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AZGUNPEDIA BERETTA 92 FS LA STORIA

Un'intera pagina dedicata alla storia della pistola italiana famosa in tutto il mondo; la Beretta modello 92FS, o M9 se preferite la denominazione militare americana. Vediamo come ha fatto una 9mm italiana a diventare l'arma da fianco dell'esercito degli Stati Uniti d'America.
BERETTA 92 FS: LA STORIA
Nel 1940 la Beretta iniziò a mettere a punto una pistola a chiusura geometrica stabile. Prendendo ispirazione dalla Walther P38, la nuova pistola Beretta a chiusura geometrica utilizzava lo stesso sistema a blocco oscillante della pistola tedesca, ideato da Berthelmes. L'adozione di un otturatore a chiusura stabile era necessario per sparare in tutta sicurezza il potente munizionamento in calibro 9 mm Parabellum. Il progetto venne portato a termine solo negli anni 50, a seguito di un interessamento da parte dell’esercito di Israele. Inizialmente il modello 951 non convinse del tutto per via della debolezza strutturale del fusto, originariamente costruito in Ergal, una lega di alluminio usata in aeronautica. Il telaio fu prontamente sostituito con uno realizzato in acciaio. Con questa modifica, il modello “951 Brigadiere” entrò in produzione nel 1955. Questa pistola è stata a tutti gli effetti la vera progenitrice di quella che sarebbe diventata una delle famiglie di pistole più famose e apprezzate al mondo; quella della Beretta serie 92.
Beretta 951 Brigadiere
La pistola Beretta modello 951 in calibro 9x19 mm, è stata alla base del progetto che ha portato allo sviluppo della 92FS.
Il modello 951 era una pistola con la parte superiore del carrello otturatore tagliata, caratteristica tipica delle pistole Beretta. Era equipaggiata con un caricatore amovibile capace di contenere 8 colpi in calibro 9x19 mm disposti su un sola fila (caricatore monofilare). Funzionava a cane esterno, con scatto in sola singola azione. Il pulsante di sgancio del caricatore era posizionato nella parte bassa dell’impugnatura. La pistola giudicata di ottima qualità come tutte le pistole Beretta, fu adottata dalle Forze Armate Italiane, dalla Polizia (all’epoca si chiamava ancora Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza), dai Carabinieri, nonché dall’esercito Israeliano che ne aveva fatto richiesta. Ironia della sorte, anche l’esercito Egiziano, acerrimo nemico di Israele, la adottò.
Smontaggio Beretta 951
Una interessante vista della pistola modello 951 in smontaggio di campo. Notate lo svincolo tra canna e carrello funzionante a blocchetto oscillante, posizionato sotto la camera di cartuccia della pistola.
Agli inizi degli anni ’70 dal modello 951 nacque il modello 92. La nuova pistola era dotata di un moderno scatto ad azione mista, singola e doppia azione, e di un caricatore a grande capacità, che ospitava ben 15 proiettili, in calibro 9 mm parabellum, disposti su due file sfalsate (caricatore bifilare). La pistola venne presentata nel 1975 dopo 5 anni di sviluppo. La denominazione scelta fu "modello 92", numero che stava ad indicare il calibro, 9 mm, e la disposizione su due file dei proiettili contenuti nel caricatore. Riprendendo il progetto originale della 951, la nuova pistola fu progettata per avere un fusto costruito in alluminio aeronautico Ergal. Il primo modello di Beretta 92 aveva la sicura sul fusto, in posizione analoga a quella della Colt 1911, che permetteva di portare l’arma in “condizione uno”, ovvero con la camera carica e con il cane armato e bloccato dalla sicura. Evidentemente era stato giudicato che una pistola ad azione mista poteva anche essere portata in condizione due, carica e con il cane abbassato senza bisogna di avere alcuna sicurezza manuale inserita, fermo restando che l'operazione di disarmo manuale del cane su una camera carica, era di per se un'operazione pericolosa. Il fermo del caricatore era situato nella parte inferiore dell’impugnatura. Una posizione senza dubbio poco comoda, e ormai superata. Anche in questo caso la scelta non era sbagliata a prescindere, in quanto con un caricatore da 15 colpi la necessità di dover ricaricare velocemente la pistola durante uno scontro a fuoco è veramente remota, mentre il fermo alla base del calcio rende impossibile lo sgancio accidentale del caricatore durante il porto. La qualità del primo modello 92 convinse il governo Brasiliano, che la scelse come pistola d'ordinanza per le sue forze di Polizia ed Esercito. Ancora oggi la brasiliana Taurus, che ha rilevato gli impianti Beretta al termine del contratto, produce pistole basate sull'impianto meccanico della 92, che sono molto più simili alla 92 originaria che non alla successiva e definitiva 92 FS. Una piccola fornitura venne anche acquistata dalla Marina Militare Italiana.
Prototipo Beretta 92
Il primo prototipo che porterà a sviluppare il modello 92.
Beretta modello 35 (prototipo modello 92)Un Altro prototipo, praticamente definitivo. E' stato presentato come “modello 35”. Notare la leva di rinvio del grilletto a vista, che si inserisce sotto la guancetta. La piccola sagoma che spunta verso l’alto alla fine, della leva di rinvio, e che è tutt’uno con questa, è il disconnettore.

Il funzionamento della pistola è a corto rinculo di canna a blocchetto oscillante. Le due estremità laterali del blocco oscillante, incernierato allo zoccolo inferiore della camera di cartuccia, si inseriscono all’interno di due recessi laterali ricavati nel carrello. A causa della presenza di tali recessi, lo spessore dell’acciaio in questi due punti è ridotto. Questo particolare costruttivo è stato in seguito causa di alcune rotture, e rappresenta di fatto il tallone d’Achille della pistola italiana. Dietro allo zoccolo della canna fuoriesce un perno, che comanda l’oscillazione del blocchetto di chiusura. Tale perno va ad appoggiare contro la parete interna del fusto. Al momento dello sparo, canna a carrello rinculano in maniera solidale tra di loro. Intanto che la canna indietreggia, il perno posteriore viene costretto a rientrare, e il suo movimento spinge il blocco oscillante verso il basso. Non appena l'insieme canna e carrello è indietreggiato di 5 o 6 millimetri, il blocchetto a causa della rotazione si svincola dai recessi nel carrello. La canna è costretta a fermarsi contro la parete interna del fusto, mentre il carrello continua la sua corsa retrograda. L’estrattore solidale al carrello trattiene il bossolo, che è saldamente agganciato per mezzo della scanalatura del fondello, e lo accompagna nella sua uscita dalla camera di cartuccia. Il fondello del bossolo colpisce un espulsore solidale al fusto, che devia la traiettoria del bossolo e lo fa volare fuori dalla pistola. In questo caso tutta la parte anteriore del carrello funziona da finestra di espulsione, per cui è impossibile che il bossolo possa colpire un qualunque spigolo e incepparsi all’interno dell’arma. Una volta terminata la sua corsa a ritroso, il carrello viene richiamato in avanti dalla molla di recupero, e durante il suo viaggio di ritorno, preleva la prima cartuccia del caricatore, e la inserisce in camera. Al contrario di quanto avviene con il sistema di chiusura Browning, la canna della Beretta 92 si muove lungo in suo asse. Questa particolarità, oltre a migliorare la precisione intrinseca dell’arma, favorisce l’ingresso in camera della cartuccia, e velocizza il ciclo di ricarica.

Beretta 92
Il modello 92 definitivo (1975), che partecipò alle prime prove indette dal governo americano per sostituire le vecchia 1911-A1 con una moderna pistola in calibro 9mm Nato.
Nel 1976 le forze di Polizia italiane, dopo aver provato la pistola, chiesero alla fabbrica gardonese di apportare delle modifiche. Le modifiche riguardavano essenzialmente il sistema di sicurezza manuale. La sicura a leva sul fusto fu sostituita da una funzionante a perno rotante, con funzione di abbattimento del cane, posizionata sul lato sinistro del carrello. Il percussore fu diviso in due parti, la prima delle quali, detta impulsore, scorre all'interno del blocco cilindrico della sicura. Quando si ruota la sicura, anche l'impulsore del percussore ruota, finendo fuori asse rispetto al percussore vero e proprio, interrompendo il contatto tra cane e percussore. Due sporgenze della leva della sicura si occupano di impegnare il disconnettore, che è solidale alla leva di rinvio del grilletto, e il controcane. L’azione della leva sul controcane sgancia il cane, e allo stesso tempo attiva il disconnettore interrompendo la catena di scatto. Quando la sicura manuale è abbassata il grilletto è dosconnesso e gira a vuoto. Per rimettere la pistola in condizione operativa, è sufficiente alzare la leva della sicura, in modo da riportare in posizione il disconnettore e riattivare la catena di scatto. Vista la forza necessaria ad esplodere il primo colpo in doppia azione, il porto della pistola è da ritenersi sicuro anche con il cane abbassato, colpo in canna e sicura disinserita. Ma le forze di Polizia hanno ritenuto necessario che il porto dovesse avvenire anche con la sicura manuale inserita. Il nuovo modello fu denominato 92S (sicura).
Beretta 92S
Il modello 92S (sicura) del 1977.
L’Italia cercava un’arma per rimpiazzare i vecchi modelli “34” e “51” che erano in uso presso le forze armate dell’epoca. Nel 1977, quando il modello 92S fu portato a termine, Polizia e Carabinieri la giudicarono eccellente e la adottarono. Ne acquistarono una consistente quantità, allo scopo di sostituire gradualmente i vecchi modelli precedentemente in uso. La neonata Beretta 92S suscitò anche l'interesse dell'esercito americano, che stava iniziando un programma di prove, lo JSSAP (Joint Service Small Arms Program), con lo scopo di trovare una moderna pistola in calibro 9mm Nato che fosse in grado di sostituire la veneranda M1911-A1. La vecchia ordinanza americana, in calibro .45 ACP, era ormai in servizio da oltre 70 anni. All'aviazione americana fu affidato il compito di condurre una serie di test comparativi tra tutte le pistole in calibro 9mm Parabellum presenti sul mercato. L'anno successivo la Beretta consegnò un lotto di pistole alla US Air Force per i test. Si trattava di una versione leggermente modificata della 92S, il modello 92S-1. In questa variante, il pulsante di sgancio del caricatore abbandona la parte bassa dell’impugnatura e viene collocato alla base posteriore del ponticello di guardia del grilletto. Il comando in questione è di tipo “ribaltabile”. Rimuovendo le guancette, fissate da due viti, il pulsante di sgancio del caricatore può essere rimosso e rimontato al contrario, in modo da permettere uno sgancio veloce anche ai tiratori mancini. La leva della sicura, giusto per confermare la nuova attitudine “ambidestra” della pistola, viene raddoppiata e riportata anche sul lato destro del carrello. Un'altra piccola modifica riguarda infine l'impugnatura; nelle parti anteriore e posteriore, sono stati ricavati degli intagli verticali per favorire la presa della mano.
Beretta 92 S-1
Il modello 92 S-1 del 1979, che partecipò alle prove per l'aviazione americana. Si trattava evidentemente di un modello di transizione, lo testimonia il fatto che la guancetta sinistra non è stata modificata dopo la rimozione dello sgancio del caricatore dalla parte bassa dell'impugnatura.
Mentre ancora le prove per l'aviazione americana erano in corso, a Gardone decisero che era giunto il momento per le modifiche definitive. La principale di queste consistette nel dotare la pistola di una moderna sicura automatica al percussore, sotto forma di una piastrina rettangolare, visibile nella parte alta del carrello, e che blocca il percussore fino a quando il grilletto non è stato premuto completamente. Questa ulteriore sicura, ormai ritenuta indispensabile in una pistola militare, completa in maniera definitiva i dispositivi di sicurezza dell'arma. Le guancette sono state completamente zigrinate, e al centro di queste fa bella mostra lo stemma della Beretta. Infine viene aggiunto al grilletto un profilo posteriore piatto che ne riduce la corsa del retroscatto. Il nuovo modello 92SB (Sicura Bilaterale), del 1980 fu adottato dalla Polizia e dai Carabinieri. Solo la Guardia di Finanza preferì il modello 84BB a chiusura labile che camerava il meno potente calibro 9mm corto.
Beretta 92SB
La Beretta modello 92 SB (Sicura Bilaterale) del 1980. Si tratta praticamente del modello definitivo, che è stato adottato non solo da Polizia e Carabinieri italiani, ma anche da numerosi corpi di polizia americani.
Intanto la Beretta 92S-1 fu giudicata la migliore tra tutte le pistole testate dall'aviazione Americana. Alle prove parteciparono la Colt SSP, la Smith & Wesson 459, le FN DA, FA e High Power, le Hecker & Koch P95 e VP70 e la Star M28. In Italia la nuova 92 SB sostituì velocemente le 92S precedentemente acquistate da Polizia e Carabinieri. Negli USA la vittoria della pistola italiana scatenò l'ira e le proteste dei nazionalisti, che costrinsero il Dipartimento della Difesa a condurre nuovi test. Ancora una volta la Beretta fu giudicata come la migliore pistola, facendo crescere maggiormente il malcontento di coloro che avevano voluto la ripetizione delle prove. Per l'ottimo risultato ottenuto nello JSSAP, la pistola fu acquistata da molti corpi di polizia degli USA. In particolare un grosso quantitativo fu adottato dal corpo di Polizia dello stato del Connecticut.
Beretta 92 SB Compact
Il modello 92 SB Compact (1981), un modello più corto e con caricatore da 13 colpi. Sempre nel 1981 nasce il modello 98 SB, per il mercato civile italiano in calibro 7,65 Parabellum.
Nel 1981 fu la volta della versione “Compact” della 92 SB, con caricatore da 13 colpi e canna accorciata, mentre nel 1982 la Berettona subisce un'altra cura dimagrante con il modello “92 SB Compact Type M” con caricatore monofilare da soli 8 colpi. In questi anni la Beretta entrò nel mercato civile italiano, che proibisce il calibro 9mm Parabellum, con il modelli 98SB e 98SB Compact, e con il modello 99 (l'equivalente del Compact Type M) tutti camerati per il calibro 7,65 Parabellum. Sulla spinta delle proteste nel 1982 l'esercito americano mise a punto una nuova serie di test, ma dopo un attento esame giunse alla conclusione che queste nuove prove erano talmente dure che nessuna arma sarebbe stata in grado di superarle, per cui vennero annullate. Sotto la pressione del Congresso, nel 1983 l'esercito degli Stati Uniti indisse nuove prove, denominate XM9 Service Pistol Trials. Contemporaneamente nel 1983 la Beretta torna a mettere mano sul progetto, per adeguarlo ai progressi compiuti nel JSSAP americano, creando il modello 92SB-F, denominato in seguito semplicemente 92F. I militari americani suggerirono di modificare il ponticello della pistola, che era di tipo arrotondato, con uno squadrato di tipo “combat”, dotato cioè di appoggio per l'indice della mano debole, come suggeriva la moda di allora. Una leggera modifica alle guancette della pistola, rendeva più comodo l'appoggio del pollice. Il caricatore fu dotato di un fondello più massiccio, simile a quello già adottato nella versione Compact. La finitura esterna passò dalla classica brunitura nera lucida a una speciale parcherizzazione opaca, chiamata “Bruniton”. La cromatura interna della canna e camera di cartuccia, completò il processo di evoluzione. Dopo tanti ritardi dovuti alle immancabili azioni tese a contrastare l’adozione della pistola italiana, finalmente nel 1984 i test denominati XM9 per l'adozione di una pistola calibro 9mm Nato cominciarono. S&W 459A, Beretta 92SB-F (92F), Sig-Sauer P226, H&K P7 e PM13, Walther P88, Steyr GB e FN Browning ADA si contesero la vittoria per diventare la futura pistola dell’esercito americano. I test si trascinarono a lungo, a causa del ricorso legale presentato Smith & Wesson e Hecker & Koch, che erano state eliminate nelle fasi iniziali del test. Le prove furono superate solo dalla Beretta 92 F e dalla Sig-Sauer P226 che si classificarono pari merito. Alla fine il 14 Gennaio 1985, la pistola “Beretta 92 F” diventò la nuova pistola di ordinanza dell'esercito americano con il nome di “M9”. Decisivi, per la vittoria finale sulla rivale tedesca, furono il prezzo di acquisto, più basso rispetto a quello della Sig-Sauer, e l'assistenza post vendita. Anche in questo frangente non mancarono le polemiche; la Beretta fu accusata di essere stata illecitamente favorita e di aver ricevuto informazioni in anticipo sul prezzo proposto dalla concorrente.
Beretta M9
Ed ecco finalmente la pistola M9 così come la conosciamo. La Beretta modello 92F, è diventata in seguito la 92FS (Full Security) con l'aggiunta di un dispositivo di sicurezza che frena la corsa del carrello in caso di rottura.
Beretta 92 Fs esploso delle parti
L'esploso delle parti della Beretta 92 FS.
Beretta M9 Smontaggio
Lo smontaggio da campo.
Il contratto richiedeva la produzione di 315930 pistole per una cifra di circa 75 milioni di dollari. Il programma, della durata di cinque anni, prevedeva la consegna di 53000 pistole dalla fabbrica italiana di Gardone nel primo anno. Per le rimanenti, dal secondo anno in poi, la produzione doveva essere affidata alla fabbrica americana della Beretta ad Accokeek nel Maryland. In realtà ci furono delle difficoltà iniziali nella consegna della pistola, dovute principalmente alle azioni legali di disturbo messe in atto dalla Smith & Wesson. La vittoria della Beretta nelle precedenti prove fu messa in discussione anche a livello politico; evidentemente agli americani non andava proprio giù che una pistola italiana si fosse dimostrata più valida delle pistole statunitensi. Intanto nella fabbrica di Gardone continuava la produzione. La versione commerciale della pistola fu denominata 92F. A questa si affiancarono in seguito le versioni Compact e Compact Type M. Per il mercato civile italiano la pistola assunse la denominazione di 98F. A causa del divieto del calibro 9 mm Parabellum per i civili, la Beretta 98F fu inizialmente camerata in calibro 7,65 Parabellum. In seguito il 7,65 Para fu sostituito dal più performante 9x21 IMI, che per molti versi è da ritenersi tecnicamente equivalente al 9x19. Se alcune manovre politiche mettevano in discussione la superiorità tecnica della Beretta 92F rispetto alle rivali, i fatti continuavano a dare ragione alla pistola italiana. Numerosissimi corpi di polizia statunitensi l'adottarono. Sempre nel 1985 il ministro della Difesa Francese indisse un concorso per conto delle Gendarmerie Nationale. Le prove, svolte nel 1986, videro di fronte alla Beretta 92F, la Walther P88 e la Sig Sauer P226. Nel Luglio 1987 la Beretta fu adottata anche dalla Gendarmerie Nationale Francese. La produzione delle 110.000 pistole del contratto, fu affidata alla MAS (Manifactures d'Armes de Saint Etienne), che le fabbricò su licenza Beretta. E' da notare come ancora una volta la 92F pareggiò con la Sig-Sauer P226, ma la Beretta proponeva un'assistenza post vendita che risultò vincente. La pistola adottata dai francesi assunse la denominazione commerciale di modello 92G (G = Gendarmerie). Si trattava di una versione leggermente modificata della 92F, nella quale la sicura aveva la sola funzione di abbatticane. Una volta attivata, tornava automaticamente a riposo, non permettendo quindi il porto dell'arma con la sicura inserita. La pistola fu adottata con il nome di “PAMAS G1”.
Pamas G1 (Beretta 92 FS francese)
La pistola PAMAS G1, versione per la Gendarmerie Nationale della Beretta 92G. La Beretta, in Francia era rappresentata alla MAS (Manufacture d'Armes de Saint Etienne)
Su pressante richiesta della Smith & Wesson nel 1988 il Congresso Americano bandì una nuova competizione denominata XM10, ma tutte le pistole che parteciparono furono scartate in quanto non adatte a sostituire la M9. Molto stranamente proprio la Smith & Wesson non partecipò alla gara, ma ancora una volta fece pressioni affinché il bando di prova venisse ripetuto. Per la prova successiva, prevista per Settembre del 1988, Beretta e Sig-Sauer, in quanto già finaliste nei test XM9 furono ritenute libere o meno di partecipare senza effettuare test preliminari. Intanto furono introdotti i modelli 98F Target, 92F Competition e 92F Inox. Sempre nello stesso anno la produzione di M9 fu temporaneamente sospesa per risolvere un raro problema al carrello che si era riscontrato in pochissimi esemplari. Molto si è scritto e fantasticato sulla fantomatica pericolosità delle Beretta M9 da parte di certa stampa americana contraria all'adozione dell'arma italiana. Si è parlato di volti tremendamente sfigurati, arti strappati e incidenti inimmaginabili, causati dalla rottura del carrello delle Beretta adottate dall'esercito. Nella realtà ci sono stati tre casi di militari feriti dal carrello della Beretta M9. Un soldato ha subito la rottura di un dente, mentre agli altri due hanno dovuto applicare due punti di sutura al volto. Secondo le indagini svolte dall'esercito americano la causa degli incidenti era da imputare alla qualità degli acciai utilizzati dalla fabbrica italiana. Al momento degli incidenti la produzione non era ancora stata totalmente trasferita negli stabilimenti di Accokeek nel Maryland, e i carrelli delle pistole venivano prodotti in Italia. Secondo le indagini svolte dalla Beretta, la causa della rottura, che avveniva in corrispondenza dei tenoni di chiusura del blocchetto oscillante dove lo spessore del carrello è inferiore, era da imputarsi al munizionamento utilizzato, che superava i valori pressori standard. Pare che gli incidenti fossero tutti avvenuti durante test che utilizzavano munizioni a carica maggiorata, e mai durante il servizio. Qualunque fosse la causa, quando la produzione dei carrelli fu trasferita negli stabilimenti americani, il problema non si ripresentò più. In ogni caso la Beretta apportò delle modifiche al disegno della pistola, integrando un sistema frenante, in grado di fermare la corsa retrograda del carrello in caso di rottura. Nel 1989 in seguito a questa modifica, la denominazione commerciale della pistola diventò 92FS. Nel frattempo la Beretta aveva vinto anche le prove XM-10, battendo Smith & Wesson e Sturm Ruger. A rendere ancora più schiacciante ed onorevole la vittoria della pistola italiana, fu il fatto che la Beretta non si presentò ufficialmente ai test. Pienamente soddisfatto del funzionamento dell’arma, e al fine di togliere ogni dubbio circa la legittimità della sua scelta, fu lo stesso esercito americano a portare ai test la pistola. Pescò a caso 30 esemplari di M9 arrivati con l'ultima fornitura, e li presentò alla competizione. A fronte della vittoria del concorso, l'esercito americano richiese un nuovo lotto di 57000 pistole, in modo da completare il cambio delle armi dell'intero Dipartimento della Difesa.
Beretta 92D
La Beretta 92D è semplicemente una 92FS in sola doppia azione, cioè con il cane che si abbatte automaticamente dopo ogni colpo. Le Beretta 92 in sola doppia azione sono armi nate per soddisfare le diverse esigenze di servizio delle forze di Polizia americane. Il cane è esterno, ma la sua cresta è stata tagliata a filo con il carrello. Manca la sicura manuale, che è presente sul modello 92 DS.

Con l’entrata nel nuovo millennio, la Beretta ha tentato di aggiornare la Beretta 92, mettendo in produzione il modello 90Two. Si tratta essenzialmente di una versione più moderna del vecchio progetto. Dal punto di vista tecnico la pistola si distingue per la presenza di una guida Picatinny integrale al dust cover per il montaggio di accessori, la presenza di una recoil buffer in alluminio interno al fusto, e il guida molla in materiale sintetico che ingloba la molla. Per il resto è l’intera “grafica” della pistola ad essere stata rivisitata in chiave moderna. Quando non utilizzata, la slitta Picatinny può essere coperta da un guscio di materiale sintetico, per evitare che potesse creare problemi in fase di estrazione. Il pubblico però non sembra gradire l’evoluzione; le vendite sono piuttosto lontane da quelle della serie 92/98 originale. La Beretta ha aggiustato il tiro nel 2009, con l’introduzione della 92A1, che riprende le soluzioni tecniche adottate della 90two, ma inserite all’interno di una linea molto più simile a quella della 92FS. Ma prima bisogna fare un piccolo passo indietro, al 2005.

Beretta 90 TWO
L'avveniristica Beretta 90 TWO

Nel 2005 il Corpo dei Marine richiese alla Beretta un lotto di M9 modificate, per operazioni speciali, che integrassero una slitta Picatinny Mil-STD-1913 sul dust cover. Nel 2006 fu approntato il modello M9A1, per soddisfare la richiesta. Oltre al rail sotto la canna per l’attacco degli accessori, la nuova pistola presenta un inedito disegno del ponticello, con la parte anteriore piatta, che diventa un ulteriore punto aggancio per gli accessori. L’impugnatura è stata modificata, aggiungendo zigrinature su frontstrap e backstrap, al posto degli intagli longitudinali presenti sulla versione base, e l’imbocco di inserimento del caricatore è stato svasato. Il caricatore ha una finitura superficiale che riduce l’attrito, e una forma che minimizza l’accumulo di sabbia, particolari che lo rendono più adatto agli ambienti sabbiosi, rispetto a quello originale. In particolare la Beretta M9 avevano sofferto la sabbia del deserto durante le operazioni in Iraq e Afghanistan. La colpa era da attribuirsi esclusivamente alla fornitura di caricatori, costruiti da un produttore americano, che erano trattati con un rivestimento che attirava la sabbia. Per risolvere il problema i soldati americani erano costretti a farsi spedire caricatori originali Beretta, o Mec-Gar (Meccanica Gardonese), acquistati direttamente negli USA da parenti e amici.

Beretta M9A1
La Beretta M9A1, richiesta espressamente dal Corpo dei Marines. Sul lato destro del carrello è riportata la dicitura “MOD.92FS-M9A1 9mm Parabellum Patented”.

Nel 2009, come era lecito aspettarsi, la Beretta fece uscire le versioni civili della M9A1. I modelli 92A1, 98A1 e 96A1 in calibro .40 S&W. Questi modelli però non ricalcano pedissequamente la versione militare, ma sembrerebbero più che altro un modello a metà strada tra la 92FS e la 90Two. La 92A1 è dotata di tutti quegli accorgimenti evolutivi già presenti sulla 90Two, ma racchiusi in un’arma con un’estetica molto più vicina a quella della 92FS standard. A parte la slitta Picatinny sotto al dust cover, e la guardia del grilletto arrotondata, la pistola sembra a tutti gli effetti la “vecchia” mod. 92FS. A livello tecnico ritroviamo il caricatore maggiorato, da 17 colpi, per la versione in 9x19 mm e da 12 colpi per il .40 S&W, che già equipaggiava la 90two. La finitura e la forma del corpo del caricatore è quella standard, e non quella antisabbia della M9A1. Sono inoltre presenti il recoil buffer interno, la molla di recupero integrale al guida molla in polimero, e il mirino innestato a coda di rondine.

Beretta 92A1

La Beretta 92A1. Come potete vedere non ricalca le forme della M9A1, ma è un modello completamente nuovo.

La Beretta serie 92 viene oggi prodotta in una molteplice varietà di calibri e formati. In sola singola azione per il tiro, come ad esempio i modelli “Competition” “Target” o “Stock” (92C, 98C, 96C). O in sola doppia azione, con o senza cane esterno, create appositamente su richiesta di alcuni corpi di polizia statunitensi, come i modelli 92DS e 92D. Abbiamo già citato il modello 92G realizzato per la Polizia Francese. Anche i formati variano; alle versioni compatte, “Compact” e “Compact M”, si aggiunge il modello “Centurions”, dotato di carrello e canna della “Compact”, montati su un fusto standard da 15 colpi. I calibri disponibili sono il 9 mm Parabellum, l'italico 9x21 per la serie 98, e il potente 40 S&W per la 96, per il quale la capacità del caricatore è stata ridotta a 11 colpi. Attualmente le Beretta appartenenti alla serie 92, e le sue dirette derivate in vari calibri, sono le pistole militari, da difesa e polizia, più utilizzate e famose al mondo.
Umarex Beretta 98FS Target
La Beretta 98FS Target è caratterizzata da un vistoso contrappeso in volata.
Umarex Beretta 92FS CO2
La Beretta 92FS a CO2, commercializzata dalla stessa Beretta, ma, in realtà prodotta dalla tedesca Umarex.
Ha una capacità di 8 colpi in calibro 4,5 mm.
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