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Mercury Super Charger Tactical

MERCURY mod. 25 SUPER CHARGER TACTICAL / HATSAN mod. 25 SUPERTACT

Una pistola ad aria compressa componibile, che diventa carabina, e che sta tutta dentro ad una valigetta. Prodotta in Turchia dalla Hatsan, viene importata in Italia con il marchio tedesco Mercury Air.
La 25 Supertact è una pistola ad aria compressa, trasformabile in carabina, prodotta in Turchia dalla Hatsan. La sua caratteristica principale è la presenza di un calciolo telescopico, innestabile nella parte posteriore dell'arma. La pistola ha funzionamento molla e pistone, a canna basculante, disponibile nei calibri 4,5 e 5,5 mm. L'arma colpisce per il suo aspetto aggressivo e compatto; con il calcio innestato, somiglia ad un piccolo fucile d'assalto, stile M4. La pistola non è attualmente importata in Italia dal distributore ufficiale Hatsan, ma è presente sul nostro mercato, sotto mentite spoglie, come Mercury mod. 25 Super Charger Tactical. Si tratta di una versione nata originariamente per il mercato tedesco, del tutto equivalente all’originale marchiato Hatsan, e importata da GB Verrina di Genova, nella versione in calibro 4,5 mm, di libera vendita.
Mercury 25 Super Charger Tactical
La carabina sta tutta all'interno di una valigetta di dimensioni compatte.
Mercury 25 Super Charger Tactical
Ecco come si presenta l'arma dopo aver innestato il calciolo telescopico.
Mercury 25 Super Charger Tactical
Mercury 25 Super Charger Tactical
Privata del calciolo l'arma è molto ingombrante, ma si può ancora utilizzare come pistola.
La pistola ha un tipico funzionamento a molla e pistone, con caricamento a canna basculante. La lunghezza minima, con il calciolo telescopico montato ma chiuso, è di 67 centimetri, che diventano 82, con il calciolo esteso e la prolunga della canna avvitata. Il peso a vuoto è di 2,5 Kg; abbastanza elevato, viste le dimensioni decisamente compatte della piccola pistola-carabina. Il fusto e il calcio dell'arma sono realizzati in materiale sintetico, robusto e di ottima qualità. Alla vista e al tatto la sensazione è piacevole; la finitura è satinata di color grigio scuro, mentre le guance dell'impugnatura a pistola sono in gomma morbida, così come il calciolo ventilato nella terminale posteriore del calcio. A vista non si nota affatto la differenza tra le parti in plastica e quelle in gomma. Sembra tutto lo stesso materiale, solo al tatto la differenza è avvertibile. Il corpo della calciatura presenta ampie zigrinature, che hanno una funzione più estetica che pratica. L'impugnatura è dotata di "memory grooves", i rilievi per il corretto posizionamento delle dita. La guancia sinistra ha una forma vagamente anatomica, ed è attraversata da un lungo appoggio per il pollice. Personalmente la trovo un po' scomoda, in quanto tutte le dita hanno una posizione obbligata, che non è quella che avrei scelto io per impugnare l'arma.
Mercury 25 Super Charger Tactical
L'estensione del calcio è notevole; un po' meno lo è la sua stabilità.
Mercury 25 Super Charger Tactical
Per estrarre il calciolo dal corpo dell'arma è necessario utilizzare una penna o qualcosa di simile. E' preferibile tenerne sempre una all'interno della valigetta di trasporto.

L'innesto del calciolo è solido, anche se una volta inserito, la prolunga non è perfettamente ferma. Anche il poggia guancia, una volta esteso, risulta avere un fastidioso e forse eccessivo gioco. Il calciolo telescopico un po' "ballerino", potrebbe avere delle ripercussioni sulla precisione di tiro. L'estensione si ottiene premendo il pulsante sul lato destro, e tirando il calciolo all'indietro. L'escursione massima è di 10 centimetri, divisi in 5 sonori "click", equidistanti. La canna, in acciaio brunito ad anima rigata, termina con una filettatura, protetta da un piccolo elemento terminale, anch'esso in acciaio brunito. Nella confezione è presente una prolunga, realizzata in alluminio anodizzato, che va avvitata la posto del terminale di volata. In pratica una volta avvitata, lasceremo sempre la prolunga, in quanto la canna è veramente troppo corta (23 centimetri in totale), e lo sforzo per caricare la pistola, piuttosto elevato. La prolunga presenta 6 fori di sfogo per i flussi di aria, che a livello puramente teorico dovrebbero avere effetti benefici sulla precisione del tiro. Utilizzando l'arma con o senza la prolunga, non ho però notato differenze, sia come precisione, che come punto di impatto. Il mirino è montato sulla sommità di un manicotto di plastica, bloccato sulla canna da un grano a brugola. Si tratta dell'elemento che mi piace di meno di tutta l'arma. La filettatura su cui si avvita il grano di fissaggio è di plastica. Il mirino, dotato di fibra luminosa Truglo di colore rosso di 1,5 mm di diametro, è regolabile in altezza, tramite una ghiera rigata posizionata alla sua base. E' proprio questa possibilità di regolazione a non convincermi affatto; il mirino non è molto stabile, e si muove in maniera piuttosto evidente all'interno della sua sede. La regolazione del mirino si è rivelata in ogni caso necessaria; anche con la tacca di mira tutta abbassata, alla distanza canonica di 10 metri, i colpi tendono ad essere piuttosto alti. Così occorre sollevare quasi completamente il mirino, per colpire il centro del bersaglio.

Mercury 25 Super Charger Tactical
Il tappo della volata, che protegge la filettatura, è in acciaio brunito. La prolunga, praticamente indispensabile, è in alluminio anodizzato.
Mercury 25 Super Charger Tactical
Il mirino è regolabile in altezza. Non è molto stabile.

La tacca di mira è invece fissata al tubo dell'azione, tramite una vite. In genere, nelle carabine a canna basculante, la tacca di mira è fissata sulla bascula della canna. In questo caso fissare la tacca al tubolare, ha sicuramente fatto guadagnare molti centimetri di linea di mira, visto che la canna è piuttosto corta. Ma ha anche complicato un po' le cose. La tacca è regolabile sia in alzo che in deriva, mediante due ghiere facilmente azionabili, ed è dotata di due inserti Truglo verdi di diametro di 0,9 mm. Utilizzando la pistola come carabina, con l'innesto del calciolo estensibile, la tacca di mira è troppo vicina all'occhio, e i due nefasti inserti luminosi, confondono ancora di più la visione. Una spennellata di vernice nera, sia su tacca che su mirino, migliora sicuramente le cose. Un altro effetto collaterale dovuto alla presenza della tacca di mira sul tubo dell’azione, è quello di aver rubato spazio prezioso alla scina da 11 mm per il montaggio di un sistema di puntamento ausiliario. Il binario fresato direttamente sul tubo è lungo poco meno di 8 centimetri. Il grilletto ha la lama in metallo, di colore dorato, offre un piacevole contrasto cromatico, ed impreziosisce l'arma con un tocco di "lusso". Lo scatto è in due tempi e la corsa del grilletto è regolabile in entrambi e due gli stadi. Manca una vite di regolazione del peso di scatto, che è fisso, ed anche piuttosto consistente. Ho trovato lo scatto tarato in maniera veramente pessima, con una eccessiva corsa a carico del secondo tempo. La prima cosa da fare, non appena si entra in possesso della carabina, è quella di regolare lo scatto secondo i propri gusti. Una volta effettuata la regolazione, lo scatto, pur se duro, è diventato decisamente piacevole e netto.

Mercury 25 Super Charger Tactical
La tacca di mira sembra essere molto più solida. Entrambi gli organi di mira sono in plastica.
Mercury 25 Super Charger Tactical
Il grilletto è a due tempi, regolabile in entrambi gli stadi. Manca la regolazione del peso di sgancio, che è fisso e notevole.
LA REGOLAZIONE DELLO SCATTO

Per la regolazione dello scatto a due tempi, detti anche "stadi", agendo sulle due viti, o grani a brugola, di regolazione, presenti direttamente sulla lama del grilletto, occorre tenere conto di queste poche semplici indicazioni.

Prima di accingervi alla regolazione di uno scatto di questo tipo è assolutamente necessario che abbiate ben in mente cosa significhi "scatto in due tempi" e quale risultato di suddivisione tra i due stadi dello scatto si desidera ottenere.

In genere lo scatto in due tempi è meglio gestibile, quando il secondo tempo risulta essere il più netto possibile. Dopo una precorsa più o meno lunga (primo tempo), non appena si raggiunge il punto di sgancio (entrata del secondo tempo), al tiratore è solamente richiesto di aumentare la forza sul grilletto, per fare esplodere il colpo, senza effettuare alcuna trazione. In pratica la taratura ideale è quella per cui il punto di ingaggio del secondo tempo, e il punto di sgancio si sovrappongono.

1) Il grano anteriore, ovvero quello rivolto verso la canna dell'arma, regola l'entrata e la corsa del primo stadio. Il grano posteriore, ovvero quello rivolto verso il calcio, regola l'entrata e la corsa del secondo stadio.

2) La regolazione di ognuno dei due grani influisce non solo sulla corsa dello stadio corrispondente, ma anche sulla corsa dell'altro stadio, e sulla corsa totale del grilletto, dal punto di riposo, fino al punto di sgancio.

3) Avvitando uno dei due grani, si anticipa l'entrata dello stadio corrispondente, ovvero si allunga la corsa del corrispondente stadio, e si accorcia la corsa dello stadio antagonista.

4) Avvitando uno o entrambi i grani, si accorcia la corsa totale del grilletto.

5) Svitando uno dei due grani, si ritarda l'entrata dello stadio corrispondente, ovvero si accorcia la corsa dello stadio corrispondente e si allunga la corsa dello stadio antagonista

6) Svitando uno o entrambi i grani, si allunga la corsa totale del grilletto.

7) Se non avete le idee chiare, limitatevi alla regolazione del solo grano del primo tempo (quello anteriore), avvitandolo progressivamente fino a raggiungere un punto di scatto netto. Non è assolutamente necessario agire sul secondo grano, si può ottenere una taratura ideale agendo solo sul grano anteriore. Non dimenticate, ogni movimento di uno dei due grani ha effetti anche sul secondo, e sul risultato totale. Perdere la bussola e ritrovarsi tra le mani uno scatto ingestibile è più facile di quanto si possa pensare.

Avvitando il grano del primo tempo, si allunga la precorsa, e si diminuisce la lunghezza del secondo tempo. Se dopo aver avvitato il primo grano, il punto di ingaggio del secondo tempo non fosse più avvertibile, svitare il grano per riportalo nella posizione immediatamente precedente, e terminare la regolazione. In questa maniera si otterrà sicuramente una taratura ideale, adatta alla maggior parte dei tiratori. Non lasciatevi tentare ad avvitare ulteriormente il grano, in quanto otterreste uno scatto diretto, certamente più leggero, ma molto meno gestibile e intuitivo.

Mercury 25 Super Charger Tactical
Per regolare lo scatto in maniera ottimale, spesso è sufficiente avvitare il solo grano del primo stadio, utilizzando la chiave a brugola in dotazione.
Mercury 25 Super Charger Tactical
Le guance in gomma offrono un buon grip. La guancia sinistra ha un poggia pollice integrato, che personalmente trovo un po' scomodo.
Mercury 25 Super Charger Tactical
La sicura è posizionata davanti al grilletto.
La pistola / piccola carabina in oggetto si è dimostrata molto reattiva allo sparo. La violenta reazione non ha reso possibile montare e tenere ferma un'ottica di puntamento, che sicuramente avrebbe potuto permettere buoni risultati sul bersaglio. Lo spazio a disposizione sulla scina è veramente molto, troppo ridotto, per poter montare attacchi seri e ottiche di un certo livello. Anche dopo aver effettuato una camiciatura di pistone e giudamolla, la reazione è risultata comunque abbastanza violenta da rendere inutile il montaggio di ottiche e punti rossi. I colpi finivano ovunque, tranne che nel punto mirato; la causa di questa evidente imprecisione, era da attribuirsi all'impossibilità di riuscire a fissare adeguatamente l'ottica all'arma. Anche il calcio estensibile, tutt'altro che stabile, potrebbe essere responsabile di un certo allargamento della rosata. E' possibile, avendo un po' di manualità, utilizzare i fori lasciati liberi dalla tacca di mira, per avvitare un rialzo di tipo Picatinny, a tutta lunghezza. In questa maniera la carabinetta potrebbe forse diventare un oggettino piuttosto interessante. Si tratta in ogni caso di un lavoro che richiede tempo, pazienza, manualità e strumenti adeguati. Sinceramente non so se ne vale la pena perderci tempo e denaro. Con le mire aperte in dotazione, la pistola può efficacemente essere utilizzata solo per il tiro al barattolo. Il problema principale è che le mire in dotazione con l’arma sono di scarsa qualità. A parte gli inserti luminescenti Truglo, veramente inutili e dannosi su un'arma monocolpo, è il mirino ad essere troppo grande, troppo ballerino sulla sua sede e di forma inadeguata, per poter essere utilizzato con una certa precisione. In ogni caso una volta presa confidenza alle stravaganti mire, i colpi, sparando all'imbracciata, finiscono all'incirca tutti nello stesso punto. La rosata, in ogni caso, migra visibilmente, a seconda del modo in cui impugniamo la carabinetta. E' assolutamente consigliabile, anzi necessario, impugnare l'arma sempre nella medesima maniera, se si vogliono ottenere dei risultati credibili sul bersaglio. L'arma privata del calciolo, è piuttosto ingombrante, ma ancora utilizzabile come se fosse una normale pistola. Ad onor del vero, va detto che il modello 25 in versione pistola, è dotato di un sistema di annullamento del rinculo integrale alla calciatura. Per cui la versione "Tactical" priva di calciolo, non è del tutto equivalente alla pistola venduta senza l'attacco per la prolunga del calcio. Per il resto va confermata l'impressione iniziale; l'arma a livello estetico è sicuramente intrigante, e a dispetto delle dimensioni è decisamente potente. Riuscire a gestirla non è molto semplice, ma per sbarattolare va più che benone.
PROVE CRONOGRAFATE MERCURY mod. 25 SUPER CHARGER TACTICAL / HATSAN mod. 25 SUPERTACT
Mercury 25 Super Charger Tactical
Mercury 25 Super Charger Tactical
Mercury 25 Super Charger Tactical
Mercury 25 Super Charger Tactical
La carabina in configurazione ORIGINALE, sviluppa un'energia media prossima ai 6,5 joule. Un risultato di tutto rispetto, considerando che si tratta di un gingillo veramente compatto, che monta una molla piuttosto piccola. Con una camiciatura, e un paio di rondelle di spessore, si può arrivare molto vicini ai 7,5 joule.
Alessandro (2014)

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