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SCHEDE
 
 
 

L’EVOLUZIONE DELLA 1911 ATTRAVERSO I BREVETTI - PARTE QUINTA.

I prototipi del 1909 e del 1910.
C'è una storia scritta sulle due righe incise sopra al carrello di qualsiasi pistola modello 1911 e 1911-A1 militare. Una storia fatta di tecnologia, talento e idee rivoluzionarie. Sono i brevetti della 1911, e ci portano in un lungo viaggio attraverso il genio di John Moses Browning.
IL BREVETTO DEL 14 FEBBRAIO 1911

Nonostante sia stato rilasciato il 14 Febbraio del 1911, solo pochi mesi prima che la pistola in versione definitiva venisse approvata dall’Esercito Americano, in realtà il brevetto si riferisce alla evoluzione dell’arma del 1909, e al successivo prototipo del 1910. Non si tratta del brevetto finale, in quanto alcuni particolare della pistola definitiva ancora sono mancanti.

Nel 1909 mentre ancora i soldati avevano in dotazione le 200 pistole Colt M1907, e i rapporti negativi sul loro funzionamento continuavano ad arrivare, Browning e Colt decisero di ridisegnare completamente la pistola. Per quanto le critiche dei militari fossero feroci, le prove sul campo continuarono a fornire insegnamenti preziosi a Browning e al suo staff, per la messa a punto del successivo modello.

Sulla nuova Colt .45, venne rimossa la biella di collegamento sotto la volata della canna ed accorciato il prolungamento anteriore del fusto. Per il nuovo carrello Browning si ispirò a quello che già aveva disegnato per la Colt 1903 Hammerless. Questo aveva una estensione tubolare inferiore alla volata, parallela alla canna, che conteneva la molla di recupero e il tappo reggispispinta. Sempre in volata venne utilizzata una boccola di centraggio della canna, in sostituzione della biella anteriore. In questa maniera, oltre ad ottenere una semplificazione meccanica e produttiva, la pistola risultava essere molto più sicura, in quanto si eliminava completamente la possibilità che il carrello potesse essere proiettato all’indietro verso il volto del tiratore dopo lo sparo.

Il brevetto del 1911 copre il modello del 1909 e in particolar modo quello del 1910. Il modello 1909 era una pre-serie, già pronta per la produzione, ma fu sostituita dalla 1910, che l’Esercito giudicò più promettente. Il modello 1910, a sua volta è da considerarsi solamente un prototipo di quella che sarebbe stata la definitiva M1911. Entrambi i modelli, quello del 1909 e del 1910 furono prodotti in poche decine di esemplari. Le pistole effettivamente costruite non erano perfettamente rispondenti all’arma descritta nel brevetto. Alcuni particolari furono utilizzati solo nel modello del 1909, mentre altri, come l’estrattore interno, esclusivamente nel modello del 1910. La sicura al caricatore, a quanto mi risulta, non fu montata su nessuno dei due modelli.

BREVETTO US 984519

Richiesto il 17 Febbraio del 1910 e rilasciato il 14 Febbraio 1911, il brevetto verte su una semplificazione del sistema di movimento della canna relativo alla pistola già oggetto degli altri brevetti. Inoltre viene variato il sistema di fissaggio tra canna, fusto e carrello che favorisce la sicurezza generale dell’arma e ne facilita lo smontaggio. Viene inserito anche un semplice sistema di ritegno del caricatore che incorpora un dispositivo di sicurezza atto ad impedire lo sparo dell’eventuale colpo rimasto in canna dopo aver rimosso il caricatore dall’impugnatura.

Brevetto Browning US984519
Brevetto Browning US984519
Brevetto Browning US984519
I disegni che accompagnano il brevetto.
E’ possibile ingrandire le immagini cliccandovi sopra.

La pistola è formata da tre parti principali: il fusto “a”, La canna “b”, e il carrello-otturatore “c”. La canna è collegata al fusto tramite un risalto inferiore “b1”, che si estende verticalmente verso il basso e alloggia in un recesso centrale “a3” nella parte superiore del fusto. Questo risalto è collegato alla biella “d”, fissata alla canna tramite un perno superiore, e allo stesso modo fissata al fusto tramite un perno passante inferiore “i”. Entrambi i perni funzionano da fulcro di rotazione per la canna che quindi ha la possibilità di compiere un limitato movimento sia orizzontale che verticale. Il limite di questo doppio movimento è dato dall’appoggio della faccia posteriore del risalto “b1” sulla parete del recesso “a3” del fusto, quando la canna si muove all’indietro, e dal riscontro del risalto della canna “b1” che si appoggia sul perno “i” quando la canna di muove in avanti. A tale scopo il risalto “b1” ha la forma di una camma semicircolare.

Nella pistola precedente il carrello-otturatore era fissato al complesso canna-fusto tramite una piastrina a sezione rettangolare, la quale, una volta rimossa, permetteva la carrello otturatore di essere sfilato dal fusto spingendolo all’indietro. Nel caso si fosse fatto fuoco con la pistola mancante della piastrina, o montata malamente, il carrello otturatore non avrebbe più avuto alcun blocco, e sotto l’effetto del rinculo sarebbe stato lanciato all’indietro verso il volto del tiratore. Con questa nuova impostazione sia la canna che il carrello vengono sfilati dal fusto spingendoli in avanti, risultando quindi impossibile per il carrello-otturatore ogni ulteriore movimento all’indietro oltre il fine corsa posteriore. L’estensione anteriore del carrello otturatore ha la forma di un tubo che contiene la canna; sotto di esso è presente un altro elemento tubolare “c2”, parallelo alla canna, che contiene il complesso della molla di recupero “e”, e che scorre all’interno dell’estensione tubolare anteriore del fusto “a2”, la cui spalla “a4” impedisce ogni ulteriore movimento all’indietro al carrello-otturatore.

All’interno dell’elemento tubolare “c2” trova posto un tubo-reggispinta “f” che contrasta l’azione della molla “e”. La parte posteriore della molla si sviluppa attorno al guidamolla “g”, le cui quote sono adatte ad appoggiarsi alla spalla “a4” del recesso “a3” del fusto. L’alloggio tubolare “c3” è aperto superiormente, e tutt’uno con il foro anteriore di passaggio della canna, all’interno del quale trova posto una boccola di volata “h”, che può essere fissata al fusto attraverso il risalto “h2” che scorre in un recesso interno al carrello-otturatore “c3”. Il bordo anteriore della boccola “h1”, si sviluppa verso il basso in una flangia sagomata “h3” che ha una forma adatta a bloccare in sede il tubo reggispinta “f”. La boccola “h” può essere rimossa dal carrello otturatore semplicemente ruotandola, dopo aver premuto sul tubo reggispinta “f” in modo da permettere lo smontaggio della pistola. Quando la pistola è montata, la boccola di volata resta bloccata all’interno della sua sede dalla forza della molla di recupero attraverso il tubo reggispinta “f”.

Dalla parte opposta della canna, verso la culatta, carrello e canna sono bloccati al fusto dal perno “i” che si inserisce all’interno del foro inferiore della biella “d”, attraverso due fori nel fusto. Il perno “i” per comodità è fissato alla leva “j” che fuoriesce e si estende dalla parte sinistra del fusto. Questa leva funziona da comando di blocco del carrello a fine colpi, nonché da chiave di montaggio e smontaggio. Tale leva nella sua estremità opposta al perno “i” è provvista di un risalto “j2” che si inserisce all’interno del fusto tramite una apposita apertura, e che si trova sul tragitto dell’elevatore delle cartucce del caricatore, senza interferire con l’alimentazione del proiettile. A fine colpi, l’elevatore, solleva l’intera leva “j”, la quale attraverso un risalto “l” si inserisce all’interno della tacca “m” del carrello, non appena esso si apre a causa del rinculo, come visto nel precedente brevetto. La leva “j” è mantenuta in posizione attraverso il perno “k” riportato sul fusto immediatamente dietro l’apertura di collegamento della leva con l’elevatore del caricatore. Un foro “j1”, nella parte posteriore della leva, contiene una molla “k2” e un “pistone “k1”, i quali contrastano con il perno “k”, per mantenere la leva “j2” abbassata, e le permettono di sollevarsi esclusivamente se viene spinta dall’elevatore. La parte finale della leva “j” è opportunamente allargata e zigrinata in modo da essere azionabile tramite la pressione del pollice, dopo che quest’ultima abbia agito sul carrello-otturatore bloccandolo in apertura. Un recesso “n” ricavato nella parte inferiore del lato sinistro del carrello, immediatamente dopo la tacca di apertura “m”, permette la fuoriuscita della leva di blocco carrello “j”, e con essa il perno “i”, dal telaio per lo smontaggio dell’arma. Per farlo occorre allineare il recesso “n” al risalto “l1” della leva di blocco carrello “j”, quindi spingere il perno “i” dal lato destro del fusto verso l’interno, per fare uscire l’intera leva dal lato opposto. Una volta rimossa la leva, il complesso carrello-otturatore e canna può essere fatto scorrere in avanti fuori dal fusto.

La parte posteriore del percussore “o” ha un diametro inferiore rispetto al corpo, e questo mantiene in sede, grazie alla spinta della sua molla “o1”, la piastrina forata “p”. Tale piastrina contribuisce a sua volta a mantenere in posizione l’estrattore “z” realizzato in un unico pezzo per mezzo di una lamina elastica. Il tutto è contenuto all’interno dell’otturatore “c1” ed è facilmente smontabile premendo la testa del percussore “o” e abbassando la piastrina “p”.

Le molle a lamina, “t3” che fornisce tensione al grilletto, e “r2”, che fornisce tensione al controcane e al disconnettore, che in questo brevetto viene definito “safety”, sono bloccate sul fondo posteriore del calcio da un perno “a5”. La molla “r2” nella sua parte finale risulta sdoppiata per fornire tensione alla sicura dorsale attraverso la sua derivazione “r3”. Il cane “q” è tensionato da una molla elicoidale “v”, contenuta in un contenitore “u” che chiude il dorso inferiore posteriore del calcio. Tale contenitore è inserito a scorrimento all'interno del fusto, trattenuto dal perno passante “u1” e al contempo mantiene in posizione e in pressione le due molle a lamina “t3” e “r2” attraverso il risalto “u2”. L'azione della molla viene trasmessa al cane “q” attraverso un puntone “q1” imperniato allo stesso cane, il cui punto inferiore agisce sul pistone concavo “v1” che spinge la molla “v”, all'interno del contenitore. Al capo inferiore della molla è presente una punta “v2” che con la sua pressione mantiene in sede il perno passante “u1”. Un piccolo perno superiore “u3” blocca all’interno del contenitore il pistone “v1”, senza però interferire con il movimento del puntone del cane.

La sicura dorsale “w” nella posizione di riposo blocca il movimento della staffa del grilletto “t1”, impedendo lo sparo accidentale. Essa viene disimpegnata semplicemente impugnando l'arma senza nessuna azione consapevole da parte del tiratore. Il suo prolungamento “w2” ha una doppia funzione. La sua forma è accoppiata con la forma posteriore del cane, in modo che un soldato a cavallo possa utilizzare una sola mano per disarmare il cane e poter portare la pistola carica e pronta al fuoco in sicurezza. Sollevando completamente il cane con il pollice, oltre la posizione di armamento completo, lo stesso cane agisce sul prolungamento della sicura dorsale deprimendola, così da consentire la momentanea pressione del grilletto e l'abbassamento del cane, che deve essere accompagnato con il pollice. Inoltre, tale prolungamento, impedisce o minimizza gli eventuali infortuni che il rapido movimento del cane durante il fuoco potrebbe procurare alla mano che impugna la pistola.

I perni passanti di controcane e disconnettore “r1” e del cane “q2” sono semplicemente inseriti all'interno del fusto, dal lato destro al sinistro, e fermati da un ingrossamento della testa. Essi vengono bloccati da una piastrina “q3” posizionata sul lato destro del fusto dietro la guancetta. Tale piastrina è sua volta bloccata in sede da una gola ricavata dalla testa del perno della sicura dorsale “w1” e dalla testa del perno “r1”. Questa piastrina che copre i perni, può essere rimossa a mano senza l'ausilio di attrezzi semplicemente ruotandola in senso antiorario. In ogni caso essa non potrà uscire dalla sua sede accidentalmente, ma potrà essere rimossa soltanto dopo aver separato il carrello otturatore dal fusto, in quanto il suo bordo superiore appoggia contro la spalla inferiore dello stesso carrello otturatore.

Il comando di ritegno ed espulsione del caricatore “y” è formato da un grosso perno passante, di sezione circolare sul lato sinistro e a forma di chiave allungata sul lato destro. Esso blocca il caricatore “x”, che è provvisto di una tacca di bloccaggio “x1”, attraverso il risalto “y2” posto dentro la testa a forma di chiave destra “y1”. Si comanda con il pollice attraverso la pressione sul lato sinistro, la cui superficie è stata opportunamente zigrinata. Il movimento di ritorno elastico, del pulsante di rilascio, è ottenuto attraverso una molla “y6” bloccata da un nottolino “y3”, il quale ha un risalto “y4” che impedisce al pulsante stesso di uscire dal fusto. Un apposito recesso “y5” praticato nel corpo interno del pulsante “y”, risulta allineato ad un risalto inferiore-posteriore del grilletto “t2”, solamente quando un caricatore si trova all’interno dell’impugnatura. Quando il caricatore viene rimosso, l'apertura “y5” si disallinea rispetto al risalto “t2”, e la pressione del grilletto viene inibita. Questo dispositivo di sicurezza permette lo sparo dell'arma solo ed esclusivamente quando il caricatore è presente e bloccato nella sua sede all'interno dell'impugnatura, in modo da evitare che un operatore inesperto possa agire sul grilletto nell'errata convinzione che la pistola sia scarica quando è privata del suo caricatore.

COLT MODELLO 1909

Nell'agosto del 1909, Browning presentò il suo nuovo prototipo di pistola modello 1909 al Tenente Colonnello John T. Thompson e ad altri ufficiali del Dipartimento degli Armamenti a Fort Meyer in Virginia. In quella occasione la pistola sparò 500 colpi, dimostrando la sua superiorità sul precedente modello M1907, che l'Esercito Americano stava ancora testando.

La pre-serie pilota del modello 1909 differiva dl prototipo presentato al Colonnello Thompson per l'adozione di un estrattore esterno di tipo tradizionale e per una modifica al pulsante di rilascio del caricatore. Furono in totale prodotti 23 esemplari della pistola di pre-serie modello 1909, con matricole che andavano da 0, quella del prototipo mostrato al Colonnello Thompson, a 22. La pistola, che spesso era definita anche “Straight Handle”, ovvero impugnatura diritta, per distinguerla dalla successiva M1910, con la quale convisse, aveva una canna da 5 pollici (127 mm), lunghezza totale di 8 pollici e 1/8 (206 mm) e peso approssimativo di 36 once (1020 grammi). Il caricatore conteneva 7 cartucce disposte su di un’unica fila. La finitura superficiale era ottenuta attraverso una profonda brunitura nera lucida, con le piccole parti tendenti all'azzurro per via del trattamento termico. Gli esemplari con matricola da 1 a 22 furono assemblati in fabbrica dal Gennaio al Marzo 1910, mentre le spedizioni iniziarono dal 5 Febbraio 1910 e durarono fino al 18 Agosto 1911.

Colt M1909
Il lato destro della pistola, si notino l'estrattore esterno e la piastrina di ritegno dei perni.
(Foto: www.germandaggers.com)

Colt M1909
Il lato sinistro della Colt M1909
(Foto: www.germandaggers.com)

Intanto UMC continuava lo sviluppo della munizione. Le cartucce consegnate nel 1909, montavano una palla blindata in cupronickel, da 230 grani, con una particolare godronatura nella zona in cui entrava nel bossolo, e la cannula anti affondamento lungo la circonferenza del bossolo. Entrambe le caratteristiche furono eliminate nella cartuccia definitiva del 1911.

Durante le prove le pistole della serie pilota hanno funzionato bene quanto il prototipo. La direzione della Colt ha deciso in ogni caso che si sarebbe impegnata nella produzione di serie solamente in caso di effettiva adozione da parte dell'Esercito e non prima. Colt aveva già in catalogo una pistola in calibro .45, il modello 1905, che non fu mai adottata, e visto l’andamento del mercato civile, uscire sul mercato con un’altra pistola, senza la definitiva consacrazione da parte dell'Esercito, sarebbe stata una mossa suicida. Il 14 Dicembre, William Sknner, il Presidente di Colt, annunciò ai suoi dirigenti che l'Esercito era in procinto di adottare una nuova pistola o revolver d'ordinanza, e di tenersi pronti a produrre la nuova pistola, se fosse stato necessario. Per il momento fu però deciso di produrre solamente un limitato numero di pistole pre-serie.

Colt M1909
La pistola smontata. Rispetto alla M1911, i risalti della canna sono completamente circolari, il tubetto reggispinta della molla molto più corto e la base del guidamolla completamente tonda.
(Foto: www.forgottenweapons.com)

Dopo la dimostrazione iniziale con il Tenente Colonnello Thompson, John Moses Browning si recò all’Arsenale di Springfield il 23 agosto 1909 per mostrare l’esemplare con numero di serie 1 ad un consiglio di Ufficiali. Essi trovarono come unico difetto la deformazione delle labbra del caricatore durante il fuoco, consigliando di eseguire una tempra sia della parte superiore dell’astuccio che della molla del caricatore. Tra Agosto e Novembre 1909 la fabbrica costruì altri 18 esemplari del modello 1909. John Moses Browning trascorse un periodo di 2 settimane presso Fort Meyer per preparare al meglio 6 esemplari della nuova pistola, dove l’esemplare con numero di serie 13 esplose 2800 colpi. Durante il suo soggiorno, Browning presentò anche il suo nuovo prototipo, la M1910, al Colonnello Thompson. Una ulteriore prova a fuoco si tenne a Marzo all’Arsenale di Frankford. Quello stesso mese Browning visitò la “School of Musketry” al Presidio di Monterey, dove gli esemplari 1 e 10 spararono complessivamente 3200 colpi. Entrambi i test furono un successo, e la pistola venne caldamente raccomandata per ulteriori valutazioni.

Un altro Consiglio Militare fu convocato per esaminare la pistola il 4 Marzo 1910 presso l'Arsenale di Springfield. Il Consilio elogiò l'affidabilità e la semplicità di smontaggio dell'arma. Gli Ufficiali preposti osservarono che la pistola necessitava ancora di due mani per essere approntata al fuoco, non aveva nessun indicatore di camera carica e neppure un contatore delle cartucce residue. Furono sparati 788 colpi, e la commissione concluse che: “È parere del Consiglio che questa pistola sia la più soddisfacente, da distribuire per il servizio, rispetto a qualsiasi altra pistola semiautomatica nota per essere stata testata dal Dipartimento”.

Colt M1909
(Foto: www.rockislandauction.com)

Colt M1909
(Foto: www.coltautos.com)

Grazie alla relazione positiva del Consiglio Colt ha ottenuto il permesso di presentare la pistola presso varie Compagnie e Accademie dell'Esercito, per effettuare prove e valutazioni. La risposta degli Ufficiali convocati per testare la pistola fu generalmente molto buona, con l’eccezione della Fanteria, a Fort Leavenworth, e della Cavalleria, a Fort Riley, che la giudicarono più pericolosa del revolver, in mano al soldato medio, per via della mancanza di una sicura manuale.

Comprensibilmente Savage si lamentò per tutta l'attenzione che il nuovo modello Colt stava ottenendo, e temendo il peggio, tentò di porre fine alle prove degli Ufficiali dell'Esercito, giocando la carta politica. Attraverso i suoi contatti, la Savage riuscì a fare pressione sul Vice Presidente James S. Sherman affinché chiedesse al Generale Crozier di concedere una dimostrazione speciale della loro pistola al Dipartimento della Guerra e degli Armamenti. La reazione del Generale Crozier nei confronti di Savage non fu affatto amichevole; appena tre anni prima era stato costretto a convincere a suon di dollari Savage a produrre le sue 200 pistole per le prove, mentre adesso cercavano di utilizzare la politica per ottenere un contratto. Da quel momento i rapporti tra la Savage e il Generale Crozier, che prima di allora erano stati corretti, si deteriorarono, a tutto svantaggio della sola Savage.

Colt M1909
Da questa vista si nota la particolare conformazione della finestra di espulsione, il foro del perno dell'estrattore esterno e il profilo tondeggiante della tacca di mira.
(Foto: www.rockislandauction.com)

PROTOTIPO COLT MODELLO 1910

L'Esercito in passato si era già lamentato di come l’angolo dell'impugnatura di 84 gradi della Colt fosse troppo verticale, costringendo la mano ad assumere una posizione poco istintiva quando si puntava la pistola al bersaglio, e chiese a Browning di replicare l’angolo di presa di 55 gradi della Borchardt-Luger. Giudicando l'angolo dell'impugnatura della Borchardt-Luger, troppo pronunciato, Browning utilizzò un angolo di 74 gradi, contro gli 84 gradi della M1909. Questa inclinazione risultò ideale, tanto da essere ancora oggi una delle più apprezzate in assoluto. L'impugnatura fu ulteriormente migliorata modificando il dorso del mainspring housing che diventò diritto, anziché arrotondato verso il basso. Furono modificati alcuni particolari della meccanica per migliorare la robustezza e l'affidabilità, come il tubetto reggispinta più lungo, la base del guida molla sagomata, le due molle posteriori furono sostituite da un’unica molla a lamina a tre rebbi, e venne introdotto l'estrattore interno. Con l'estrattore interno la meccanica fu semplificata al punto tale che era possibile smontare completamente l'arma senza far ricorso ad alcun attrezzo. La finestra di espulsione fu spostata leggermente a destra, mentre nel modello 1909 era centrale e simmetrica.

L'esordio del prototipo Colt modello 1910 non fu dei più incoraggianti. Browning la mostrò al Tenente Colonnello John T. Thompson, il 9 Febbraio 1910, durante un suo soggiorno di 2 settimane a Fort Meyer, per la messa a punto di 6 esemplari di pistola modello 1909 da sottoporre a valutazione da parte del Consiglio Militare. La M1910 manifestò gravi problemi di espulsione che Browning non fu in grado di risolvere, e fu afflitta da numerose altre rotture. Un'altra dimostrazione, cinque giorni più tardi, ebbe maggior successo, ma Browning riportò la pistola in fabbrica, ad Hartford, per rielaborare diversi aspetti del progetto.

La pistola aveva un caricatore da 7 colpi, la canna lunga 5 pollici (127 mm), una lunghezza totale di 8.47 pollici (216 mm) e un peso di 36.2 once (1025 grammi). Le superfici erano finite con una brunitura nera. Sui primi esemplari della M1910 mancava ancora la sicura al pollice, e la canna aveva i risalti di chiusura completamente circolari. Punti su cui Browning dovette lavorare, durante lo sviluppo della pistola, prima di giungere alla configurazione definitiva.

Nel 1910 Colt costruì 8 esemplari del prototipo M1910, i quali avevano matricole da 1 a 8, che vennero distribuiti a diversi Ufficiali dell'Esercito per le prove sul campo. Gli esemplari venivano provati, valutati attentamente, e restituiti assieme al rapporto di chi li aveva testati. In totale Colt produsse forse 12 o 13 esemplari della pistola, ma solo i primi 8 vennero utilizzati per lo sviluppo e le prove militari. L'esemplare con matricola numero 8 fu distrutto durante i test dell'Esercito. Si è a conoscenza di esemplari con numeri di matricola da 9 in su, i quali furono assemblati con le parti già prodotte rimaste in magazzino, e quindi spediti a varie personalità dopo le prove di adozione del Marzo 1911. Nelle lettere di accompagnamento queste pistole venivano indicate come modelli “1911 Special Army”, mentre in realtà si trattava a tutti gli effetti ancora di pistole modello 1910.

Colt M1910
Uno degli 8 prototipi iniziali della Colt M1910. Si tratta dell’esemplare con numero di matricola 5. Come si può notare la sicura al pollice non è mai stata montata su questo specifico esemplare.
(Foto: www.coltautos.com)

Dopo la prima e incerta prova a fuoco, il modello 1910 ha in seguito ricevuto grandi apprezzamenti da parte dei funzionari del Dipartimento degli Armamenti. In particolare veniva elogiato il nuovo angolo di presa, e venne così richiesto a Browning e Colt di ampliare gli sforzi in modo che anche l’affidabilità totale dell’arma raggiungesse i livelli di quella che aveva raggiunto il precedente modello, la M1909, che in quel momento si trovata sicuramente in uno stadio di sviluppo più avanzato. La nuova pistola conquistò anche la Fanteria. Purtroppo però, la Cavalleria sembrava ancora molto scettica.

Nel dettaglio si lamentava la scarsa sicurezza della pistola nelle mani di un soldato, nel momento in cui venivano sparati un certo numero di colpi, e si volesse riporre l’arma con il caricatore parzialmente carico. Con il revolver, in tale situazione, il cane è abbassato su un bossolo spento, per cui la sicurezza è assoluta. Con la pistola semiautomatica, il cane invece è armato e la camera carica, e l’arma non può essere inserita in fondina in completa sicurezza, a meno di abbassare il cane con il pollice, operazione che veniva giustamente considerata rischiosa, soprattutto se doveva essere effettuata da un uomo a cavallo.

Colt M1910
L’esemplare con numero di matricola 6, presenta già la sicura al pollice montata.
(Foto: www.coltautos.com)

In risposta alle numerose lamentele sulla sicurezza del Modello 1910, lo staff tecnico della Colt sperimentò diversi dispositivi di sicurezza meccanica. Nell'estate del 1910, Browning sviluppò una sicura che sembrava rispondere alle necessità della Cavalleria. Era costituita da una piastrina esterna con un perno di rotazione integrale ad angolo retto e un perno integrato che si inseriva in un intaglio del fusto, dietro al controcane e davanti ad un opportuno recesso del cane, bloccandoli entrambi. Il perno di rotazione era lo stesso già utilizzato per la sicura dorsale, per cui non erano state necessarie altre modifiche al sistema di scatto. Il dispositivo funzionava attraverso un tubo di piccolo diametro rivettato al fusto in posizione orizzontale sopra la guancetta sinistra. Il tubo conteneva una coppia di pistoncini caricati a molla; lo stantuffo anteriore agiva sulla leva di blocco carrello, mentre quello posteriore agiva sulla leva della sicura, mantenendola abbassata o sollevata fino a quando non veniva azionata con il pollice. Pertanto la pistola carica poteva essere portata in piena sicurezza con il cane "armato e bloccato". La “sicura al pollice” fu approvata dall'arsenale di Springfield nel Luglio del 1910.

Nonostante la superiorità della pistola Colt fosse evidente, e nonostante i pessimi rapporti che si erano venuti a creare tra la Savage e il Generale Crozier, l’Esercito decise di mettere alla prova entrambe le armi, organizzando un test di adozione ufficiale, che si tenne il 10 Novembre 1910, presso l'Arsenale di Springfield. Colt partecipò alle prove con l’ultima evoluzione della M1910, la quale si scontrò con l'ultima versione migliorata della pistola Savage. Il Consiglio era presieduto dal Generale Maggiore Kenneth Morton. Entrambe le pistole furono giudicate molto valide negli esami preliminari, che includevano smontaggio e prove a fuoco di velocità e precisione. Ma la prova decisiva, quella di durata, dove era previsto che ogni esemplare sparasse ben 6000 colpi, in sessioni di 1000 colpi ciascuna, e raffreddate in acqua ogni 100 colpi sparati, non venne superata da nessuna delle due pistole.

Colt M1910
Il particolare della sicura dell’esemplare con numero di matricola 2. Si noti che è ancora presente la piastrina blocca perni sul lato destro del fusto, eliminata nella versione definitiva.
(Foto: Coltautos.com)

Entrambe le pistole furono vittime di numerosi inceppamenti, malfunzionamenti, e rotture di parti. Durante la prova dovettero sostituire 4 parti rotte della pistola Colt, mentre alla Savage dovettero sostituire ben 13 componenti. E’ interessante notare come un revolver Colt New Service M1909 calibro .45, che partecipò alla stessa prova come termine di paragone, durante i 6000 colpi ebbe solamente due malfunzionamenti, uno dei quali dovuto ad una cartuccia difettosa che era stata assemblata senza polvere.

Dopo la prova di resistenza furono eseguiti una serie di test con munizioni alterate. Entrambe le pistole hanno superato con successo questi test, ma si formò una crepa sulla canna della Colt. Per determinare la misura in cui questo nuovo guasto avrebbe compromesso le prestazioni della pistola, il Consiglio ha ordinato un secondo test di resistenza di 6000 colpi, che fu interrotto quando la canna si ruppe definitivamente. Il che avvenne solo dopo 456 colpi.

Colt M1910
Ancora un’immagine dell’esemplare con matricola numero 2. Nello smontaggio da campo si può vedere la canna, che è già nella sua versione definitiva con i risalti di chiusura parziali.
(Foto: Coltautos.com)

Nonostante la pistola Colt si fosse comportata meglio della Savage, l’Esercito decise che nessuna delle due pistole fosse ancora sufficientemente affidabile per essere adottata. Nel loro rapporto, gli Ufficiali del Consiglio elencarono le caratteristiche negative di entrambe le pistole.

“La canna della pistola Colt è progettata impropriamente, in quanto presenta un incavo non necessario vicino al punto di maggiore pressione. Il fusto non è sufficientemente forte, come dimostrato dal numero di fessurazioni. L’elevatore nel caricatore non è fatto del materiale appropriato. Le labbra del caricatore dovrebbero essere realizzate di materiale migliore per prevenirne la deformazione. Le viti delle guancette dovrebbero essere ingrandite senza aumentarne il passo per evitare che si allentino.”

“Nella pistola Savage il rinculo è eccessivamente severo, è stato particolarmente notato dagli uomini che hanno sparato durante la prova di resistenza. La leva della sicura non è protetta dal telaio, provocando un pizzicamento della mano. Ha solamente un sistema di sicurezza. Le guance non sono progettate in modo adeguato, questo ne causa la rottura, e il loro fissaggio non è sufficientemente sicuro. L'arresto dell’otturatore è estremamente difficile da azionare e non è in una posizione comoda. Il comando di sgancio del caricatore è eccessivamente difficile da azionare e il caricatore non può essere rimosso con sufficiente facilità. L'estrattore non è sufficientemente ben progettato causando un'estrazione irregolare, determinando a volte che il bossolo vuoto venga gettato indietro direttamente sulla faccia del tiratore. A causa della sua congegnazione si rompe facilmente. I caricatori non sono fatti di materiale appropriato, si deformano e provocano il blocco della pistola a seguito della loro deformazione. Il blocco di sicurezza della leva di scatto non è abbastanza forte, come indicato dal numero di rotture. Se l'estremità anteriore di questo blocco si rompesse non ci sarebbe alcuna avvisaglia e quindi la pistola potrebbe sparare tirando il grilletto senza aver prima azionato la leva della sicura. Il foro del perno del comando di sgancio del caricatore è troppo tagliente. Il grilletto richiedeva maggiore pressione di quanto crediamo opportuno.”

Il Consiglio valutò comunque che la pistola semiautomatica garantisse una sufficiente sicurezza nel porto e nell’utilizzo da parte delle truppe. Inoltre furono individuati diversi vantaggi rispetto al revolver; maggiori capacità di fuoco, velocità di ricarica, cadenza di tiro e precisione nel tiro rapido, sicurezza e comodità maggiori durante il porto, bilanciamento, facilità di maneggio ed intercambiabilità delle parti.

Il Consiglio fissò nuove prove per il 15 Marzo 1911. Da questo momento John Moses Browning, deciso a dimostrare la superiorità del suo progetto, tornò ad Hartford per controllare di persona le fasi di produzione delle pistole. Collaborò strettamente con Fred Moore, un giovane progettista della Colt, assicurandosi personalmente che ogni pistola spedita all’Esercito per le prove fosse la migliore possibile.

Alessandro (2018)

Riferimenti:

- Google Brevetti US984519

- www.sightm1911.com

- warfarehistorynetwork.com

- www.coltautos.com

- wikipedia

- www.rockislandauction.com

- www.americanrifleman.org

- rangehot.com

- Colt 1911 di Vittorio Balzi (allegato a Diana Armi n.4 Aprile 1987)

- Colt 1911 e 1911 A1 di Roberto Allara (editoriale Olimpia)

- Pistole Militari di Jan W. Hogg (Fratelli Melita Editori 1992)

- Handguns of the World di Edward C. Ezell (Stackpole Books)


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