ottima fattura, ha da sempre avuto il difetto di sparare troppo alto. A 25 metri di distanza, con la tacca completamente abbassata, occorre mirare alla base del bersaglio per attingere al centro. Il che, se si utilizza l’arma per il solo tiro a segno, può andare più che bene. Ma se si desidera farne un utilizzo più versatile, sarebbe preferibile riuscire ad attingere esattamente al punto mirato.

Come se non bastasse il mirino originale era stato tagliato male, e la sua superficie superiore era inclinata da un lato. Di conseguenza quando veniva traguardato attraverso la tacca di mira si vedeva completamente storto. L'effetto era piuttosto spiacevole.

Ho cercato per un po’ di tempo un mirino di ricambio più alto, con lo stesso attacco a coda di rondine, da montare al posto di quello originale, in modo da risolvere entrambi i problemi, in un sol colpo. Spulciando i vari cataloghi dei prodotti disponibili in Italia ho sempre trovato mirini non compatibili, oppure troppo bassi. Alla fine ho deciso di ritoccare il mirino originale, ed abbassare la tacca di mira. A tal fine, la foglietta della tacca di mira può essere facilmente rimossa dall’arma semplicemente svitando la vite di regolazione della deriva. Una bella comodità. Mentre il mirino, come già detto, è innestato a coda di rondine.

Lo scopo è quello di guadagnare, o meglio di perdere, dieci centimetri di alzo a 25 metri. La linea di mira misura esattamente 167 mm. Applicando la formula vista prima ho ottenuto:

M = S * L / D = 10 * 167 / 2500 = 0,67 ~ 0,7 mm

Questa è la misura di cui è necessario abbassare la tacca di mira, alla quale andrà aggiunta la perdita di altezza del mirino a seguito del ritocco. Per prima cosa quindi ho estratto il mirino, ne ho misurato l’altezza con un calibro, e con una piccola lima ne ho pareggiato la superficie superiore. Non appena ho ripristinato la giusta simmetria ho misurato nuovamente il mirino. In totale il mirino è risultato più basso di poco meno di un decimo di millimetro.

Modifica mirino
Il mirino dopo il ritocco alla superficie superiore.
La macrofotrografia mette in evidenza i difetti della brunitura,
che dal vivo non sono poi così visibili.

Per cui dovrò abbassare la tacca di mira di 8 decimi di millimetro. Contemporaneamente dovrò abbassare anche lo scasso della finestra della stessa misura, per non modificare troppo la proporzione tra le mire. Siccome il mirino monta un riferimento colorato in fibra, è preferibile riprodurre, per quanto possibile, lo scasso originale della finestra, per non parzializzare la visione del punto colorato.

Una volta sfilata la foglietta misuro l’altezza totale del pezzo, che in questa caso è di 11 millimetri esatti. Dovrò limare la sua parte superiore sino ad arrivare a 10,2 mm in totale.

Modifica tacca di mira

Con lima e carta abrasiva asporto gli 8 decimi richiesti, ed una volta arrivato a misura abbasso anche la tacca della finestra. Per farlo ho utilizzato una striscia di carta abrasiva tagliata a misura. Rifinisco la mira utilizzando una carta abrasiva di grana numero 240. Si tratta di una grana medio grossa. Siccome il resto della tacca ha una finitura molto grezza, dovuta appunto alla parcherizzazione, la finitura grossolana data dalla carta abrasiva, unita ad un bagno di brunitura in tempi ridotti dovrebbe riuscire a replicare abbastanza fedelmente la finitura originale.

Modifica tacca di mira

A questo punto lavo abbondantemente il pezzo con un diluente alla nitro. Devo rimuovere ogni traccia di residuo della lavorazione e di unto lasciato dall’olio e dalle mani, prima di poter utilizzare il brunitore.

Modifica tacca di mira

Adesso devo brunire entrambi i pezzi. Inizierò con la tacca di mira. In foto vedete l’occorrente; il brunitore a freddo, un bicchiere di acqua del rubinetto, un pennellino a testa piatta, con cui strofinare il pezzo durante il bagno (secondo le istruzioni sulla confezione del brunitore), una pinza o una graffetta metallica per evitare di toccare con le mani il pezzo sgrassato, i tappi di bottiglia da usare come contenitori per il bagno di brunitura, e una siringa per dosare il brunitore e l'acqua. Contrariamente a quanto scritto nel riquadro, con questo particolare prodotto ho ottenuto anche buoni risultati nei ritocchi. I ritocchi, in ogni caso, non vengono altrettanto bene e non sono duraturi quanto la brunitura per immersione dell’intero pezzo.

Brunitore a freddo

La graffetta metallica mi aiuterà a muovere il pezzo senza toccarlo con le mani. Lo farò prima asciugare, il diluente nitro evapora in fretta, e poi lo immergerò nella soluzione brunitrice.

Modifica tacca di mira

Quindi preparo il brunitore, versandone una certa quantità dentro ad un comune tappo di plastica di misura adeguata. A seconda del prodotto che si possiede, potrebbe essere necessario utilizzarlo puro o diluito in acqua del rubinetto. In genere però va usato diluito, se si intende brunire il pezzo per immersione. Nel mio caso occorrono una parte di brunitore e tre di acqua. Per riempire il tappo dell’acqua minerale occorrono 15 ml di brunitore e 45 ml di acqua.

Modifica tacca di mira

A questo punto immergo il pezzo. Come vedete ne rimane una parte fuori dal bagno, ma non me ne preoccupo, si tratta della parte interna che non sarà visibile una volta montata. Il brunitore diluito agisce più lentamente ma restituisce un risultato migliore, più profondo e duraturo. Le istruzioni dicono che occorrono solo tre minuti per brunire un pezzo, ma facendo delle prove, ho potuto constatare che potrebbero volercene almeno 15, se non di più, per ottenere un bel colore nero e profondo. Nel mio caso però voglio ottenere un colore grigio opaco grezzo, come il resto del pezzo, che è parcherizzato. Dopo un minuto di bagno estraggo il pezzo, per vedere se la colorazione procede in maniera uniforme. Se il pezzo non è pulito bene, potrebbero formarsi delle macchie. In questo caso ho notato delle macchie, per cui ho nuovamente pulito il pezzo, strofinandolo bene con diluente nitro e un cotton fioc. Quindi ho anche ritoccato la macchia più chiara con una goccia di liquido presa direttamente dal bagno di brunitura e quando la macchia ha ottenuto una colorazione simile al resto del pezzo l'ho rimesso a bagno per altri 2 minuti.

Modifica tacca di mira

I brunitori non sono tutti uguali, e la reazione è differente. In questo caso il liquido non cambia colore durante il processo di brunitura. Ho avuto esperienza con un brunitore che diventava rossastro, mentre un altro passava da azzurro a verde. Alcuni brunitori ricoprono il pezzo di una patina nerissima che poi andrà lavata via, altri no. Per esperienza vi dico già che potreste ritrovarvi con il pezzo quasi completamente bianco, anziché nero. Fate prima delle prove con altri oggetti bruniti di scarso valore, come viti e bulloni.

Dopo altri 2 minuti ho tolto la tacca dall’acido e l'ho immersa in abbondante acqua per far cessare la reazione chimica.

Modifica tacca di mira

Quindi l'ho pulita bene dall’eventuale nero in eccesso con un panno.

Modifica tacca di mira

E finisco spruzzando abbondante olio.

Modifica tacca di mira

Ecco il risultato finale.

Modifica tacca di mira

Ho volutamente lasciato la superficie limata grezza, in maniera da ottenere una brunitura opaca e ruvida, simile alla parcherizzazione dell’arma. In questo caso il brunitore è stato perfetto, e la differenza di superficie non si nota quasi. Se avessi lucidato la superficie e tenuto il pezzo a bagno più a lungo, avrei ottenuto una superficie nera e lucida, e molto probabilmente si sarebbe vista la differenza rieptto al resto del pezzo. Il brunitore non ha intaccato la parcherizzazione sottostante, ma al contrario l’ha rinnovata, riempiendo le piccole parti che l’avevano persa per usura. Come ho già detto non è sempre così, meglio fare diverse prove prima di immergere il pezzo.

Modifica tacca di mira
Modifica tacca di mira

A questo punto non mi resta che brunire il mirino. In questo caso il pezzo era già brunito, e non parcherizzato, quindi voglio farlo diventare di un bel colore nero intenso. Per esperienza il pezzo diventerà nero dopo 3-4 minuti, ma per prendere un colore nero uniforme e intenso dovrà stare a bagno fino a 15-20 minuti. Dopo averlo pulito con il diluente alla nitro, ho utilizzato la pinza per non toccarlo con le mani.

Modifica mirino

Appena la parte chiara è diventata nera, dopo circa 3-4 minuti, l'ho estratto dal bagno, per verificare la presenza di macchie dovute a sporco e unto. Eventualmente lo avrei pulito di nuovo con il diluente nitro. Questo controllo è abbastanza importante, perché la brunitura non attacca sul grasso e se non si pulisce bene il pezzo verrà fuori a macchie. Come potete vedere ho lasciato la fibra nel mirino. Il brunitore non attacca la fibra colorata, ma il diluente si, per cui ho dovuto fare molta attenzione quando l’ho sgrassato. Una volta verificato che non si siano formate macchie, l'ho rimesso a bagno per altri 10 o 15 minuti.

Modifica mirino
Il mirino finito. A parte la polvere che si è depositata, evidenziata dalla macrofotografia, si confronti questa, con la prima foto in alto dell'articolo, che mostra il mirino come era in origine. La colorazione e la profondità della nuova brunitura è decisamente migliore rispetto a quella originale.

Ed ecco il mirino finito e montato. Continua a non essere una bellezza, ma adesso perlomeno è di un colore nero scuro e soprattutto è diritto. La brunitura ottenuta per immersione, anche se fatta con un semplice brunitore a freddo, ha una durata pressoché illimitata, ed è ottima per tutte le piccole parti della pistola, come appunto le mire.

Modifica mirino
Modifica mirino

Dopo l’intervento, la pistola attinge esattamente il punto mirato, alla distanza di 25 metri, seppure con la tacca di mira completamente abbassata. Spostandomi ai 15 metri, una distanza più consona al tiro rapido, la situazione è maggiormente favorevole, e posso addirittura alzare leggermente la tacca di qualche click. In questo caso, essendo la tacca di mira regolabile, non ho ritenuto necessario procedere per gradi, in quanto anche se avessi limato troppo materiale non sarebbe stato un grosso problema.

Rosata STI Spartan
Spettacolare raggruppamento di 4 colpi ottenuto alla distanza di 25 metri.

Alessandro (2017)


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