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SCHEDE
 
 
 
The Air Guns from Trigger to Muzzle
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Capitolo 5 – la transfer port
La TP (transfer port) è quel piccolo ma estremamente importante passaggio che unisce l'interno del cilindro con l'anima della canna. Questo passaggio, nel corso degli anni, ha subito numerose modifiche di progettazione, è stato realizzato in una grande varietà di formati e di svasature per meglio adattarsi al progetto dell'arma.

Studiando questo particolare della carabina ad aria compressa, ci sono tre variabili principali che vanno considerate:

(1) Il diametro del foro
(2) La lunghezza del foro
(3) La forma del foro

Prima di discutere di questi punti, consideriamo esattamente che cosa succede quando l'aria attraversa questo passaggio. Come il pistone crea la pressione davanti a se, questa ovviamente aumenta anche dietro al pallino. Nel momento di picco di pressione nel cilindro, il pallino quindi lascia la sua sede alla quale aderiva e accelera fuori dalla canna (se si tratta di un pallino ben aderente). Immediatamente, non appena accelera, dietro di lui la pressione inizia a scendere, e l'aria in pressione contenuta nel cilindro si precipita attraverso la TP per equilibrare la pressione nella canna. Quindi si crea un flusso di aria dal cilindro verso la canna. Questa differenza di pressione dovrà essere mantenuta per preservare il flusso d'aria. Ma per fare accelerare il pallino, il flusso deve necessariamente aumentare, e questo può avvenire solo a causa di un continuo aumento della differenza di pressione tra la la zona immediatamente dietro alla gonna del pallino e l'interno del cilindro.

Quando la pressione dal lato culatta (canna) della TP scende a circa la metà della pressione che si ha nel cilindro, si raggiunge una condizione nota come "flusso critico". A questo punto il flusso d'aria attraverso la TP è arrivato a una velocità costante, la quale non può essere ulteriormente aumentata senza aumentare la pressione nel cilindro. Ma la pressione nel cilindro è già caduta a causa del movimento all'indietro del pistone e al movimento in avanti del proiettile, pertanto il pallino non può più ricevere una ulteriore accelerazione. Tuttavia può essere spinto ad una velocità costante, poiché anche se non è più possibile aumentare il flusso non significa che questo debba necessariamente diminuire.

L'unico modo in cui può essere migliorata la velocità del flusso è quello aumentare il picco di pressione nel cilindro o, di mantenere la pressione esistente per un tempo più lungo, tenendo il pistone nella sua posizione avanzata. Sono già stati descritti gli sforzi compiuti in questa direzione ed appare chiaro che è "più facile dirlo che farlo".

Nel momento in cui viene raggiunto il flusso critico, si formano onde d'urto lungo la TP; perché, in queste condizioni, la velocità del flusso d'aria è uguale a quella del suono a causa della pressione e la temperatura all'interno della TP. L'effetto di queste onde sarà ulteriormente trattato nel capitolo sul rendimento, tuttavia, a questo punto è sufficiente essere consapevoli della loro esistenza.

Dovrebbe essere chiaro da quanto scritto sopra che è di vitale importanza che ci sia il più piccola restringimento possibile per il flusso d'aria, in modo tale che il pallino ottenga la massima accelerazione possibile prima che venga raggiunta la portata critica.

Cerchiamo ora di discutere i tre punti menzionati in precedenza, dato che il flusso d'aria massimo dipende da come è disegnata questa porta.

Il diametro di questo passaggio ovviamente dipende anche dal calibro dell'arma. Se la TP fosse più grande rispetto al calibro nominale, ci sarebbe il pericolo che in fase di caricamento il pallino scivoli dentro al cilindro. Per determinare il diametro della TP più efficiente per la nostra particolare arma abbiamo adottato un sistema di prova ed errore. Ciò ha comportato una drastica operazione di lavorazione della TP esistente portandola ad un diametro di circa tre ottavi di pollice. Poi abbiamo utilizzato una serie di TP intercambiabili, identiche tra loro, a parte per diametro del foro, che andavano da 1/16 di pollice a 11/64 di pollice. L'arma scelta per tutti questi esperimenti era di tipo break barrel (a canna basculante), quindi è stato possibile utilizzare un comune oring per sigillare la culatta e tenere la falsa TP nella giusta posizione.

Con questo sistema siamo riusciti a sperimentare la dimensione di ogni TP quante volte abbiamo voluto, garantendo per ogni prova condizioni simili. La tabella seguente elenca i diametri di TP insieme con la velocità del pallino ottenuta con ogni dimensione. Il calibro era .22" (5,5 mm).

Diametro TP (pollici)
Velocità media
1/16 (0.0625” = 1.59 mm)   334 fps (101.5 m/s)
5/64 (0.078” = 1.98 mm)   388 fps (118.0 m/s)
3/32 (0.094” = 2.38 mm)   420 fps (127.7 m/s)
7/64 (0.1094” = 2.78 mm)   424 fps (128.9 m/s)
1/8 (0.125” = 3.18 mm)   428 fps (130.1 m/s)
9/64 (0.141” = 3.57 mm)   425 fps (129.2 m/s)
5/32 (0.156” = 3.97 mm)   423 fps (128.6 m/s)
11/64 (0.172” = 4.37 mm)   414 fps (125.9 m/s)

Da questi risultati è chiaro che in questo caso il diametro ottimale della TP è circa 1/8 di pollice (3.18 mm). Per entrambi i diametri adiacenti ad esso, nella tabella la velocità di uscita del pallino diventa inferiore. Se per i diametri più piccoli, questo è facilmente intuibile, poiché un foro più piccolo offre una resistenza maggiore rispetto a uno più grande che al contrario garantisce una maggiore portata del flusso d'aria, la ragione per la caduta di velocità quando si utilizza un diametro di TP superiore a 1/8” risulta essere meno facilmente comprensibile. È probabile che al di sopra di questo diametro ottimale vi sia un inaccettabile importo del “volume nocivo”, con il risultato di una eccessiva diminuzione della pressione finale, e quindi di una riduzione della forza di accelerazione che spinge il pallino.

“Volume nocivo” è un termine che usiamo per descrivere il volume d'aria contenuta nella TP o in altri fori o recessi presenti nella testa del pistone. In un caso estremo, per illustrare il punto, si supponga che il volume nocivo ammonti a una grande percentuale del volume totale compresso dal pistone. Il pistone potrebbe quindi accelerare in avanti e colpire direttamente l'estremità del cilindro, poiché potrebbe non esserci un accumulo di pressione sufficiente ad arrestarlo prima dell'impatto. E tale pressione potrebbe anche non essere abbastanza elevata da fare iniziare il moto del pallino in canna. Si sarà notato che il diametro massimo della TP testato era 11/64 di pollice, questo perché con un suo ulteriore aumento il pistone avrebbe effettivamente colpito l'estremità del cilindro.

La lunghezza della TP è molto più difficile da modificare e da sperimentare, ma è evidente che più è corta e meglio è, in quanto produce meno volume nocivo. Inoltre si forma meno resistenza al flusso, a causa del minore l'attrito dovuto al passaggio dell'aria sulle pareti della TP.

L'aria, come qualsiasi altro fluido, ha una viscosità. La viscosità è la proprietà di un fluido che misura la sua resistenza al movimento. Confrontate la melassa che cola da un barattolo con il flusso dell'acqua che esce da un secchio capovolto. L'aria ovviamente, non è come viscosa come l'acqua, a temperatura e pressione normale. Ma essa obbedisce alle stesse leggi del fluido, quindi la sua viscosità aumenta all'aumentare della pressione. Poiché, in linea di massima ci troviamo di fronte a pressioni elevate, le perdite di energia causate da questo fenomeno potrebbero essere significative.

Al fine di ottenere un'idea concreta di ciò che accade nella TP, è utile immaginare l'aria come se fosse un liquido. Pensate come il flusso di un ruscello viene ostacolato quando scorre su un letto roccioso. Il taglio delle pietre forma onde ed elementi vorticosi che ostacolano lo scorrere dell'acqua. In modo analogo, la maggior parte dei fucili che abbiamo studiato, avevano il bordo di ingrasso della TP tagliente, in quanto si trattava semplicemente di un foro eseguito al trapano. Ora non c'è niente di meglio di un angolo acuto per sconvolgere il flusso di un fluido, in quanto causa elementi vorticosi, che ostacolano lo scorrere dell'aria. Questo bordo è pertanto un elemento del sistema in cui si rischia di perdere energia.

Ancora una volta si rende necessario realizzare un esperimento pratico per indagare sulle perdite di energia in entrata dalla TP. Trasformando una della false TP con una forma svasata si è immediatamente verificato un aumento della velocità del proiettile di 7 piedi al secondo. Anche le altre armi che sono state modificate in questa maniera, hanno prodotto risultati analoghi o addirittura migliori, il che dimostra che la forma e le dimensioni della TP devono essere specifiche per ogni arma.

Così, ci siamo chiesti quale sia il disegno migliore? Ciò che si richiede è una TP di lunghezza più breve possibile, di diametro ottimale con un buon ingresso per l'aria e le superfici lucidate. Purtroppo non è sempre possibile realizzare una TP corta, senza avere perdita di resistenza meccanica in quella zona, soprattutto nella progettazione di una break barrel. La produzione di una TP svasata in ingresso è una raffinatezza che non si incontra spesso nelle armi prodotte in serie. Da un punto di vista puramente teorico, la migliore forma possibile per una TP sarebbe uno svaso in entrata seguito da un tubo di Venturi che si stringe al centro con un diametro leggermente inferiore al calibro, che quindi si allarghi nuovamente per un diametro corrispondente alla bocca d'entrata del foro della canna (Nota: vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Venturi ). Tuttavia, dopo aver fatto tanta fatica a costruire un dispositivo del genere, siamo rimasti delusi nel constatare che i vantaggi pratici sono stati pressoché insignificanti.

Alcuni modelli a canna basculante sono dotati di una culatta sigillata da una guarnizione posizionata in una cavità ricavata alla fine della TP. C'è il pericolo che una certa quantità di energia si perda in questo punto, poiché è improbabile che il flusso d'aria rimanga uniforme durante il passaggio presso la guarnizione. Il foro della guarnizione di solito è maggiore o minore del foro della TP.

Un noto produttore di “tap loading rifle” ad alte prestazioni, un tempo aveva realizzato un cilindro con la base a forma di imbuto, terminante con un semplice foro di comunicazione dal cilindro alla canna. Il pistone aveva l'estremità a forma di cono coincidente con l'angolo dell'imbuto. Un altro grande vantaggio di questa configurazione era che la TP diventava eccezionalmente breve, poiché il cilindretto porta pallino era stato posizionato direttamente alla fine dell'imbuto. Il punto cruciale del progetto era quello di ridurre al minimo le perdite in quel punto. Purtroppo non si può presumere se i costi di produzione siano stati compensati dall'aumento di velocità del pallino.

Tratto e tradotto dal libro “The Air Gun from Trigger to Muzzle” scritto da G.V. Cardew, G.M. Cardew e E.R. Elsom
NOTA: Un “Tap loading rifle” è una carabina che si carica attraverso il sistema detto “tap loader”. Esso consiste in un cilindro forato posizionato subito prima della culatta che ruota a 90 gradi rispetto all'asse orizzontale della canna. Il foro è la sede del pallino; si ruota il cilindro di 90 gradi agendo su una levetta ad esso solidale, fino a quando il foro del cilindro non si allinea ad un apposito foro ricavato sulla carcassa dell'arma. A questo punto si inserisce il pallino dall'alto, all'interno del foro, con la testa rivolta verso il basso, esattamente come si farebbe su una break barrel. Quindi si abbassa la leva, che fa ruotare il cilindro fino ad allineare il pallino alla culatta, da una parte, e alla Transfer Port dall'altra.
Di solito non ci sono o-ring così il cilindro deve essere montato molto preciso (in genere è conico). Si tratta di una vecchia tecnologia in voga almeno 100 anni fa. Alcune vecchie armi che montavano questo sistema aprivano automaticamente il cilindro quando la leva di armamento (tipicamente underlever) arrivava nei pressi del fine corsa.
Il termine “tap”, letteralmente “rubinetto” deriva dal fatto che questo meccanismo ha una forma molto simile a quella della valvola a rubinetto utilizzata nelle vecchie lampade di illuminazione a gas.

Taploader. Nella foto sotto si vede il cilindro smontato.
Capitolo 6 – la canna
Quando si parla della canna di un'arma ad aria compressa, si intende l'intero tubo, che si estende all'indietro, dal vivo di volata alla culatta nel punto dove il pallino è inserito, pronto per essere sparato. Sebbene possa sembrare inutile descrivere una definizione ovvia, lo abbiamo fatto perché vogliamo mettere bene in chiaro che abbiamo incluso nella descrizione anche quella porzione all'interno della quale è posato il proiettile prima che venga sparato. È infatti questa piccola sezione che aiuta a determinare la coerenza dell'arma, ma di questo si parlerà più tardi; prima dobbiamo dare un'occhiata al controverso argomento riguardante la lunghezza della canna.

Abbiamo risolto una grande quantità di problemi riguardo allo studio della lunghezza della canna, non appena ci siamo resi conto che gran parte del pensiero attuale sulle armi ad aria compressa è derivato dai principi che sono alla base dello studio delle armi da fuoco. Questo confronto è completamente ascientifico, così come qualsiasi altro confronto tra armi da fuoco e armi ad aria compressa, nello studio della balistica interna. Nel caso di un'arma da fuoco, il proiettile accelera lungo tutta la lunghezza della canna. Questo risultato si ottiene ottimizzando attentamente il propellente all'interno della cartuccia, in modo che bruci per tutto il tempo in cui il proiettile resta in canna. In questa maniera i gas prodotti dalla combustione riescono a mantenere costante la pressione propulsiva, al fine di cedere una grande energia. Purtroppo l'arma ad aria compressa è gravemente deficitaria riguardo a questo punto, poiché esiste solo un importo molto limitato di energia per accelerare il pallino, ed è praticamente tutta impartita al proiettile solamente durante i primi cinque pollici, o circa, della sua corsa all'interno della canna. Dopo questa distanza, il pallino non perde e non guadagna velocità fino a quando non ha coperto un ulteriore distanza approssimativa di 25 pollici, dopo di che comincia a rallentare a causa del suo attrito rispetto alle pareti della canna, e anche a causa della resistenza prodotta dal volume di aria che il pallino sta spingendo davanti a sé. Diventa chiaro quindi, che una carabina ad aria compressa con una canna lunga, non è più potente di una sua omologa con una canna più corta. Questa affermazione si basa sul grafico figura 6.1 che mostra l'accelerazione di un pallino in calibro .22 all'interno della canna. Da questo diagramma si può vedere che il proiettile viene accelerato solo durante i primi cinque pollici del suo percorso, mentre il resto del tragitto viene compiuto a una velocità costante.


Fig. 6.1 Accelerazione del pallino calibro 5,5 mm
La ragione di questo stabilizzarsi della velocità è che si è andato a formare il flusso di aria critico attraverso la transfer port a causa del ridotto valore di pressione nel cilindro. Questo flusso critico, come già accennato nel capitolo precedente, significa che l'aria può fluire attraverso la TP solo ad una certa velocità stabilizzata, e che quindi il pallino non può accelerare, ma viene spinto ad una velocità costante.

Il grafico 6.1 è stato ottenuto mediante l'utilizzo di una strana canna mostrata nella nella parte inferiore della figura 6.2 (nota: vedere la figura 6.2 sul libro). Su di essa sono stati ricavati una serie di fori a intervalli di 1 pollice lungo tutta la sua estensione. In ciascuno di questi fori è stata avvitata una boccola di materiale isolante, e su ognuna di queste boccole è stata a sua volta avvitata una piccola vite, di misura precisa in modo che la sua punta rimanesse perfettamente a filo con l'anima interna della canna. Con questo strano dispositivo è stato possibile fare contatto con il pallino in qualsiasi punto lungo la canna, poiché, come il proiettile passava sotto ad ogni vite avvitata al corrispondente foro, si verificava un contatto elettrico tra la vite stessa, elettricamente isolata dalla canna per mezzo della boccola di plastica, e le pareti dell'anima della canna, per mezzo dello stesso pallino. Con questo dispositivo collegato al nostro cronografo elettronico, è stato possibile stabilire il tempo impiegato dal pallino ad attraversare le varie sezioni della canna. Questa attrezzatura sperimentale può essere accoppiata con un ulteriore numero qualsiasi di sezioni, per formare una canna allungabile, come mostrato nella parte superiore della figura 6.2. Con questo procedimento siamo stati in grado di studiare canne fino a 5 piedi di lunghezza (poco più di 1 metro e mezzo, 152 cm). A queste lunghezze estreme, abbiamo osservato una caduta di velocità del pallino. Benché questa perdita di velocità fosse risultata minima, è valsa comunque la pena eseguire l'esperimento, perché ha dimostrato oltre ogni dubbio che la canna lunga non è la chiave per avere un'alta velocità di uscita del proiettile.

Potrebbe essere utile, a questo punto spendere poche parole su altri tipi di armi ad aria compressa, come le armi pneumatiche o a CO2, che utilizzano un gas precompresso, immagazzinato in un serbatoio, per accelerare il proiettile. Anche se non abbiamo fatto uno studio dettagliato su tali armi, sembra essere abbastanza chiaro come queste cadano in una classe a se stante, per quanto riguarda la balistica interna. Non possono certo essere raggruppate con le armi da fuoco, dato che non c'è un processo chimico di combustione per fornire energia. La sola spinta che può ottenere il pallino è data dall'espansione del gas attraverso la valvola quando si preme il grilletto. Solitamente ad ogni apertura della valvola avviene il passaggio di un grande volume di gas, così la canna lunga rappresenta un vantaggio, perché concede maggior tempo al gas di espandersi e di trasferire la sua energia al pallino. Probabilmente parte della CO2 che passa attraverso la valvola è ancora allo stato liquido, e pertanto richiede del calore al fine di convertirsi in gas ed espandere. Il calore può essere raccolto solo attraverso le pareti della canna, e pertanto più è lunga la canna, entro limiti ragionevoli, e più efficiente sarà la conversione dell'energia contenuta nel gas per la propulsione del pallino.

Ora, le armi che vengono alimentate da gas compresso, non possono essere neppure raggruppate con le armi funzionanti a molla. L'arma a molla è un caso unico, in quanto si basa sulla tenuta stagna del pallino, all'inizio della sua corsa, al fine di sviluppare la maggiore pressione possibile dietro di sé. Questa capacità del pallino di rimanere incollato alle pareti della canna, mentre il pistone produce un aumento di pressione, per poi staccarsi correttamente al momento critico, è probabilmente il fattore più importante per le prestazioni di un'arma a molla. Chi ha posseduto un'arma ad aria compressa avrà ricevuto il consiglio di provare "questa" o "quella" marca di pallini, perché hanno funzionato così bene in "tale" o "talaltra" carabina. L'intera idea di sperimentare diversi tipi di diabolo, ha lo scopo trovare un pallino che venga rilasciato, in quella particolare canna, nell'istante di pressione più elevata.

Una volta che abbiamo capito l'importanza di questo punto, abbiamo impostato su di esso ulteriori sperimentazioni dettagliate. Prima di tutto, abbiamo verificato ciò che noi chiamiamo la "pressione statica", necessaria per avviare il pallino lungo la canna, attraverso varie forme di culatta. Abbiamo collegato brevi segmenti di canna ad una pompa ad olio azionata manualmente in modo tale da poter aumentare la pressione dietro al pallino molto gradualmente, mentre allo stesso tempo, eravamo in grado di controllare l'aumento della pressione su un contatore. Come la pressione raggiungeva il punto in cui il pallino si avviava lungo la canna l'ago del manometro cadeva immediatamente, ma in ogni caso abbiamo potuto leggere la pressione massima raggiunta subito prima che questo avvenisse.

Ogni tronco di canna provato, aveva la culatta lavorata con una forma differente, in modo che fosse facile confrontare le pressioni di rilascio statico dei vari segmenti di canna, utilizzando pallini standard. È stato inoltre possibile verificare le pressioni massime raggiungete da pallini con code espanse o code contratte. Dopo aver verificato questo fattore, ogni canna è stata poi montata sull'arma sperimentale e le sue prestazioni misurate con il cronografo. Tuttavia, deve essere sottolineato che quella ottenuta sperimentalmente era solo la pressione statica di partenza, e che questa prova idraulica è avvenuta su una scala di tempo molto più lunga rispetto a quella che avviene realmente dentro all'arma. La pressione reale (dinamica) di partenza è circa tre volte il valore da noi misurato.

I risultati, sulla media di 20 colpi, sono riportati qui sotto:

  Pressione statica Velocità
Culatta ad angolo retto netto. 374 p.s.i. (25,8 bar) 371 f.p.s. (113 m/s)
Leggero smusso arrotondato sulla culatta 444 p.s.i. (30.6 bar) 434 f.p.s. (132 m/s)
Smusso diritto di 45° sulla culatta 442 p.s.i. (30.5 bar) 373 f.p.s. (113 m/s)
Smusso diritto di 60° sulla culatta 399 p.s.i. (27,5 bar) 390 f.p.s. (119 m/s)
Leggera conicità nella canna 308 p.s.i. (21,3 bar) 292 f.p.s. (88 m/s)

Fig. 6.3 Il pallino in culatta
È chiaro da questi risultati che la pressione statica più elevata, quella di 440 p.s.i. è stata anche quella che ha prodotto la velocità massima, e che questa è stata raggiunta da una culatta con uno smusso arrotondato e lucidato. Questa è illustrata nella figura 6.3. Tuttavia, è possibile avere un pallino che calza troppo stretto nella culatta, per cui esso inizia a muoversi solo dopo il raggiungimento del picco massimo di pressione, quando ormai la pressione nel cilindro è già calata, producendo una velocità inferiore alla bocca. Questo fatto può essere dimostrato espandendo le gonne dei pellets al di là delle dimensioni ragionevoli, e quindi controllare la loro velocità. Ora il motivo per cui la culatta ad angolo retto produce la pressione più bassa, e pertanto la più bassa velocità di uscita, è perché sotto l'azione della spinta dovuta alla pressione, se il bordo è tagliente, invece di permettere alla coda del pallino di adattarsi alla culatta, trancia un anello di piombo dalla gonna, liberando il pallino. Questo taglio della coda, ovviamente richiede meno forza rispetto all'adattamento della gonna sulle dimensione dell'anima della canna.

Da questi esperimenti abbiamo concluso che al momento di sparare, la coda del pallido deve in primo luogo, aderire al bordo del foro della canna, quindi come arriva la pressione dietro di essa, la gonna si deve comprimere fino a quando non diventa della stessa dimensione dell'anima della canna. A questo punto il pallino viene rilasciato e accelerato dentro la canna con la pressione massima dietro la gonna.

Esiste un ulteriore vantaggio derivante dall'avere una corretta forma della culatta; la velocità finale è molto più costante. Abbiamo trovato variazione del 2% su un certo numero di colpi, utilizzando la culatta di forma corretta, mentre gli altri disegni hanno mostrato una variazione del 6%. Ovviamente questo è da considerarsi un miglioramento notevole. È probabile che questa variazione del 2% sia dovuta alle differenze tra i pallini.

Il vantaggio di spendere un po' di tempo sperimentando diverse marche di pallini può essere dimostrato dalla fotografia di due pellets, la figura 6.4 (nota: anche in questo caso vi rimando al libro). Questo mostra il risultato del passaggio di due pallini identici attraverso diverse canne. Quello a sinistra mostra profondi solchi di rigatura sulla testa, mentre la coda era così pressata nella canna che il piombo è stato trafilato all'indietro. Quello a destra dell'illustrazione presenta solcature molto lievi sulla testa, provocate della rigatura, ma la coda è ben marcata. Questo pallino ha avuto un buon adattamento alla canna che l'ha sparato e tra i due sarà stato quello che ha dato la velocità massima.

Un buon sistema, per determinare se un pallino si adatta o meno alla canna, è quella di provarlo dal vivo di volata dell'arma in questione. Se entra senza troppa forza, e può essere tolto lasciando solo un lieve segno delle righe sulla testa, ha buone possibilità di essere il pallino dimensione corretta per quella canna. Se invece calza troppo stretto o è troppo allentato, provatene un altro di un'altra marca. Allo stesso tempo si deve controllare dall'esterno che la coda del diabolo sia sufficientemente larga come diametro per sovrapporsi alla culatta correttamente.

Un punto da tenere a mente quando effettuate la prova di cui sopra è che alcune carabine di fabbricazione continentale hanno ciò che noi chiamiamo la "canna strozzata". In questa configurazione l'anima della canna si restringe approssimativamente per l'ultimo pollice. Questa piuttosto sorprendente strozzatura riduce il diametro di circa quattro millesimi di pollice. Ci è stato detto che, se anche questo accorgimento riduce la velocità di uscita del pallino, aumenta l'accuratezza dell'arma. Poiché la precisione è al di fuori dell'ambito di questo studio, non abbiamo cercato di verificare l'esattezza di questa affermazione.

La maggior parte del lavoro di questo capitolo, è stato fatto utilizzando canne ad anima liscia. Questa semplificazione è stata adottata per favorire l'accoppiamento dei vari innesti della canna, e naturalmente per facilità di fabbricazione, ma abbiamo ovviamente dovuto confrontare i risultati ottenuti, con quelli prodotti da una canna rigata, poiché è necessaria dell'energia affinché il pallino ingaggi le rigature della canna, e questa energia deve necessariamente andare a scapito della velocità alla bocca. Siamo stati sorpresi nello scoprire che effettivamente poca energia è necessaria per far ruotare il diabolo, e che era impossibile rilevare la perdita di velocità quando si utilizzava una canna rigata invece che liscia. Un punto che forse vale la pena menzionare in questo capitolo, è che le canne, naturalmente, sono rigate al fine di aumentare la precisione, dovuta all'azione giroscopica che il pallino ottiene passando attraverso le rigature della canna. Abbiamo notato, tuttavia, che tutti i pallini lanciati dalle nostre canne ad anima liscia, sono atterrati in maniera corretta, con la testa in primo luogo, ed esattamente nella stessa posizione di quelli sparati dalle canne rigate! Il che ci fa domandare se la rigatura sia davvero necessaria quando si utilizza il pallino diabolo che sembra avere caratteristiche auto stabilizzanti. Un pensiero di cui nutrirsi in attesa di indagini future....

Tuttavia, c'è una considerazione finale da fare sul tema della canna. È interessante considerare per un attimo un'arma che è formata dalla sola canna e molto poco altro; la cerbottana. L'incredibile gittata e la precisione di cui esse vengono accreditate sono ancora più sorprendenti quando ci si rende conto che è difficile produrre anche una sola libbra per pollice quadrato di pressione (0,069 bar) quando soffia nel tubo. Si segnala una tribù che è in grado di uccidere piccoli uccelli e animali a distanze considerevoli senza l'uso di dardi avvelenati. Il segreto è che la cerbottana si basa sulla sua lunghezza e sulle dimensioni dei polmoni del cacciatore per produrre la velocità utile. Considerando che l'arma a molla impiega un proiettile molto aderente alla canna per produrre un piccolo volume di aria altamente compressa dietro di esso, mentre il dardo della cerbottana è molto lasco nella canna per permettere ai polmoni del cacciatore di mantenere un'accelerazione costante lungo tutto il suo percorso nella canna. In altre parole, la cerbottana si basa su un elevato volume di aria a pressione bassa e costante, piuttosto che su un piccolo volume di aria ad alta pressione.

Senza dubbio la lunghezza del tubo è stata sviluppata al massimo per soddisfare le dimensioni dei polmoni del cacciatore, mentre allo stesso tempo, per mantenere il volume piccolo si è ridotto il calibro in misura della più piccola dimensione pratica che poteva essere realizzata. Inoltre, il peso del dardo è stato sviluppato da un sistema empirico per tentativi (trial and error), ma il successo della combinazione finale è famoso nel mondo.

Tratto e tradotto dal libro “The Air Gun from Trigger to Muzzle” scritto da G.V. Cardew, G.M. Cardew e E.R. Elsom
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Commenti

Alessandro
05 Feb 2016, 13:08
Non ci sono misure standard, ogni carabina diversa.

Ciao
Alessandro
elia
05 Feb 2016, 12:50
ciao la transfert per un calibro 4.5 depotenziata quanto dovrebbe essere in cm di diametro grazie Elia
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