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AZGUNPEDIA M (M16 ... MARUSHIN)

L'AZGunPedia è l'enciclopedia delle armi da fuoco e ad aria compressa. Alla M troviamo M16, il fucile d'assalto americano, ma anche Makarov, Magnum Research, l'azienda produttrice della Desert Eagle e Mannlincher. Per finire le splendide riproduzioni soft-air della giapponese Marushin.
M16
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, gli eserciti di tutto il mondo iniziarono a studiare la possibilità di utilizzare delle armi che fossero una via di mezzo tra i mitra e i fucili da fanteria. Il conflitto, infatti, aveva evidenziato come la maggior parte degli scontri a fuoco avvenissero a distanze di circa 100 metri, e che i colpi andati a segno fossero dovuti perlopiù al volume di fuoco generato, piuttosto che alla precisione delle armi. Visti con quest’ottica, i pesanti fucili militari a ripetizione manuale erano troppo grossi e lenti per garantire un adeguato volume di fuoco, e la loro precisione e portata utile, superiore ai 400 metri, assolutamente inutile a quelle distanze. D’altra parte i mitra, che utilizzavano le relativamente poco potenti cartucce per pistola, erano inadeguati per il combattimento a distanze superiori a 50 metri. Sull’esempio della Germania, che sviluppò per prima questo tipo di arma con lo Sturmgewehr 44, gli altri eserciti iniziarono a studiare il loro fucili d’assalto. Anche gli Usa, con una certa riluttanza dovuta alla necessità di abbandonare i loro Garand M1 in calibro 30-06, nel 1957 bandirono una gara per cercare un’arma che fosse veramente moderna. Lo scoglio più grosso, per i progettisti, era rappresentato dal peso del fucile, che, non doveva superare i 3 Kg, mentre il calibro non era specificato. Alla gara si presentarono solo due aziende, la Winchester e l’Armalite. L'Armalite era un’azienda giovane, nata come divisione della Farchild Engine and Airplane Corporation. Il progettista di questa azienda, Eugene Stoner, un ex marine che progettava da tempo armi leggere, potendo contare sulla grande esperienza dell’azienda madre sull’impiego di materiali leggeri ad uso aeronautico, aveva realizzato una serie di prototipi che aveva chiamato “AR”, ovvero “Automatic Rifle”, seguito dal numero di prototipo. Stoner adattò il suo prototipo “AR10”, un fucile leggero camerato per il grosso e potente 7,62x51, per sfruttare una cartuccia più piccola. La cartuccia era un adattamento della sportiva 222 Remington, che venne rinominata 223 Remington. Nei primi test del 1958, l’AR15 batté nettamente il Winchester E2 cal. 224, e la commissione ne raccomandò l’adozione da parte dell’esercito. Negli anni a seguire l’AR15 venne sottoposto a numerose modifiche e revisioni, venne utilizzato da un certo numero di corpi speciali, ma, non ancora adottato ufficialmente. Nel 1959 la Armalite cedette i diritti di fabbricazione del fucile alla Colt, la quale nel 1963, grazie alla sua influenza politica, riuscì a convincere il Segretario della Difesa, Robert Mc Namara, ad acquistare 100.000 M16 (nel frattempo gli americani avevano ribattezzato così l’AR15) da destinare alle truppe americane impegnate in Vietnam. In Vietnam l’M16 registra tutta una serie di problemi al sistema di alimentazione. Si scoprì che il problema era principalmente dovuto ai soldati stessi, che, credendo che un fucile di quel tipo, costruito facendo largo uso di materiali sintetici, fosse autopulente, non eseguivano neppure la più elementare manutenzione dell’arma. Come se non bastasse le cartucce mandate in Vietnam erano caricate con una polvere granulare che lasciava molte scorie, mentre le cartucce usate nelle prove erano caricate con un polvere di qualità superiore, e ovviamente anche questo contribuì a peggiorare la situazione. Per ovviare a questi inconvenienti, nel 1967, venne rilasciata la versione denominata M16-A1, nella quale appare per la prima volta il “forward assist”, un “pulsantone”, posto in prossimità della leva di armamento, che permette di mandare l’otturatore in chiusura e quindi camerare ugualmente la cartuccia in caso di problemi di alimentazione. Questa nuova versione di M16 aveva anche l’anima della canna e la camera di cartuccia cromate, nonché un apposito spazio per contenere gli strumenti per la pulizia ordinaria, ricavato nel calcio. Inoltre, per invogliare i soldati equipaggiati con le vecchie versioni del fucile ad effettuare una corretta pulizia, fu pubblicato un fascicoletto a fumetti che illustrava le fasi di manutenzione dell’arma. Sempre nel 1967 il governo americano acquistò dalla Colt i diritti di fabbricazione dell’M16-A1 per 4,5 miliardi di dollari. L’anno seguente il fucile d’assalto M16-A1 fu ufficialmente adottato come arma d’ordinanza standard di tutte le truppe americane. Da allora il fucile ha subito numerosi aggiornamenti, ed è stato realizzato in differenti versioni per mantenerlo al passo con i tempi. Le sue più moderne incarnazioni, come ad esempio i fucili della serie Colt M4, sono dotati di calcio telescopico, sono più leggeri, e sono equipaggiati di numerose slitte di tipo Picatinny, che gli consentono di montare qualunque tipo di accessorio.

M16
Il fucile d’assalto M16 nella sua prima versione.

M16-A1
La successiva versione “Advanced 1” a cui è stato aggiunto il “forward assist”.

Apertura M-16
Il fucile si apre facilmente per la manutenzione e pulizia.

M16-A2
La versione M16 A2 ha una canna più spessa, spegnifiamma con freno di bocca, e tacca di mira registrabile. Il fucile è dotato di selettore per tiro a raffica controllata di 3 colpi, e a meno di modifiche specificatamente richieste dal corpo che lo adottava, non era previsto il tiro completamente automatico.

M16-A4
Un M16-A4. Notate come il maniglione di trasporto sia scomparso. In effetti questo si inserisce su una slitta di tipo Picatinny, ed è quindi asportabile, in modo da poter essere sostituito da un sistema di puntamento ottico. La modifica è stata introdotta con la versione A3, per il resto identica alla A2, ma con selettore per il tiro completamente automatico anziché a raffica controllata di 3 colpi. Con la versione A4, torna la raffica controllata, e l’asta guardamano è una RIS della K night Armaments che consente il montaggio di diversi accessori.

Il fucile d’assalto automatico “M16” o le sua versione “civile”, con solo funzionamento semiautomatico “AR15” in calibro 556 Nato (chiamato 223 Remington nella sua incarnazione civile), funzionante a presa di gas è meccanicamente molto semplice. Per sparare, dopo aver inserito il caricatore pieno nella sua apposita sede posizionata davanti alla guardia del grilletto, occorre inserire la prima cartuccia in canna, tirando all’indietro la manetta d’armamento a forma di ancora, posta dietro alla maniglia di trasporto. Questa operazione arma anche il cane interno. La leva d’armamento che, ovviamente, movimenta l’otturatore per poter camerare il proiettile, non è vincolata solidamente a quest’ultimo, quindi, durante lo sparo questa rimane ferma, al contrario di quello che succede per molti altri fucili d’assalto e armi automatiche in genere. Per questo motivo è stato possibile realizzarla di dimensioni generose. Una volta premuto il grilletto, il cane batte sul percussore, che a sua volta colpisce l’innesco del proiettile, provocando lo sparo. Quando il proiettile giunge a circa metà canna, parte dei gas che lo spingono vengono deviati in un tubetto che li porta direttamente al complesso formato da otturatore e portaotturatore. Questo tubo, di diametro di circa 2mm, scorre parallelo alla canna in alto, nascosto all’interno del manicotto guardamano. L’otturatore del fucile, è dotato di 7 alette posizionate sulla testa, che si vanno ad inserire in altrettanti recessi della camera di scoppio, determinando così la solida chiusura della culatta. Lo spazio destinato alla aletta mancante, è occupato dall’unghia estrattrice, che si inserisce all’interno della apposita scanalatura ricavata nel bossolo. Coassiale all’otturatore c’è il portaotturatore, il quale presenta un piolo, che si inserisce all’interno di una fresatura di forma elicoidale ricavata nel corpo dell’otturatore. Nella parte superiore del portaotturatore è presente un tubetto che si unisce a quello della presa del gas. Quando il gas spillato dalla canna, giunge a questo peduncolo, lo spinge indietro, e con lui tutto il portaotturatore. Il piolino presente nel portaotturatore, scorrendo all’interno del binario elicoidale ricavato nell’otturatore, costringe quest’ultimo a ruotare, fino a quando le alette si svincolano dai recessi della camera di cartuccia, e l’otturatore è libero di indietreggiare per completare le operazioni di espulsione del bossolo e di cameratura di una nuova cartuccia. Nel dettaglio, il bossolo, trattenuto dall’unghia estrattrice, indietreggia solidale con l’otturatore, fino a quando incontra l’espulsore, che lo proietta all’esterno, attraverso la finestra d’espulsione. Una volta giunto a fine corsa, il portaotturatore viene richiamato indietro dalla molla di recupero, trascinando con se l’otturatore, prelevando una nuova cartuccia dal caricatore e rimandando in chiusura l’otturatore.

M16 otturatore rotante
L’otturatore rotante all’interno del suo portaotturatore. Notate le alette di chiusura, e in alto il tubicino di ricezione del gas, che provoca la rotazione dell’otturatore mandandolo in apertura.

Se il selettore del fucile (solo sull’M16 militare non sull’AR15) è posizionato sul tiro automatico, il cane torna ad abbattersi immediatamente sul percussore, e il fucile continua a sparare fino a quando il grilletto è premuto. Se invece è stato selezionato il tiro semiautomatico, un disconnettore si assicura che il cane rimanga agganciato al dente di scatto, e quindi è necessario togliere il dito dal grilletto e premerlo nuovamente per sparare un altro colpo.
MAGAZINE
E' il termine inglese che sta ad indicare il serbatoio dove sono alloggiati i colpi di un'arma a ripetizione. Questo può essere sia separabile dall'arma, come ad esempio il caricatore ad astuccio tipico delle moderne armi automatiche e semiautomatiche, o solidale all'arma, come ad esempio il serbatoio dei fucili militari bolt action a ripetizione manuale come il celebre Mauser K 98, o delle pistole semiautomatiche di inizio secolo come la Mauser C96, o la Steyr M 1912. Il "magazine" è quindi quello spazio atto a contenere i colpi che andranno via via sparati, mentre l'accessorio che permette di caricare i proiettili all'interno di questo spazio è più propriamente chiamato "loader". Un esempio di loader sono le piastrine su cui si inserivano i proiettili per essere più facilmente inseriti all'interno dei serbatoi dei fucili militari. Un esempio moderno di "loader" sono le rosette per il caricamento rapido dei revolver. In italiano non si fa grande distinzione tra "magazine" e "loader" e si indica tutto con il termine "caricatore". Spesso però la parola "magazine" viene tradotta come "magazzino". Non è rato infatti imbattersi in testi in cui si parla di "magazzino dei colpi" riferendosi al caricatore ad astuccio delle armi moderne.

Carabine Carcano 91/20
Queste carabine Carcano 91/20, hanno un vistoso serbatoio posto davanti alla guardia del grilletto. Il termine inglese per indicarlo è "magazine". La piastrina utilizzata a caricare le cartucce all'interno dell'arma, invece è detta "loader".

Desert Eagle
Un moderno caricatore rapido per revolver. Per gli anglosassoni questo particolare viene detto "loader" e non "magazine".

MAGNUM RESEARCH
Azienda statunitense produttrice di pistole e fucili. La Magnum Research ha sviluppato la famosissima pistola Desert Eagle prodotta successivamente dalla IMI. Nel catalogo attuale dell’azienda dell’aquila, oltre alla Desert Eagle, presente nei calibri .357, .44 Magnum e .50 AE, sono presenti anche le pistole “Baby Eagle” e “Micro Desert Eagle”. Le due pistole però, non hanno nulla a che vedere con l’illustre sorella maggiore; la “Baby” è una normale semiautomatica a doppia azione la cui meccanica è derivata dalla CZ 75, disponibile nei calibri 9mm para, .40 S&W e .45 ACP. La “Micro Desert Eagle” è invece una piccola pistola a chiusura labile che utilizza il .380 Auto (9 mm corto). Otre alle pistole semiautomatiche la Magnum Research produce una ampia gamma di revolvers di grosso calibro e fucili.

Desert Eagle
La Desert Eagle, il prodotto di punta della Magnum Research.

MAKAROV
Pistola semiautomatica a chiusura labile adottata dall’esercito russo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’esercito sovietico decise di sostituire la sua pistola d’ordinanza, la Tokarev TT-33, con un'arma più semplice da produrre. Essi guardarono con interesse agli studi effettuati dalla Walther in collaborazione con la Geco, per realizzare cartucce per pistola che unissero alla potenza la possibilità di essere comunque sparate da pistole a semplice chiusura labile. Nacquero così le cartucce denominate “Ultra”. In particolare ai russi dovette risultare interessante il più grosso dei calibri sviluppati dai tedeschi, il 9mm Ultra (9x18 mm), e attorno a questo, opportunamente modificato, svilupparono la pistola. Tra tutti i progetti, venne scelto quello presentato da Nicolay Fyedorovich Makarov, e la pistola da lui progettata fu adottata all’inizio degli anni cinquanta con il nome di PM (Pistolet Makarova). La pistola fu anche adottata da Germania orientale, Bulgaria e Cina. La Makarov è una pistola semiautomatica a chiusura labile, ad azione mista con cane esterno, simile concettualmente alla Walther PP. Esattamente come la Walther PP, la canna fissa, lunga 96 mm, è bloccata sul fusto tramite uno spinotto traversale, e la molla di recupero è avvolta attorno alla canna. Uguale alla piccola pistola tedesca anche il sistema di smontaggio, che avviene tirando verso il basso il ponticello. Quindi si arretra il carrello, e quando questo raggiunge il fondo corsa lo si solleva; a questo punto è possibile sfilare il carrello dal fusto portandolo in avanti. Il suo caricatore monofilare è in grado di ospitare 8 cartucce in calibro 9x18 mm Makarov, un calibro molto simile al 9 mm Ultra, ma non intercambiabile con questo,

Makarov
La PM (Pistolet Makarova) adottata dall’esercito russo, è una semplice pistola a chiusura labile, camerata in 9mm Makarov, calibro simile, ma non uguale, al 9 mm Ultra.

MANNLICHER
Ferdinand Ritter Von Mannlicher (1848-1904), ingegnere della fabbrica d’armi austriaca Steyr, è stato una dei più prolifici inventori della sua epoca. A lui si deve la progettazione di un sistema di caricamento per fucili a pacchetto, con una piastrina portacolpi, che consentiva di caricare di cartucce il caricatore di un’arma a ripetizione.

Mannlicher M95
Una carabina Mannlicher M95.

Caricamento Mannlicher M95
Il sistema di caricamento a piastrina del Mannlicher M95. Rispetto alle normali carabine “Bolt Action”, la manetta che aziona l’otturatore non va sollevata prima di essere arretrata, ma deve essere semplicemente arretrata per espellere il bossolo e poi spinta in avanti.

MARUSHIN
Casa produttrice giapponese di repliche soft air e modelli “Cap Firing Gun”. L’azienda è attiva soprattutto nel campo della repliche storiche, quali carabine Mauser K98, e Garand M1. Nel catalogo Marushin ci sono soprattutto pistole a gas, quali Uzi, Colt 1911 e CZ-75, presenti anche nel poco usuale calibro di 8mm. Generalmente, a causa della maggiore energia necessaria a spingere un pallino da 8mm, più grande e pesante di uno da 6mm, questo tipo di repliche sono vietate dalla normativa vigente nel nostro paese.

Marushin Mauser K98
Il Mauser K98, la qualità della riproduzione è stupefacente; i pallini da 8mm BB si inseriscono all’interno dei finti bossoli, i quali vengono inseriti, come nell’originale all’interno di una piastrina metallica. La chiusura è ad elette, e i colpi si inseriscono in canna per essere sparati uno a uno azionando la leva dell’otturatore, come nell’originale.

Marushin Garand M1 e M2 Carbune
Non meno impressionanti queste riproduzioni soft air 8 mm; il Garand M1 e M2 Carbine.

Marushin Glock 21
Questa Glock 21, oltre ad essere scarrellante, espelle il bossolo dopo lo sparo.

Maruschin CZ 75 Cap Firing Gun
Questa CZ 75, invece funziona con il sistema “Cap Firing Gun”, ed è quanto di più simile all’originale per quanto riguarda la componentistica e l’azione di fuoco.

Marushin MP40 Cap Firing Guna in scatola di montaggio
Sempre funzionante con il sistema “Plug Fire”, questo fucile mitragliatore MP40 della seconda guerra, venduto in scatola di montaggio.

Marushin Sig P210
Una Sig. P210 in calibro 6mm.

Marushin S&W M36
Una S&W M36

Marushin FN Five-Seven
Infine una delle ultime nate, una pistola FN Five-Seven.

 

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Commenti

Alessandro
02 Apr 2014, 08:39
Ne esistono un paio, ma sinceramente non saprei se consigliartele.

La Crosman M177 una sorta di giocattolo ne di plastica PCA.

Sempre la Crosman ha fatto una springer, dalla forma di un M16, ma non credo sia importato in Italia.

Poi ci sarebbe la Rohm Twinmaster trainer combat rifle in diversi formati di lunghezza, una pistola a CO2 a capsule, stile match, piuttosto costosa, che pu montare accessori, anch'essi costosi che la trasformano in una carabina M16 o M4, piuttosto credibile.

Se ti accontenti delle soft-air, invece c' l'imbarazzo della scelta. Se ti piace il realismo, forse la scelta migliore.

Ciao
Alessandro
riccardo
01 Apr 2014, 09:35
Ciao scusa il disturbo, complimenti per il sito innanzi tutto. Ti chiedo gentilmente se puoi suggerirmi se esistono riproduzioni di m4 o m16 a gas o aria compressa. Se mi puoi suggerire quale tipo comprare. Grazie per l'attenzione
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