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SCHEDE
 
 
 

IL SISTEMA DI CHIUSURA BROWNING NELLE PISTOLE SEMIAUTOMATICHE

Una piccola disgressione nel mondo delle armi da fuoco. Come funziona una pistola semiautomatica? Analizziamo il sistema con il quale una pistola riesce a sparare il proiettile, rimanendo ben chiusa, per poi aprirsi automaticamente, al fine di caricare il colpo successivo. E' il sistema di chiusura ideato da Jonh Moses Browning, che dopo oltre 100 anni non è ancora cambiato, o quasi.
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Sistema Sig Petter (Sig P210, CZ 75 e sue derivate, Tanfoglio, Sphinx, Bren Ten)
Sig P210-6
Una Sig P210. L’arma è considerata la pistola militare più precisa del mondo.
Questo sistema di chiusura, o meglio di svincolo tra canna e carrello, viene attribuito allo svizzero Charles Petter, il quale progettò la pistola d'ordinanza francese modele 1935 A, la quale a sua volta servì alla Sig come base di partenza per lo sviluppo della P210, considerata la pistola militare più precisa e costosa al mondo. E' curioso notare come la pistola ideata da Charles Petter, al contrario della successiva Sig P210, utilizzava invece un comunissimo sistema di chiusura Browning con la biella di svincolo sotto la canna. Il sistema venne poi ripreso anche dalla Cecoslovacca CZ 75, e da tutte le sue copie occidentali. In pratica il sistema Petter non differisce quasi per nulla da quello ideato dallo stesso Browning per la HP 35.
CZ 75B
La CZ 75 smontata. Rispetto alla HP 35, l’unica differenza apprezzabile è che il piano di scorrimento responsabile della svincolo tra canna e carrello è stato chiuso nella parte sottostante fino a diventare un’asola. Tutto qui? Non proprio, c’è un’altra differenza, non da poco.
Sig P210
Questa è la canna della Sig P201. Rispetto alla CZ 75 la Sig ha una sofisticata complicazione meccanica in più. L’asola si sblocco della chiusura è fresata in due parti, in modo che all’interno vi possa alloggiare l’asta guida molla, che viene anch’essa bloccata dal perno della leva dell’hold-open
Esattamente come nel sistema Browning, il vincolo tra canna e carrello è ottenuto dall’incastro dei tenoni semicircolari presenti sopra la canna nei relativi recessi ricavati nel carrello. Ed esattamente come prima, lo svincolo è ottenuto da un piano di scorrimento sotto la camera di cartuccia, sul perno della leva dell’hold–open. Esattamente come prima il piano è orizzontale nel primo tratto per poi inclinarsi verso la fine. La differenza è che con il sistema adottato dalla Sig P210, e poi ripreso dalla CZ75, questo piano inclinato è richiuso su se stesso nella parte inferiore, fino a formare un’asola. Questo conferisce, in teoria, una robustezza e precisione leggermente superiori.
CZ 75 SP-01
Carrello e canna di una CZ 75 SP-01. Si nota l’asola di svincolo e il sistema di chiusura a tenoni, lo stesso della Colt 1911.
CZ 75 SP-01
CZ 75 SP-01 una delle ultime versioni della CZ 75 introdotte sul mercato. L’arma ha sempre avuto un ottimo successo commerciale.
Nella Sig P210 e nella successiva CZ 75 le guide di scorrimento tra carrello e fusto sono rovesciate, e quindi il carrello scorre all'interno del fusto, e non all'esterno. Si tratta di un espediente non da poco, che è alla base del successo che hanno ottenuto e ottengono tutt’ora le armi baste su questo schema di funzionamento. Il carrello che scorre all’interno del fusto interferisce molto meno con la mano che impugna l’arma, durante il suo movimento, rispetto ad un sistema tradizionale. In questa maniera è possibile alzare di parecchio, e in maniera nuturale la presa sull’impugnatura, tanto da portarla quasi in linea con l’asse della canna. Oltretutto il carrello è più sottile, perché non deve necessariamente sporgere dai lati del fusto, permette un ideale posizionamento dei pollici lungo il corpo dell’arma, quindi migliora ulteriormente la già ottima presa, e allo stesso tempo riduce ancor di più la massa in movimento.
SACM 1935A
La pistola originale ideata da Petter, la S.A.C.M. 1935a, in calibro 7,65 Long. L'innegabile la somiglianza con la successiva Sig P210 non deve stupire; la Sig qualche anno dopo acquisto i brevetti di questa pistola proprio per sviluppare il suo progetto che porterà alla Sig P47/8, la versione militare della P210.
SACM 1935A
Smontando la S.A.C.M. 1935a si trova una sorpresa. Non si trova nulla o quasi di differente rispetto ad una comune Colt 1911. Non solo è presente la biella di collegamento sotto la canna, anziché l'asola, ma si nota anche che il carrello scorre all'esterno del fusto, e non all'interno. I particolari che ritroviamo sulla successiva Sig P210 sono, oltre alla forma dell'impugnatura, il pacchetto di scatto estraibile e il guidamolla provvisto di un anello che si inserisce tra la biella, che è divisa in due, in modo da bloccarsi sul perno del chiavistello.
Se per quanto riguarda la Sig P210, la sua leggendaria precisione può essere attribuita alla accuratissima costruzione svizzera, che ne fa uno strumento da tiro straordinariamente preciso (e costoso), i motivi dell’enorme successo della CZ 75 e derivate, dipende in massima parte dal piacere che si ricava dallo sparare con questo tipo di pistola. Una pistola che si impugna in maniera perfetta e naturale e che si impenna molto meno delle altre quando si spara. Nella CZ 75 e derivate, il concetto di “impugnatura alta” è amplificato da una sagomatura particolare dell’impugnatura, immediatamente sotto l’elsa, dove trova posto, in maniera comoda e naturale, l’eminenza tenare della mano che spara.
CZ 75 SP-01
La CZ 75 con il carrello aperto. Si può notare come la canna rimanga “bassa”, praticamente in linea con l’elsa dell’impugnatura. In questa maniera si riduce il rilevamento verso l’alto al momento dello sparo. E’ uno dei motivi del successo di questa pistola. Un’arma che sempre stata considerata molto precisa, nonostante abbia un prezzo più che abbordabile.
L’unico difetto di queste pistole, è che il carrello dal profilo basso, offre poco spazio di presa per camerare il primo colpo in canna. Particolarmente evidente nella Sig P210, è la parte posteriore del carrello, all’altezza degli intagli di presa, che è stata maggiorata per favorire la movimentazione del carrello.
Sistema Browning modificato (Sig-Sauer P220, Glock, H&K USP)
Sebbene la Sig P210 sia una pistola militare straordinaria, il costo per costruirla è veramente troppo elevato per poter sperare in una qualche altra adozione da parte di un esercito, o di un corpo di polizia, che non fosse quella dell’esercito svizzero. Unitamente alla tedesca Sauer, la Sig ha in seguito sviluppato la P220, una pistola militare di moderna concezione, più facile ed economica da costruire, ma che mantiene ottime doti di precisione e accuratezza tipiche delle armi svizzere e tedesche. A partire dalla P220 la Sig-Sauer introdusse tutta una famiglia di pistole della quale fa parte la fomosissima P226.
Sig-Sauer P226 X-Five
Una Sig-Sauer P226 elaborata da tiro. Si noti come la parte superiore del carrello sia squadrata. Si intravede la camera di cartuccia incastrata all’interno della finestra di espulsione.
Una delle semplificazioni tecniche messe a punto per ridurre i costi di produzione, riguarda appunto il sistema di chiusura geometrica, che abbandona il costoso Petter in favore di un più classico sistema Browning già apparso sulla HP35. Il carrello ritorna a scorrere esternamente al fusto, e il meccanismo di svincolo è quello classico formato da un piano di scorrimento e non dall’asola della Sig P210. La novità sta tutta nella scomparsa dei tenoni di chiusura di forma semicircolare. Nella P220, e in quasi tutte le armi corte militari sviluppate in seguito, la chiusura tra otturatore e culatta si ottiene mediante l’impegno della stessa, che assume una forma squadrata, all’interno della finestra di espulsione. In questa maniera la canna assume una forma più semplice e facile da produrre. La parte esterna della camera di cartuccia è squadrata, così come la parte superiore del carrello, che diventa piana e non più arrotondata. Spariscono ovviamente anche le fresature sulla parete alta del carrello, semplificando la produzione e abbattendone i costi.
H&K USP 45 Compact
Una H&K USP 45 Compact, in calibro .45 ACP. Si nota ancora meglio come la camera di cartuccia a forma di parallelepipedo si incastri in maniera salda alla finestra di espulsione, ricavata da un carrello anch’esso dalla forma squadrata.
Glock 20 Gen4
Una Glock in smontaggio di campagna. Si tratta del modello 22 di quarta generazione (Gen4). Rispetto alla HP 35 spariscono i tenoni semicircolari di chiusura sopra la canna, e sia la culatta che il carrello diventano squadrati. La chiusura si ottiene dall’incastro tra la culatta quadrata e la finestra di espulsione del bossolo. Una semplificazione che consente un bel risparmio in termini di lavorazioni.
Sig Sauer P226
Sig Sauer P220 a carrello aperto. La canna delle pistole che adottano questo sistema di chiusura tendono ad inclinare molto la culatta verso il basso, di conseguenza la bocca canna risulta puntare molto verso l’alto quando queste pistole restano in apertura a fine colpi. Lo si vede chiaramente in questa foto.
Sistema Browning-Petter Modificato (Pardini GT)
Ovviamente tutti questi sistemi di chiusura e tutti gli accorgimenti adottati in seguito dai singoli progettisti sono stati spesso combinati tra di loro in maniera differente. Merita una menzione il sistema di chiusura adottato dalla Pardini, che è un mix tra il sistema Petter, che consiste nel carrello che scorre all’interno del fusto, e la chiusura geometrica Browning modificata con la culatta squadrata che impegna direttamente la finestra di espulsione, e lo svincolo attuato da due appendici ricavate nello zoccolo sotto la camera di cartuccia.
Pardini GT 9-1
Una Pardini GT9-1 in smontaggio di campagna. Come potete vedere la pistola adotta le caratteristiche guide interne al fusto a tutta lunghezza, tipiche del sistema Sig P210, unite ad una culatta squadrata ripresa dal sistema Browning modificato. Sotto la canna sono presenti due rampe, anziché il piano inclinato tipico del sistema Browning modificato o l’asola tipica del sistema Petter
Pardini GT 40
Una Pardini GT-40 smontata. Si noti il blocco che contiene lo scatto, che si può estrarre semplicemente sfilando dal fusto sia la leva dell’hold-open che il chiavistello di smontaggio.
Le Pardini della serie GT sono armi decisamente affascinanti ed interessanti. Si tratta di pistole sviluppate per la pratica del tiro dinamico sportivo, con un occhio rivolto al tiro di precisione. Queste pistole adottano lo schema già utilizzato dalla Sig P210 e dalla CZ75, ovvero le guide di scorrimento del carrello ricavate all’interno del fusto, a tutta lunghezza. In questa maniera il carrello otturatore può scorrere “basso” migliorando la controllabilità durante il rilevamento dell’arma. Questo concetto è stato estremizzato realizzando una impugnatura molto inclinata, che ha permesso di alzare ulteriormente l’elsa della pistola. In questo modo l’incavo tra il pollice e l’indice della mano che spara si trova praticamente in linea con l’asse della canna. Una volta armato, il cane praticamente scompare all’interno dell’elsa, sulla quale è stato ricavato un apposito recesso atto ad ospitarlo quasi completamente.
Pardini GT 9-1 Inox
Una Pardini GT9-1 Inox. Notare come il cane armato scompaia letteralmente dentro l’elsa dell’impugnatura. L’elsa ampia e sagomata impedisce al cane di andare a pizzicare la mano del tiratore pur obbligando ad una impugnatura molto alta. Una volta armato, il cane con la sua cresta va a finire più in basso dell’incavo tra pollice e indice della mano che spara.
Esattamente come la Sig P210, le Pardini hanno uno scatto completamente regolabile, alloggiato in un pacchetto separabile completamente dall’arma. Il sistema di chiusura geometrica riprende quello della Sig Sauer P220, ovvero un Browning modificato con camera di cartuccia e carrello squadrati. In questa maniera si riesce a massimizzare la superficie laterale del carrello, eliminando il difetto principale di questo tipo di arma, che è quello di avere degli intagli di presa molto piccoli, che rendono impacciata la manovra di cameratura manuale della prima cartuccia. Eliminando i tenoni semicircolari di chiusura, lo spessore totale superiore del carrello può essere ridotto, per cui il baricentro viene addirittura abbassato, pur aumentando la superficie di presa ai lati del carrello. Notare come la tacca di mira risulti addirittura affogata dentro al fusto, al fine di mantenere il più basso possibile il profilo dell’arma.
Pardini GT 9
Una Pardini con il carrello aperto a fine colpi. Si nota ancora di più come il carrello scorre a filo con l’elsa dell’impugnatura. Notare inoltre come gli intagli di presa siano ampi, nonostante il carrello rimanga molto" basso" rispetto al fusto. La bocca della canna, svincolandosi si alza parecchio, come in tutte le pistole che adottano la culatta squadrata.
Il sistema di svincolo della canna è abbastanza originale, pur riprendendo il classico piano inclinato integrale alla rampa di alimentazione della cartuccia, che era già stato introdotto dallo stesso Browning con la HP 35. In questo caso i piani inclinati, o forse sarebbe meglio dire le rampe sono due. Ricavate nell’appendice sotto la camera di cartuccia, la rampa anteriore è responsabile del sollevamento della culatta, e va ad interagire con il perno del chiavistello di smontaggio. La rampa posteriore, invece, realizza l’abbassamento della culatta e il disimpegno vero e proprio, interagisce con il blocchetto amovibile che contiene il pacchetto di scatto.
Pardini GT 9
Ancora una Pardini smontata. Si nota chiaramente come le rampe sotto la canna interagiscono con le rispettive sedi ricavate nel blocco centrale, separabile dal fusto, e che contiene l’intero pacchetto di scatto.
Dalla P220 riprende anche il sistema di smontaggio, che si effettua ruotando un chiavistello dedicato, senza la necessità di rimuovere la leva dell’hold-open. Rimuovendo completamente il chiavistello e la leva dell’hold-open, è possibile separare l’interno blocchetto centrale, che contiene il pacchetto di scatto, per una pulizia più approfondita. Si tratta di una pistola raffinata, precisa e, purtroppo per noi appassionati, costosa.
Alessandro (2013)

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