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SCHEDE
 
 
 
The Air Guns from Trigger to Muzzle
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Capitolo 3 – Il pistone
La principale funzione del pistone di un'arma ad aria compressa è quella di fornire una barriera tra la molla e l'aria contenuta nel cilindro. Deve essere in grado di fare tenuta contro le perdite di aria tra se e le pareti del cilindro quando si muove in avanti ad alta velocità, ma, allo stesso tempo, essa non deve produrre eccessivo attrito.

Ci sono solo due variabili che possono essere modificate nel pistone in caso si voglia provare ad ottenere una maggiore efficienza. La prima è il tipo di guarnizione impiegata e la seconda è il peso complessivo del pistone.

Consideriamo per prima cosa la guarnizione; il tipo più comune utilizzato in tutta la storia delle armi ad aria compressa a molla è senza dubbio la guarnizione di cuoio a forma di tazza. Occasionalmente vengono utilizzati anche altri tipi di guarnizione, generalmente si tratta di fasce elastiche di bronzo fosforoso, di ghisa o guarnizioni di plastica stampata. (Nota: ricordo che siamo negli anni '70. Oggi si usano quasi esclusivamente guarnizioni sintetiche)

I nostri esperimenti hanno dimostrato che le qualità ermetiche della guarnizione sono relativamente poco importanti per la qualità dell'arma. A riguardo possiamo dire che è molto più importante avere una culatta correttamente rifinita piuttosto che un pistone completamente ermetico. Ovviamente il pistone non deve lasciar passare grandi quantità d'aria, ma se la luce tra guarnizione e pareti del cilindro è minima solo una piccola quantità d'aria trafila durante il brevissimo tempo che il pistone è in movimento. D'altro canto, una guarnizione di testa troppo compressa all'interno del cilindro produrrebbe talmente tanto attrito da non riuscire a dare una sufficiente spinta al pallino.

Le guarnizione realizzate con le moderne plastiche quali il PTFE (politetrafuoretilene, meglio conosciuto come Teflon), sono eccellenti, purché utilizzate sotto forma di fasce elastiche (piston rings). Le guarnizioni solide rischiano di creare molti problemi, dovuti alla anormale dilatazione termica a cui vanno soggette le materie plastiche. Nel caso del PTFE la normale escursione termica giornaliera è sufficiente a cambiare le caratteristiche della rondella, tanto dal farla passare da una scarsa tenuta dell'aria, a fargli bloccare completamente il pistone. Il PTFE è tuttavia un materiale molto versatile e può essere miscelato con varie sostanze, tra le quali desta molto interesse il bisolfuro di molibdeno. Il risultato di questa miscela è una sostanza autolubrificante, molto scivolosa, ideale per le fasce elastiche.

La vecchia guarnizione in cuoio ha resistito alla prova del tempo e rimane la più popolare in assoluto, anche per le armi più costose (oggi non più). Ha degli indubbi di vantaggi, oltre ad essere tra le più economiche da produrre, è in grado di resistere a un sacco di maltrattamenti, causati da mancanza di lubrificazione. Abbiamo visto molti fucili che non sono stati lubrificati per anni, e quando la guarnizione è stata pulita e lubrificata è tornata come nuova. Un altro punto a favore del cuoio è che trattiene il lubrificante come fosse uno stoppino, fornendo un costante approvvigionamento di olio per la superficie su cui lavora. Va detto che usando un lubrificante non idoneo, la guarnizione in cuoio provoca dielseling. Ma delle problematiche legate alla lubrificazione se ne parlerà in un capitolo a parte.

Abbiamo esaminato anche l'effetto di alterare il peso del pistone, aggiungendo dei pesi di piombo dentro il pistone, fino a raddoppiarne il peso originale.

Ma il risultato ci ha sorpreso. Poiché ci aspettavamo una grande alterazione della velocità alla volata, anche se non sapevamo se in positivo o in negativo. Invece, c'è stata solo una piccola riduzione di velocità, ma lo sparo della carabina è immediatamente diventato sgradevole, a causa di un contraccolpo molto pronunciato. Questa reazione verrà spiegata in dettaglio nel capitolo sul rinculo. Quando il pistone è pesante, l'energia della molla viene trasferita più lentamente, producendo un disagio per lo sparo dell'arma. Invece un pistone leggero può accelerare più velocemente e quindi far sentire meno lo strappo. Arrivato dall'altra estremità del cilindro, un pistone pesante è più difficile da fermare di uno leggero, e nonostante l'esistenza di un cuscino d'aria tra la base del cilindro e la guarnizione, l'effetto del peso del pistone si sente ancora molto chiaramente.

Con questi pensieri nella mente, non è difficile comprendere che, se fosse possibile eliminare del tutto il pistone, o perlomeno realizzarne uno utilizzando materiali leggeri, l'arma risultante avrebbe un'azione eccezionalmente morbida, e si potrebbero certamente realizzare armi senza rinculo destinate alle competizioni di tiro.

Il grafico della corsa del pistone rispetto al tempo è mostrato in figura 3.1, ottenuto utilizzando il pistone di peso standard. Si vede che la velocità rimane approssimativamente costante dopo l'accelerazione iniziale, fino a quando il pistone si avvicina alla fine del cilindro, rallenta bruscamente e si ferma per un istante a circa 1/10 di pollice (2.54 mm) dal fondo del cilindro. Da questa posizione "rimbalza" indietro fino a 1/2 pollice (12.7 mm) dalla base, quindi ritorna in avanti e si ferma contro la parete del cilindro.

Grafico dell'accelerazione del pistone.
Se non ci fosse stato nessun pallino nella culatta il pistone avrebbe sostenuto la stessa velocità, ma si sarebbe schiantato contro il fondo del cilindro, producendo un'azione inutile. Se, d'altro canto, avessimo tappato la canna in modo che l'aria non potesse trovare alcuno sfogo, il pistone sarebbe rimbalzato indietro molto oltre il mezzo pollice misurato. A questo punto sarebbe quindi avanzato lentamente fino a tornare a riposo alla fine del cilindro.

Il motivo per cui il pistone è costretto a rimbalzare indietro, è dovuto al fatto che, appena giunge al suo punto più avanzato, trova davanti a se una barriera di aria alla massima pressione possibile. L'aria non è in grado di trasferire immediatamente la sua energia al pallino, perché questo richiede tempo per accelerare. Quindi è la stessa aria compressa che spinge all'indietro il pistone, fino a quando la spinta causata dalla forza della pressione dell'aria non eguagli la forza della molla che spinge il pistone in avanti. Durante questo movimento all'indietro, però, il pallino ha iniziato ad avanzare all'interno della canna, quindi il pistone può nuovamente avanzare fino a completare la sua corsa.

Tuttavia se fosse possibile fermare il pistone impedendogli di tornare indietro, si potrebbe evitare lo spreco dovuto all'espansione dell'aria, e trasferire al pallino un'energia maggiore. Bisogna capire che il rimbalzo causa una grande caduta di pressione nel cilindro, e quindi ci siamo adoperati per cercare di evitarlo. Abbiamo pensato a molti sistemi fantasiosi e sprecato innumerevoli ore a fantasticare sul modo di bloccare il pistone saldamente nella sua posizione più avanzata.

E' relativamente facile eseguire questa operazione a bassa velocità, quando il pistone è mosso manualmente. Tutta un'altra cosa è cercare di fermare il rinculo all'indietro de pistone quando l'arma spara. Per prima cosa il pistone rimane nel suo punto più avanzato per un istante infinitesimale, ed è sottoposto ad una pressione enorme. Un eventuale dispositivo dovrebbe agire istantaneamente e dovrebbe essere abbastanza robusto da resistere alla spinta all'indietro a cui è sottoposto il pistone, che è pari alla pressione massima moltiplicata per la superficie frontale del pistone stesso. Nel nostro caso si tratta di una forza di oltre 1000 libbre (453 Kg, quasi mezza tonnellata!).

Uno schizzo del nostro tentativo finale è illustrato in figura 3.2 (Nota: non riportata in questa sede, dovrete andarvela a vedere sul libro). L'idea era di realizzare un'asta solidale al pistone che gli permetta di scorrere in avanti verso il fondo del cilindro, ma che non appena questo tenti di tornare indietro, costringa due sfere di acciaio a bloccarsi dentro una struttura conica solidale alla base posteriore del cilindro, in modo da impedirgli ogni movimento all'indietro. Quando si ricarica l'arma, una vite di rilascio mantiene la sfere lontane dal telaio, sbloccando il pistone. Operazione che andrà effettuata ogni volta che si ricarica l'arma per permette al pistone di arretrare. Tutte le parti del prototipo erano in acciaio indurito e lucidato. Eppure, nonostante tutti i nostri sforzi, al momento dello sparo tutto il dispositivo si è deformato ed è stato sparato dalla parte opposta. Alla fine abbiamo deciso che l'esperimento era impossibile da effettuare poiché era chiaro che le forze coinvolte erano maggiori di quanto poteva sopportare la meccanica di un'arma media. Ma se fosse stato attuabile, di sicuro avrebbe portato ad una aumento significativo della velocità di uscita del proiettile. E' stato un vero peccato che non sia stato possibile dimostrarlo con una esperimento pratico.

Tratto e tradotto dal libro “The Air Gun from Trigger to Muzzle” scritto da G.V. Cardew, G.M. Cardew e E.R. Elsom
Capitolo 4 – L'aria
Il fucile ad aria compressa è stato preceduto nella storia dall'arco e freccia, ed è interessante confrontare le due armi perché sono entrambe simili, nel senso che in entrambe il proiettile è accelerato da una molla elastica. Il legno che si flette dell'arco è la controparte della molla nella carabina. Ma c'è una grande differenza tra le due armi, in quanto nel fucile, al contrario dell'arco, l'aria è interposta tra la molla e il proiettile. L'aria ri rende necessaria a causa della grande differenza tra la massa del piccolo proiettile rispetto a quella di molla e pistone che sono molto più pesanti; considerando che nell'arco, la massa del proiettile, la freccia, è paragonabile a quella della corda e a quella delle sezioni più leggere dell'arco che si flettono per scoccarla. L'aria può essere paragonata al cambio di un'autovettura; il cambio trasmette il movimento veloce di un motore relativamente leggero alle ruote, le quali, devono girare molto più lentamente rispetto all'albero motore per riuscire a far muovere il ben più pesante corpo della vettura.

Per comprendere a fondo la funzione che ha l'aria in una carabina, possiamo portare all'estremo il concetto, ed immaginare cosa succederebbe a farne completamente a meno. Supponiamo di tagliare via la canna del fucile e di posizionare il pallino direttamente sulla sommità del pistone. Sparando, il pallino verrebbe lanciato via con la stessa velocità finale del pistone, che è all'incirca di 50 piedi al secondo (15 m/s). Si tratta di un valore di velocità veramente molto basso, il quale produce un'energia piccolissima, in virtù dello scarso peso del pallino. Ma se lo stesso fucile senza canna venisse invece caricato con un grossa palla di piombo, che abbia all'incirca lo stesso peso del pistone, ecco che il proiettile lanciato a 50 piedi al secondo avrebbe un'energia cinetica elevata, paragonabile a quella del pistone che l'ha generata, in quanto questa si calcola moltiplicando il peso del proiettile per il quadrato della velocità e dividendo poi per 2. Questo perché quando il proiettile ha una massa simile all'agente che la proietta, non è necessario nessun mezzo di trasmissione dell'energia, come appunto l'aria.

Dopo aver stabilito la ragione per cui l'aria è rigorosamente necessaria, la successiva domanda che viene spesso posta dagli appassionati, dotati di una certa mentalità scientifica, è la seguente: "Quali sono le pressioni coinvolte all'interno del cilindro?" La pressione è probabilmente uno dei parametri più difficili da misurare senza costose attrezzature. Siamo stati abbastanza fortunati da avere avuto in prestito alcuni strumenti dai signori della Kistler Instruments Ltd. Questa azienda è specializzata nella misurazione di alte pressioni mediante l'uso di trasduttori piezoelettrici ceramici. Tali strumenti possono essere trasformati in unità molto piccole e robuste, che si prestano mirabilmente allo studio della balistica interna, poiché possono essere avvitate direttamente nelle canne o, come in questo caso, nel cilindro delle armi ad aria compressa. Il trasduttore di pressione converte la pressione in una carica elettrica proporzionale, che viene elaborata da un amplificatore di carica. Tale segnale può essere visualizzato sullo schermo di un oscilloscopio.

Nel nostro caso, la traccia dell'oscilloscopio assume la forma di una curva (fig. 4.1), nella quale l'asse verticale rappresenta la pressione e l'orizzontale rappresenta, non la corsa del pistone come si potrebbe credere, ma il tempo. Come spiegato nel capitolo precedente, la corsa del pistone può essere correlata al tempo, in questa maniera non ci dovrebbero essere grossi problemi a disegnare in seguito una curva della pressione rispetto al volume.

Fig. 4.1 Transitorio dell'aria
Da queste curve, siamo in grado di stabilire che dal punto di vista pratico, la compressione in oggetto risulta essere ADIABATICA, ovvero che si svolge senza qualsiasi cessione o assorbimento di calore dal o nel gas. Queste curve hanno mostrato che il picco di pressione all'interno del cilindro è dell'ordine di 1250 p.s.i. (88.25 bar)

Tutti abbiamo osservato che gonfiando un pneumatico di bicicletta, la pompa si scalda. Questo perché parte dell'energia impiegata per compressione dell'aria viene trasformata in calore. Poiché il pompaggio avviene lentamente e con molte corse avanti e indietro del pistone, il calore generato all'interno dell'aria si propaga all'ambiente esterno attraverso le pareti della pompa. Ora l'azione di un fucile ad aria compressa è leggermente diversa. Nel senso che la compressione avviene così rapidamente che il calore non ha il tempo di passare attraverso le pareti del cilindro. In questo caso, la compressione è detta adiabatica, mentre nel caso della pompa di bicicletta, la compressione è detta ISOTERMICA.

Ora che abbiamo stabilito che la compressione è adiabatica, possiamo calcolare la pressione e la temperatura dalle equazioni seguenti:

Che ci dà il rapporto tra la temperatura assoluta e il volume.

Dove:
P1= pressione iniziale
V1 = volume iniziale
P1 = pressione finale
V2 = volume finale
n = rapporto delle capacità di calore specifico del gas, che per l'aria ha il valore di 1,408.

Che ci dà il rapporto tra la temperatura assoluta e il volume.
Dove:
T1 = Iniziale temperatura del gas in Kelvin. (cioè gradi centigradi + 273)
T2 = Temperatura finale del gas In Kelvin.
Anche il lavoro svolto su, o dall'aria quando il volume passa da V1 a V2 è data dalla formula:

Prima di applicare qualsiasi di queste equazioni ai nostri problemi, dobbiamo capire come l'aria viene effettivamente compressa all'interno del cilindro dell'arma. Questo può sembrare ovvio in un primo momento, ma in realtà non è così semplice si immagina.

Non appena si preme il grilletto, il pistone viene rilasciato, ed è costretto ad avanzare dalla molla compressa. Dal momento del rilascio inizia a spingere l'aria all'interno del cilindro in uno spazio sempre più piccolo, provocando così un aumento della pressione. Ma a un certo punto, al pistone, non è più possibile comprimere ulteriormente l'aria ed è costretto a tornare indietro per un piccolo tratto, spinto dalla dalla stessa aria che ha compresso, prima di riprendere ad avanzare. In altre parole, ad un certo punto il pistone rimbalza.

Al fine di capire più a fondo, si consideri una pompa di bicicletta alla quale sia stato ostruito il foro di uscita dell'aria, rendendola ermetica. Immaginiamo che sia una di quelle pompe che si sviluppano in verticale; fissiamo al manubrio un peso adeguato, e poi molliamolo improvvisamente. Il pistone scenderà poi rimbalzerà indietro sul cuscino d'aria che esso stesso ha compresso.

La stessa cosa avviene in un cilindro di un'arma ad aria compressa, solo in maniera molto più veloce,. L'intero ciclo dura soltanto circa 15 millisecondi; è il tempo necessario ad un pallino lanciato a 500 FPS (152 m/s) per coprire una distanza di 7.5 piedi!

Abbiamo visto nel capitolo 1 che nel momento in cui il pistone inizia a rimbalzare indietro, il pallino parte ed inizia ad accelerare dentro la canna. O guardandola un altro modo, il pallino frena l'aria fino a quando non viene raggiunta una pressione massima, a questo punto l'attrito tra pallino e canna viene vinto e questo schizza via. Nello stesso momento il pistone non può più fornire nessuna spinta in più all'aria, a causa della sua lentezza, e per mancanza di energia da questo esatto momento è spinto indietro dalla stessa aria compressa che ha di fronte. Questi sono gli eventi che si verificano quando abbiamo un pallino di misura corretta dentro una culatta di forma ottimale (capitolo 6). Senza questi importanti fattori, la corsa del pistone e la partenza del pallino sono sconvolti nella loro tempistica, e l'efficienza diventa inferiore.

Il grafico della corsa del pistone rispetto al tempo (figura 3.1.) mostra l'accelerazione del pistone, dal momento in cui il grilletto viene premuto, al momento in cui il pistone colpisce il fondo del cilindro, dopo aver rimbalzato una volta sul cuscino d'aria che esso stesso ha compresso.

È evidente da questo grafico che il punto di volume minore corrisponde a una posizione del pistone di 0.1 pollici (2.54 mm) dalla fine cilindro. Poiché questo è il punto di volume più piccolo, deve anche essere il punto di maggiore pressione. Ora possiamo procedere per calcolare il valore del picco di pressione raggiunto nel cilindro. Chiamiamo questo volume V2.

Applicando l'equazione (1):

P1 sarà uguale alla normale pressione atmosferica, poiché ion questa posizione il pistone non ha ancora iniziato a comprimere l'aria.
V1 è il volume iniziale dell'aria nel cilindro, che è il volume prima che il pistone inizi a muoversi.
Poiché in questo caso il diametro del cilindro è di 1 pollice (25.4 mm) e la corsa del pistone di 2.5 pollici (63.5 mm) possiamo calcolare il volume:

NOTA: 1 pollice quadrato = 16,387 centimetri quadrati quindi 1.964 x 16,387 = 32,18 cc, poco meno di un ciclomotore.

NOTA: 14.7 psi, Pounds per Square Inch o libbra forza per pollice quadro equivalgono a 1 Atm o 1.013 bar.

Da cui:

ovvero:

visto che: n = 1.408

Da cui:

Ripetiamo il calcolo con le unità del sistema metrico decimale:

NOTA: le piccole differenze sono dovute alle varie approssimazioni che ho compiuto nel passaggio tra un sistema di misura e l'altro, infatti:

Poiché i calcoli riportati sopra coprono un caso tipico, piuttosto che un caso particolare, non è stato tenuto conto del volume perso della transfer port (il foro che collega il cilindro alla culatta, da ora in avanti TP). Questo perché, durante i nostri esperimenti, sono state modificate le dimensioni e la forma della TP. Ma sarebbe una semplice calcolare il volume della TP e aggiungerlo alle V1 e V2 all'inizio del calcolo.

Questo valore di P2 è quindi la pressione massima raggiunta all'interno del cilindro. Tuttavia, deve essere sottolineato che questa pressione viene raggiunta solo per un istante e che il minimo movimento all'indietro del pistone provoca un drastico calo di pressione. Se si guarda la curva adiabatica disegnata in figura 4.2, ci si renderà conto che un movimento all'indietro di solo 0.02 pollici provoca un calo di pressione da 1350 psi a 1000!! E un ulteriore calo di pressione di circa 500 psi si verifica se il pistone si sposta indietro di solo 0.1 pollici.

Quando il pistone accelera in avanti, l'energia cinetica che esso trasmette non è utilizzata solo per la compressione dell'aria ma anche, purtroppo, per riscaldarla. Così la temperatura aumenta enormemente, con l'aumento della pressione. La nuova temperatura può essere calcolata dall'equazione (2).

Ancora una volta ripeto il calcolo con le più comprensibili unità del sistema metrico decimale:

A questa temperatura è facile capire perché l'olio contenuto nel cilindro si infiamma. Questo fenomeno è detto "dieselling".

Ancora una volta dobbiamo sottolineare che questa temperatura, come la pressione, è stata raggiunta solo per una frazione di secondo. L'aumento della temperatura rispetto alla corsa del pistone può essere vista sul lato destro della figura (4.2).

È stato detto, nella definizione di compressione adiabatica, che nessun calore entra o esce dal gas, e che questo è il caso della compressione che avviene all'interno di un'arma ad aria compressa. Anche se la temperatura dell'aria è aumentata, l'aumento è esclusivamente dovuto all'aumento dell'energia interna e non ad un qualsiasi trasferimento di calore. Semplicemente non c'è tempo per cui si possa verificare un significativo trasferimento di calore!

Fig. 4.2 grafico della compressione adiabatica.
Immaginando il pistone fermo nella sua estrema posizione in avanti per per un tempo significativo, si produrrebbe una perdita di calore attraverso le pareti del cilindro, fino a quando la temperatura dell'aria interna al cilindro non fosse diventata uguale a quella dell'ambiente circostante. In questo caso la compressione non sarebbe adiabatica. Quando la temperatura scende, anche la pressione scende. Supponendo che non ci sia alcuna perdita, la pressione sarebbe scesa ad un valore che ci si aspetterebbe da una compressione isotermica della stessa portata.

Ora siamo in grado di calcolare l'importo effettivo di lavoro svolto sul gas quando è compresso dal pistone.

Quindi, utilizzando la formula (3);

Utilizzando i valori precedenti per pressione e volume:

Vediamo in unità metrico decimali:

Ora possiamo vedere che l'energia totale necessaria per comprimere l'aria a 1366 psi (94.2 bar) è di 16 piedi per libbra (21.7 Joule). Questo deve pertanto essere l'importo totale di energia contenuta dall'aria alla pressione indicata. Tuttavia occorre notare che a queste pressioni così alte, una variazione di solo 64 psi di pressione, significa una diminuzione dell'aenergia di un piede per libbra.

Se il pistone rimanesse in questa posizione avanzata, tutti i 16.0 piedi per libbre sarebbero disponibili per spingere il pallino nella canna. Invece a questo punto il pistone rimbalza indietro usando un po' di questa energia. Può essere calcolato questo importo di energia utilizzando la stessa equazione adiabatica usata prima, ma questa volta per un'espansione. I calcoli sono, tuttavia, complicati dal fatto che, come il pistone si muove indietro così il pallino accelera in avanti nella canna. Dobbiamo pertanto tenere conto del volume extra di aria che si va via via creando dietro al pallino.

Se pistone rimbalza indietro per una distanza di 0.4 pollici (1.016 cm) dall'estremità del cilindro, il pallino in quel momento ha raggiunto una distanza di 7 pollici (17.78 cm) dalla culatta.

Quindi dall'equazione (1)

Questa è la pressione del sistema quando il pistone ha rimbalzato all'indietro.

Ora applicando l'equazione per il lavoro svolto in o da un gas, l'equazione (4)

(Questa è l'energia data dall'aria nella sua espansione).

Vediamo in unità metrico decimali:

Sottraendo questi dai 16.0 piedi per libbra contenuti nell'aria quando il pistone era a 0.1 pollici dalla fine del cilindro, otteniamo la quantità di energia, che rimane nell'aria, ossia 3.8 piedi per libbra (5.2 J).

Ora dobbiamo considerare dove sono stati distribuiti i 12.2 piedi per libbra (16.5 J), dati dall'aria. Dalla curva di energia della molla (fig. 2.1), possiamo determinare che 1.9 piedi per libbre (2.57 J) sono stati utilizzati per comprimere la molla di 0.4 pollici. Questi sono stati effettivamente sprecati poiché la compressione della molla non è servita ad alcuno scopo utile. Sappiamo anche che quando il pallino è a 7 pollici dentro la canna, si sta muovendo con una velocità corrispondente a un'energia di 5,8 piedi per libbra (7.86 J) (vedere figura 6.1). Così siamo rimasti con 4.5 piedi per libbra (6.10 J) che non siamo ancora in grado di giustificare, tuttavia cercheremo di spiegare questa perdita più tardi, in termini di onde d'urto e simili.

Tratto e tradotto dal libro “The Air Gun from Trigger to Muzzle” scritto da G.V. Cardew, G.M. Cardew e E.R. Elsom
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