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SCHEDE
 
 
 

AZGUNPEDIA J K L (JOULE ... LUNGOFOCALE)

L'AZGunPedia è l'enciclopedia delle armi da fuoco e ad aria compressa. Tre lettere nella stessa pagina. Si parte dalla J di Joule, per passare alla K di Kalashnikov e di kill zone, per arrivare alla L di Luger. Sempre con la K troviamo le splendide riproduzioni soft air KJ Works, KSC e KWC.
JOULE (J)
E’ l’unità di misura usata per l’energia o il lavoro. Rappresenta l'energia erogata, o l lavoro speso da una forza costante di 1 Newton che sposta il suo punto di applicazione di 1 metro, nella stessa direzione della forza. Più semplicemente si può dire che il Juole è l’energia spesa (o lavoro effettuato) per sollevare di un metro un oggetto dal peso di 1 Newton. Di contro un oggetto dal peso di 1 Newton, sollevato da terra di un metro, acquista un'energia potenziale di 1 Joule.
KALASHNIKOV
Mikhail Timofeyevich Kalashnikov, nato nel 1919 ad Alma-Ata, nel sud-est del Kazakistan, è il progettista dei famosa famiglia di fucili d’assalto che prendono il suo nome, gli Avtomat Kalahsnikova Obrazka. (vedi AK-47, AKM e AK-74)
KILL ZONE
E' un termine anglosassone utilizzato nella caccia per indicare la zona dell'animale che deve essere colpita per garantirne l'uccisione al primo colpo. Nel campo dell'aria compressa il termine ha assunto un significato per fortuna meno cruento. Viene chiamata così la zona circolare, presente all'interno delle sagome da field target, che se colpita ne garantisce l'abbattimento. La zona da colpire all'interno delle sagome da field target è detta anche "hit zone".
KILOGRAMMETRO (KGM)
Unità di misura di energia molto usata in campo balistico anche se ormai soppiantata dall’unità del sistema metrico decimale, il Joule. Rappresenta il lavoro effettuato per sollevare un oggetto dal peso di un chilogrammo peso per 1 metro. 1 Kilogrammetro equivale a 9,81 Joule.
KJ WORKS
La KJW (Kuan Ju Works) è un’azienda di Taiwan produttrice di armi soft air, specializzata, in particolar modo, in pistole e gas scarrellanti, funzionanti sia a Green Gas che a CO2. All’inizio della sua breve storia, l’azienda, si era fatta segnalare tra gli appassionati soprattutto per la bassa qualità dei materiali usati. Oggi, i prodotti della KJW sono in linea con l’attuale produzione di Taiwan, ovvero, prodotti che rappresentano un’alternativa economica, ma valida, a quelli delle più blasonate aziende giapponesi.

KJWorks Beretta M9
Non poteva mancare nel catalogo della KJ Works un clone della Beretta M9. Il carrello è totalmente privo di marchi, ed è presente anche una versione denominata M9A1, con un attacco per laser/torcia sul fusto, e una versione alimentata a CO2. La pistola è una Blowback con capacità di ben 25 colpi.

KJWorks KP-05CO2 Hi-Capa
Questo è il modello KP-05CO2, una replica 2011, alimentata a CO2 con una capacità di ben 28 BB.

KJWorks M700 M700T sniper
I due fucili “sniper” a gas modelli M700 e M700T hanno una capacità di 10 colpi, e pesano ben 3,5 Kg. Il modello “T” può essere diviso in due parti per agevolarne il trasporto. Sono entrambi alimentati a Green Gas.

KJWorks Colt 1911-A1 militare
Anche la Colt 1911A1 è presente nella sua forma militare. Il modello 1911FM, è una full metal da 24 colpi e 935 grammi di peso. La replica è priva di qualunque scritta o marchio. E’ presente anche in versione alimentata a CO2.

KJWorks Glock 32 verde oliva
Questa invece è una replica della Glock 32. Anche in questo caso la replica è priva di marchi e scritte. La piccola G32 può sparare 20 colpi.

KSC
La KSC Corporation è un’azienda giapponese di Soft-Air e accessori. Nel suo catalogo troviamo i fucili d’assalto della serie H&K 33 e 53 armi lunghe elettriche adatte al combat. Inoltre produce una serie di pistole specifiche per le gare di tiro soft-air, e un paio di riproduzioni a salve “cap firing gun”, come lo splendido revolver “King Cobra” della Colt e la Beretta 93R, ma la parte da leone la fanno le pistole e le pistole mitragliatrici a gas scarrellanti.

KSC serie fucili d'assalto
La serie dei fucili d’assalto elettrici H&K serie 33 e 53.

KSC pistole scarrellanti
In alto a sinistra una pistola da gara della serie AP/GP, a destra una Sig Sauer P226, in basso a sinistra una Colt 1911 A1, mentre in basso a destra una Smith & Wesson serie M945.

KSC pistole scarrellanti
Nell’ordine: Hecker & Koch USP da competizione con compensatore di volata, Hecker & Koch Mark 23, CZ 75 primo modello e STI Eagle 5.1

KSC pistole scarrellanti
Sempre in ordine: Beretta 92 Elite II, Beretta 8000 Cougar, Sig Sauer 2009 SigPro, Glock 19 C. Le pistole Beretta non sono prodotte su licenza, quindi, come avrete notato, i marchi non sono originali.

KSC pistole mitragliatrici
Infine una serie di pistole mitragliatrici: La Glock 23, con un accessorio che trasforma il caricatore di riserva in un’impugnatura anteriore, la Beretta 93 R, L’Ingram M11A1 ed infine la Steyr TMP.

KWC
KWC è l’acronimo di Kien Well toy industrial Co. Ltd. Si tratta di un’azienda di Taiwan produttrice di Soft-Air. La KWC offre prodotti economici ma adeguati, che non si discostano molto da quelli proposti da altri produttori di Taiwan.

KWC Glock 17
Una Glock 17 scarrellante a Gas.

KWC Colt Python
Un revolver Colt Python 357 Magnum da 6"

KWC Micro UZI
KWC Micro Uzi.

LONG EYE RELIEF
Lunga distanza focale. Sono a lunga distanza focale le ottiche di puntamento per arma corta. (vedi cannocchiale)
LUGER
Georg Luger, (1848- 1922) ingegnere Tedesco a cui si deve l’invenzione della famosa pistola Parabellum P.08, oggi conosciuta semplicemente con il nome del suo inventore, “Luger”. Nato in Austria a Steinach, Luger, che aveva un passato come ufficiale militare, in realtà non inventò la pistola, ma prendendo come base l’arma inventata da Hugo Borchardt nel 1893, la trasformò in una pistola portatile moderna, maggiormente adatta all’utilizzo militare. Lo stesso Ludwig Loewe incaricò il giovane ingegnere Luger di affiancare Borchardt nello sviluppo della sua pistola, tanto che Borchardt riconobbe a Luger il merito di averlo aiutato in maniera decisiva a sviluppare la cartuccia calibro 7,63 già camerata dalla sua pistola. Di sicuro fu Luger, alle dipendenze della Loewe prima e della DTM poi, a portare in giro per il mondo, America compresa, la grossa ed ingombrante pistola di Borchardt, per le varie dimostrazioni promozionali nella speranza di una adozione dell’arma da parte di qualche esercito. Borchardt, indispettito del fatto che a Luger fu data carta bianca per modificare il progetto della sua pistola, e soprattutto del fatto che la Loewe avesse concesso a Mauser l’utilizzo della cartuccia 7,63 Borchardt per utilizzarla con la sua pistola C96, abbandonò ben presto il progetto, lasciando a Luger tutto l’onere, e l’onore, di portare a fine la costruzione di quella che sarebbe diventata la pistola più famosa di tutti i tempi. Nel 1900 la pistola Borchardt-Luger calibro 7,65 Luger divenne la pistola d’ordinanza svizzera. A stento si poteva riconoscere in questa piccola, maneggevole e aggraziata pistola, l’enorme pesante e ingombrante pistola ideata da Borchardt. Nel 1901 nei cataloghi della DWM apparve la “DWM Selbstladepistole System Borchardt-Luger Schweizerisches Modell 1900”, immediatamente ribattezzata “Parabellum”, il suo nome commerciale. Pare che il nome “Parabellum” derivi dal nome telegrafico della DWM, che era appunto “para bellum” (“prepara la guerra”, probabilmente preso dal detto romano “Si vis pacem para bellum” “se vuoi la pace prepara la guerra”). Nel 1904 arrivò la versione adottata dalla Marina Tedesca, mentre nel 1908 la pistola venne finalmente adottata anche dall’esercito tedesco, diventando così la P.08. Il calibro della pistola, per richiesta specifica dell’Esercito Tedesco, passò da 7,65 mm a 9 mm. Ancora oggi, mentre la P.08 appartiene ormai al passato, la sua cartuccia, la 9x19mm Luger o Parabellum è il proiettile per pistola più utilizzato al mondo, ed è ufficialmente adottato da tutti i paesi della Nato.

Georg Luger
Georg Luger

LUGER: LA PISTOLA (PARABELLUM)
Da un punto di vista prettamente tecnico sarebbe preferibile parlare di pistola “Borchardt-Luger”, o “Parabellum”, in quanto è profondamente ingiusto dare tutta la paternità dell’arma al solo Georg Luger. In effetti Luger si limitò a prendere la C-93 di Borchardt e ad effettuare su di essa un’opera di razionalizzazione globale, senza di fatto apportare modifiche sostanziali al suo sistema di funzionamento. La C-93, per quanto goffa e sproporzionata nell’aspetto, a quanto pare aveva un funzionamento ineccepibile; se ben tarata, la sua affidabilità era pressoché totale, addirittura superiore a quella della pistola di Luger. Fu solo a causa dello sviluppo della Borchardt-Luger, che la Borchardt originale fu abbandonata, mentre ad esempio, la Mauser C96, uscita qualche anno dopo, e qualitativamente inferiore, sopravvisse fino alle soglie della seconda guerra mondiale. Ad ogni modo Borchardt, forse a causa di un raffreddamento nei suoi rapporti con la DWM, colpevole, a suo avviso, di aver favorito Mauser permettendogli di sfruttare la cartuccia della C-93 per sviluppare la sua C-96, o forse per un semplice disinteresse a sviluppare la sua creatura secondo logiche militari che gli erano avulse, lasciò perdere lo sviluppo e la promozione della pistola, lasciando campo libero a Luger, che invece godeva della massima considerazione e appoggio da parte dell’azienda. Il nome di Borchardt scomparve quasi del tutto, e anzi, per molto tempo la sua pistola fu descritta in maniera pessima, soprattutto se confrontata con le ottime critiche che ricevette la sua rivale dell’epoca, la Mauser C-96. In seguito, dato il vezzo tipicamente americano, di chiamare le armi con il nome del loro inventore, la Parabellum diventò semplicemente “Luger”. Il funzionamento della Luger, deriva direttamente da quello che aveva messo a punto Borchardt, studiando il meccanismo dell’otturatore a snodo, usato dalla mitragliatrice Maxim e da alcuni fucili “Winchester”. Il caricatore ad astuccio estraibile inserito nell’impugnatura, la cui presenza oggi appare del tutto scontata, fu una geniale invenzione di Borchardt. Dal punto di vista tecnico, Luger, inclinò l’impugnatura della pistola di 55 gradi, mentre in origine questa era praticamente a 90 gradi rispetto all’asse della canna, rendendo così il puntamento della pistola facile ed intuitivo. Eliminò la grossa molla posizionata all’interno di un vistoso bulbo situato dietro al meccanismo dell’otturatore, e la sostituì con una più piccola inserita direttamente nell’impugnatura, parallela al caricatore, rendendo la pistola meno ingombrante, quindi, ridusse la lunghezza della canna da 19 a 12 centimetri, in modo da ridurre ulteriormente l’ingombro dell’arma e aumentarne il bilanciamento. Per il resto, le altre modifiche, di poco conto, erano perlopiù tese ad affinare l’affidabilità meccanica e a soddisfare le esigenze militari in fatto di sicurezza. Il sistema di chiusura della pistola, che consente l’apertura tra canna e otturatore solo dopo che le pressioni dovute allo sparo siano scese ad un livello di sicurezza, si basa sul principio che tre punti di snodo, se posizionati tutti sullo piano e caricati in un estremo, si comportano come un sistema rigido. Non appena il punto centrale si solleva, l’equilibrio si rompe. L’otturatore della Luger è dotato appunto di tre perni, con quello centrale posizionato leggermente più in basso rispetto agli altri due, ben bloccato dalle guide del telaio. Al momento dello sparo, l’insieme canna otturatore si muove solidale all’indietro, spinto dal rinculo. L’otturatore si comporta come un sistema rigido, in quanto il perno centrale data la sua posizione rispetto agli altri due, tenderebbe a spostarsi verso il basso, ma questo movimento gli viene impedito dal telaio stesso della pistola. Il perno centrale è dotato di due estremità laterali cilindriche, che scorrono sulle guide del telaio. Queste guide formano una curva verso l’alto, le quali forzano il perno centrale ad alzarsi mentre indietreggia. Non appena lo snodo centrale, raggiunge un piano più alto rispetto agli altri due, questo viene naturalmente forzato ad alzarsi. La canna incontra un blocco nel telaio che la ferma, mentre l’otturatore, ormai svincolato, è libero di arretrare in modo e di completare il ciclo di ricarica. Il sistema di chiusura della pistola è detto “a ginocchiello” a causa della forma dello snodo che governa il movimento dell’otturatore.

Luger P.08
Una Luger P.08 d’ordinanza tedesca completa di fondina.

Dal 1900 una grandissima serie di Parabellum è stata prodotta, quindi è praticamente impossibile elencare le sue infinite varianti, modifiche e modelli che si sono succeduti negli anni. Una delle modifiche più importanti apportata al primo modello, il P00, adottato dall’esercito svizzero, fu il cambio del calibro, da 7,65 a 9 mm, per adeguare la pistola alle richieste dell’esercito tedesco che voleva un’arma da fianco dotata di un maggior potere d’arresto. Luger ottenne la cartuccia che divenne la più utilizzata nell’ambito delle armi corte militari, semplicemente allargando il colletto del bossolo, in modo da potervi inserire un proiettile di calibro maggiore, rispetto al 7,65 Parabellum, che a sua volta era stato ricavato dal 7,63 Borchardt. Con una serie di versioni intermedie si arrivò alla P04, in calibro 9 mm, adottata dalla Imperiale Marina Tedesca, con canna lunga 152 cm e alzo regolabile a 100 e 200 metri. Questa versione era dotata di un attacco sull’impugnatura per inserirvi un calciolo in legno che la trasformava in una piccola carabina. In seguito, apportando alcune altre modifiche, tra le quali la rimozione della sicura sull’impugnatura, e la sostituzione della molla di recupero, che era a lamina, con una a spirale, nel 1908, arrivò l’adozione definitiva da parte dell’esercito tedesco, e la versione più famosa della Luger, la P08. Un’altra variante della Parabellum da citare è sicuramente la LP08, versione nata nel 1913 per l’artiglieria, con canna da 20 cm e alzo a cursore regolabile fino a 450 metri. La Luger rimase in servizio fino alla fine della seconda guerra mondiale, benché nel 1940 fu ufficialmente sostituita dalla più efficiente e meno costosa P38.

Spaccato Borchardt-Luger P.00
Uno spaccato della Borchardt-Luger modello P.00, ordinanza svizzera.

LUMINELLO
Piccola parte presente nelle armi ad avancarica a percussione. Si tratta di una piccola vite cava, avvitata alla culatta. La testa della vite forma un perno sul quale inserire la capsula d’innesco, e la cavità trasmette la vampa d’accensione alla carica di lancio.
LUNGOFOCALE
Ottica a lunga distanza focale. Queste ottiche consentono di tenere una distanza tra occhio e mirino abbastanza lunga, e sono utilizzate come organo di mira per le armi corte, come pistole e revolver. (vedi cannocchiale).
 

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